Il Ricorso per Sequestro Probatorio: Limiti e Inammissibilità in Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33222 del 2024, offre un importante chiarimento sui limiti di ammissibilità del ricorso per sequestro probatorio. La decisione sottolinea una distinzione fondamentale nella procedura penale: quella tra “violazione di legge” e “manifesta illogicità della motivazione”. Comprendere questa differenza è cruciale per chiunque si trovi ad affrontare un provvedimento di sequestro e intenda impugnarlo davanti alla Suprema Corte. Questo caso specifico riguarda il sequestro di una somma di denaro trovata in un’abitazione insieme a sostanze stupefacenti.
I Fatti del Caso: Sequestro di Denaro e Stupefacenti
La vicenda ha origine da una perquisizione domiciliare in un appartamento condiviso da due persone. Durante l’operazione, le forze dell’ordine rinvengono, accanto al letto di uno degli inquilini, una somma di 920 euro in banconote di vario taglio e una bustina di cellophane contenente frammenti di crack. Il coinquilino era stato fermato poco prima e trovato in possesso di altra droga e denaro.
Inizialmente, l’uomo presente in casa si dichiara estraneo a qualsiasi attività di spaccio, sostenendo di dividere solo le spese di affitto con l’altro e, di conseguenza, non rivendica la proprietà del denaro sequestrato. Sulla base di questa mancata rivendicazione, il Tribunale del riesame dichiara inammissibile la sua richiesta di dissequestro per carenza di interesse.
La Difesa dell’Indagato e il Ricorso in Cassazione
Successivamente, l’indagato presenta un ricorso per sequestro probatorio in Cassazione, cambiando versione. Sostiene che il denaro fosse il frutto dei suoi risparmi, ottenuti lavorando “in nero” come venditore ambulante, e che non gli fosse stata posta alcuna domanda specifica sulla provenienza del denaro durante l’interrogatorio. La sua difesa contesta l’illogicità della motivazione del Tribunale, affermando che il denaro non era stato trovato insieme alla droga, ma in un altro mobile.
L’Analisi della Cassazione sul Ricorso per Sequestro Probatorio
La Corte di Cassazione respinge il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Il punto centrale della decisione risiede nell’interpretazione dell’art. 325 del codice di procedura penale. Questa norma stabilisce che i ricorsi contro le ordinanze in materia di sequestro preventivo o probatorio sono ammessi solo per violazione di legge.
La Suprema Corte chiarisce che nella nozione di “violazione di legge” rientrano la mancanza assoluta di motivazione o la presenza di una motivazione meramente apparente, ossia una motivazione che non consente di ricostruire l’iter logico seguito dal giudice. Tuttavia, non vi rientra la “manifesta illogicità della motivazione”, che rappresenta un vizio distinto, sindacabile in Cassazione solo tramite uno specifico motivo di ricorso (art. 606, lett. e) c.p.p.), non applicabile in questo specifico ambito cautelare reale.
Le Motivazioni della Sentenza
Le motivazioni della Corte si concentrano sulla natura delle censure mosse dal ricorrente. Egli non lamentava un’assenza di motivazione, ma ne contestava la coerenza e la logicità. Il Tribunale, infatti, aveva fornito una ragione per la sua decisione: la dichiarazione iniziale di estraneità ai fatti da parte dell’indagato implicava la non appartenenza del denaro, e quindi la sua mancanza di interesse a richiederne la restituzione.
Secondo la Cassazione, le argomentazioni della difesa, relative alla diversa collocazione del denaro e della droga o all’incoerenza della decisione rispetto ad altri elementi, attengono alla “intrinseca coerenza del ragionamento probatorio”. Si tratta di una valutazione di merito, che non può essere oggetto di esame in sede di legittimità per questa tipologia di ricorsi. La motivazione del Tribunale, per quanto forse discutibile, esisteva e non era meramente apparente.
Conclusioni: Implicazioni Pratiche
La sentenza ribadisce un principio fondamentale per gli operatori del diritto: l’impugnazione dei provvedimenti di sequestro in Cassazione è un rimedio con confini molto stretti. È essenziale che i motivi del ricorso siano rigorosamente inquadrati come “violazione di legge” nel senso stretto del termine. Contestare semplicemente la logicità o la persuasività delle argomentazioni del giudice di merito non è sufficiente e porta, come in questo caso, a una declaratoria di inammissibilità, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
È possibile contestare in Cassazione la logicità della motivazione di un’ordinanza su un sequestro probatorio?
No, il ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di sequestro probatorio è ammesso solo per “violazione di legge”. Questo non include la “manifesta illogicità” della motivazione, che è un vizio denunciabile solo tramite uno specifico motivo di ricorso non applicabile in questo contesto.
Cosa si intende per “violazione di legge” nel contesto di un ricorso contro un sequestro?
Si intende la mancanza assoluta di motivazione o la presenza di una motivazione puramente apparente, tale da non rendere comprensibile il ragionamento logico-giuridico seguito dal giudice. Non riguarda la coerenza interna o la correttezza della valutazione delle prove.
Perché il ricorso dell’indagato è stato dichiarato inammissibile in questo caso?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché le censure mosse dall’indagato non denunciavano una violazione di legge, ma contestavano la logicità e la coerenza del ragionamento del Tribunale. Tali contestazioni, relative al merito della valutazione probatoria, esulano dai poteri di controllo della Corte di Cassazione in questa specifica sede.