Ricorso per saltum: quando la Cassazione lo converte in appello
L’ordinamento processuale penale prevede diversi mezzi di impugnazione, ciascuno con presupposti e limiti specifici. Tra questi, il ricorso per saltum rappresenta uno strumento eccezionale che permette di ‘saltare’ il giudizio d’appello per arrivare direttamente in Cassazione. Una recente ordinanza della Suprema Corte (n. 24588/2024) offre un importante chiarimento sui confini di tale istituto, specificando quando un ricorso così proposto debba essere convertito in un appello ordinario.
I fatti del caso: assoluzione per detenzione di stupefacenti
Il caso trae origine da una sentenza di assoluzione emessa dal Tribunale di Ragusa nei confronti di un giovane accusato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Durante una perquisizione domiciliare, le forze dell’ordine avevano rinvenuto una quantità di marijuana sufficiente per 328 dosi, insieme a due bilancini di precisione, un coltello e carta d’alluminio. Nella sua camera da letto, inoltre, erano presenti altri tre giovani intenti a fumare.
Nonostante questi elementi, il Tribunale ha assolto l’imputato ritenendo non provata la finalità di cessione a terzi. Secondo il giudice di primo grado, non si poteva escludere che lo stupefacente fosse destinato al consumo personale di gruppo, in esecuzione di un mandato collettivo all’acquisto. A sostegno di questa tesi, il Tribunale ha valorizzato la mancata scoperta di somme di denaro nella disponibilità dell’imputato.
L’impugnazione del P.G. e i limiti del ricorso per saltum
Il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Catania, non condividendo la decisione, ha proposto ricorso immediato per cassazione, ovvero un ricorso per saltum. Le censure mosse alla sentenza erano focalizzate sul carattere illogico e contraddittorio della motivazione. In particolare, si contestava al Tribunale di non aver considerato:
- Che i presunti acquirenti non erano stati perquisiti.
- La possibilità di pagamenti con strumenti diversi dal contante.
- L’ingente quantitativo di droga, difficilmente compatibile con un consumo di gruppo così ristretto.
In sostanza, il Procuratore Generale lamentava un vizio di motivazione della sentenza, definendola “carente”, “illogica” e “contraddittoria”.
Le motivazioni della Cassazione: la conversione in appello
La Corte di Cassazione, nell’analizzare il ricorso, ha rilevato una questione procedurale dirimente. L’articolo 569, comma 3, del codice di procedura penale stabilisce che con il ricorso immediato per cassazione non possono essere proposti i motivi legati ai vizi di motivazione (previsti dall’art. 606, comma 1, lettere d ed e, c.p.p.).
Poiché le doglianze del Procuratore Generale riguardavano proprio la “mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione”, la Corte ha concluso che il mezzo di impugnazione scelto era errato. Il ricorso per saltum è uno strumento eccezionale, riservato a censure di pura violazione di legge, non a critiche sul percorso logico-argomentativo seguito dal giudice di primo grado.
Seguendo un orientamento consolidato, la Suprema Corte ha affermato che quando un ricorso per cassazione contiene motivi non consentiti per la via del “per saltum”, esso deve essere convertito nel mezzo di impugnazione ordinario, cioè l’appello.
Le conclusioni: il rinvio alla Corte d’Appello
In conclusione, la Corte di Cassazione ha disposto la conversione del ricorso in appello e la trasmissione degli atti alla Corte d’Appello di Catania per la celebrazione del giudizio di secondo grado. La decisione ribadisce un principio fondamentale: la scelta del mezzo di impugnazione non è libera, ma vincolata alla natura dei vizi che si intendono denunciare. Utilizzare il ricorso per saltum per contestare il merito della valutazione del giudice di primo grado è proceduralmente scorretto e comporta, come in questo caso, la conversione dell’atto nell’impugnazione corretta, garantendo così il rispetto del doppio grado di giurisdizione di merito.
È possibile contestare l’illogicità della motivazione di una sentenza con un ricorso per saltum?
No, l’ordinanza chiarisce che i vizi di motivazione, come l’illogicità, la carenza o la contraddittorietà, rientrando nell’ipotesi dell’art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p., non possono essere proposti con un ricorso per saltum.
Cosa succede se si propone un ricorso per saltum per motivi non consentiti?
Come stabilito dalla Corte in questo caso, il ricorso deve essere convertito in un appello ordinario e gli atti devono essere trasmessi alla Corte d’appello competente per il giudizio di secondo grado, ai sensi dell’art. 569, comma 3, c.p.p.
Qual è il principio seguito dalla Corte per decidere la conversione dell’impugnazione?
La Corte segue l’orientamento costante secondo cui, qualora l’impugnazione proposta sia quella eccezionale del ricorso “per saltum”, si deve interpretare la volontà della parte e, in caso di dubbio, privilegiare il tipo ordinario di gravame, ossia l’appello.