Ricorso per cassazione personale: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 15720 del 2024, ha ribadito un principio fondamentale della procedura penale post-riforma Orlando: il ricorso per cassazione personale presentato dall’imputato o dal condannato è inammissibile. Questa pronuncia offre l’occasione per chiarire i requisiti formali necessari per adire il massimo organo della giurisdizione italiana, sottolineando le significative modifiche introdotte dalla Legge n. 103 del 2017.
I Fatti del Caso
Un soggetto, condannato e sottoposto a una misura di sicurezza, si era visto rigettare dal Tribunale di Sorveglianza di L’Aquila l’istanza di differimento della misura per motivi di salute. Avverso tale decisione, il condannato decideva di agire in autonomia, proponendo personalmente ricorso alla Corte di Cassazione.
La Decisione della Corte: il ricorso per cassazione personale e l’inammissibilità
La Suprema Corte, senza entrare nel merito della questione sanitaria, ha dichiarato il ricorso immediatamente inammissibile. La decisione si fonda su un presupposto procedurale ormai consolidato, introdotto dalla cosiddetta Riforma Orlando (Legge n. 103/2017), entrata in vigore il 3 agosto 2017.
Sia il provvedimento impugnato (datato 5 dicembre 2023) sia il ricorso erano successivi a tale data, rendendo pienamente applicabile la nuova disciplina.
Le Motivazioni della Suprema Corte
La Corte ha spiegato che la Legge n. 103 del 2017 ha modificato in modo sostanziale gli articoli 571 e 613 del codice di procedura penale. La nuova normativa ha escluso la facoltà dell’imputato (e quindi anche del condannato) di proporre personalmente ricorso per cassazione. La legge prevede ora, a pena di inammissibilità, che l’atto sia sottoscritto da difensori iscritti nell’albo speciale della Corte di cassazione.
Questo requisito non è un mero formalismo, ma mira a garantire un’adeguata professionalità e tecnicità nell’impugnazione davanti al giudice di legittimità, il cui compito è verificare la corretta applicazione della legge e non riesaminare i fatti. La Corte ha inoltre richiamato la sentenza delle Sezioni Unite n. 8914 del 2017, che ha definitivamente cristallizzato questo principio, confermando l’obbligatorietà del patrocinio di un avvocato cassazionista.
Le Conclusioni
Le conseguenze della declaratoria di inammissibilità sono state duplici e gravose per il ricorrente. In primo luogo, è stato condannato al pagamento delle spese processuali. In secondo luogo, è stato condannato a versare la somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. Questa ulteriore sanzione viene irrogata quando, come in questo caso, non si possono escludere profili di colpa nel proporre un’impugnazione palesemente non consentita dalla legge vigente. La decisione riafferma con forza che l’accesso alla Corte di Cassazione è un percorso tecnico che richiede necessariamente l’assistenza di un legale specializzato, escludendo qualsiasi possibilità di ‘fai da te’ processuale.
Un condannato può presentare personalmente un ricorso per cassazione?
No. A seguito della Legge n. 103 del 2017, il ricorso per cassazione deve essere obbligatoriamente sottoscritto da un difensore iscritto nell’albo speciale della Corte di cassazione, a pena di inammissibilità.
Qual è la conseguenza di un ricorso per cassazione personale presentato dopo il 3 agosto 2017?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile. Ciò comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Perché il ricorrente è stato condannato anche a pagare una somma alla Cassa delle ammende?
La condanna alla sanzione pecuniaria segue alla dichiarazione di inammissibilità quando non è possibile escludere profili di colpa da parte del ricorrente nel proporre un’impugnazione non consentita dalla legge.