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Ricorso inammissibile: quando si contesta il merito

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per invasione di terreni. La Corte ha stabilito che i ricorrenti, pur lamentando un vizio di motivazione, stavano in realtà tentando di ottenere una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 39117 Anno 2025
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Pubblicato il 29 dicembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: Quando l’Appello Contesta il Merito e non la Legittimità

L’ordinanza in esame della Corte di Cassazione offre un’importante lezione sui confini del giudizio di legittimità, chiarendo perché un ricorso inammissibile viene dichiarato tale quando, dietro la parvenza di una censura formale, si cela un tentativo di rimettere in discussione la valutazione dei fatti operata dai giudici di merito. Il caso riguarda un appello contro una condanna per i reati di invasione di terreni o edifici, ma i principi espressi hanno una valenza generale per chiunque intenda presentare ricorso alla Suprema Corte.

I Fatti di Causa

Due individui, condannati dalla Corte d’appello di una grande città italiana per i reati previsti dagli articoli 633 e 639-bis del codice penale, hanno presentato un ricorso congiunto in Cassazione. L’unico motivo di doglianza sollevato era il presunto ‘vizio di motivazione’ della sentenza impugnata. Secondo i ricorrenti, la decisione della Corte d’appello si basava su una valutazione errata delle prove raccolte dalle autorità, contestando di fatto la ricostruzione dei fatti che aveva portato alla loro condanna.

La Decisione della Corte e il Ricorso Inammissibile

La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile con una motivazione netta e precisa. La Suprema Corte ha rilevato come il ricorso fosse manifestamente infondato e formulato in termini non consentiti davanti al giudice di legittimità. Sebbene i ricorrenti avessero formalmente etichettato la loro censura come ‘vizio di motivazione’, in realtà stavano chiedendo alla Cassazione di effettuare una nuova e diversa valutazione del materiale probatorio, un’attività che esula completamente dalle sue competenze.

Distinzione tra Legittimità e Merito nel Ricorso Inammissibile

Il cuore della decisione risiede nella fondamentale distinzione tra il sindacato di legittimità e il giudizio di merito. La Corte di Cassazione non è un ‘terzo grado’ di giudizio dove si possono riesaminare i fatti. Il suo compito è esclusivamente quello di verificare la corretta applicazione delle norme di diritto e la coerenza logica della motivazione della sentenza impugnata. Contestare ‘lo spessore probatorio’ di quanto emerso dagli accertamenti significa entrare nel merito della vicenda, un terreno riservato ai giudici dei primi due gradi di giudizio.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte ha sottolineato due aspetti cruciali. In primo luogo, ha smascherato la strategia dei ricorrenti, evidenziando come le loro censure fossero ‘estranee al sindacato di legittimità’. Non stavano indicando una contraddizione o un’illogicità nel ragionamento della Corte d’appello, ma semplicemente il loro disaccordo con le conclusioni tratte dai giudici sulla base delle prove.

In secondo luogo, la Cassazione ha validato l’operato della Corte territoriale. Quest’ultima, richiamando per relationem la sentenza di primo grado, aveva costruito una motivazione ‘lineare e non illogica’, spiegando adeguatamente le ragioni di fatto e di diritto a sostegno della condanna. La Corte d’appello aveva correttamente individuato tutti gli elementi costitutivi dei reati contestati, come indicato nella stessa sentenza impugnata. Di fronte a una motivazione così strutturata, il ricorso si è rivelato privo di qualsiasi fondamento giuridico, portando inevitabilmente alla sua inammissibilità e alla condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.

Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche

Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale del nostro sistema processuale: il ricorso in Cassazione deve essere uno strumento tecnico, finalizzato a denunciare specifici errori di diritto e non un’ulteriore occasione per discutere la ricostruzione dei fatti. Chi intende adire la Suprema Corte deve formulare censure precise, che attacchino la logica giuridica della sentenza impugnata, evitando di trasformare il ricorso in un appello mascherato. In caso contrario, il risultato sarà, come in questo caso, una declaratoria di inammissibilità con conseguente aggravio di spese.

Per quale motivo il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché, pur lamentando formalmente un vizio di motivazione, in realtà contestava la valutazione delle prove e dei fatti operata dai giudici di merito, un tipo di censura che esula dal sindacato di legittimità della Corte di Cassazione.

Cosa significa che la Corte territoriale ha motivato ‘per relationem’?
Significa che la Corte d’appello ha basato la propria motivazione richiamando e facendo propria quella della sentenza di primo grado, ritenendola completa, lineare e logica, senza la necessità di ripeterla integralmente.

Quali sono state le conseguenze per i ricorrenti della dichiarazione di inammissibilità?
I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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