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Ricorso inammissibile: quando riproporre i fatti

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché il ricorrente si è limitato a riproporre le stesse questioni di fatto già valutate e respinte dalla Corte d’Appello. La pronuncia ribadisce che il giudice di legittimità non può riesaminare le prove, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. A seguito della dichiarazione di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 38963 Anno 2025
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Pubblicato il 28 dicembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso inammissibile: non basta riproporre i fatti

Quando si impugna una sentenza davanti alla Corte di Cassazione, non è sufficiente essere convinti della propria innocenza. È fondamentale comprendere la natura e i limiti del giudizio di legittimità. Una recente ordinanza della Suprema Corte ci offre un chiaro esempio delle conseguenze di un ricorso inammissibile, fondato sulla mera riproposizione di argomenti di fatto già esaminati nei gradi di merito. L’esito non è solo una sconfitta processuale, ma anche una condanna economica per il ricorrente.

Il Caso in Esame: La Riproposizione dei Motivi di Appello

Nel caso specifico, un imputato condannato dalla Corte d’Appello ha presentato ricorso in Cassazione. Le sue censure riguardavano l’attribuzione a suo carico dell’utilizzo di un’utenza telefonica, della titolarità di una carta prepagata e dell’apertura di un conto corrente presso un istituto bancario. In sostanza, il ricorrente ha ripresentato alla Suprema Corte le medesime doglianze già sollevate e respinte nel giudizio di secondo grado, sostenendo che la motivazione dei giudici d’appello fosse viziata.

I Limiti del Giudizio di Legittimità: perché il ricorso è inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando un errore di fondo nell’impostazione difensiva. Il ricorrente, infatti, non ha lamentato un vizio di legge, ma ha tentato di ottenere una nuova e diversa valutazione degli elementi di prova, un’operazione preclusa al giudice di legittimità.

Il Divieto di Rivalutazione del Fatto

La Suprema Corte non è un “terzo grado” di giudizio dove si possono riesaminare i fatti. Il suo compito, come “giudice di legittimità”, è verificare che i giudici di merito abbiano applicato correttamente la legge e abbiano motivato la loro decisione in modo logico e non contraddittorio. Presentare un ricorso che propone una diversa lettura delle prove, come il cosiddetto “travisamento del fatto”, senza dimostrare un errore palese e decisivo del giudice, si traduce in una richiesta di rivalutazione del merito. Come chiarito dalla Corte, tale attività è inammissibile, poiché il giudice di legittimità può solo verificare se un mezzo di prova esista e se il suo risultato sia quello indicato in sentenza, non può esprimere un proprio giudizio sulla sua attendibilità.

La Tardività della Memoria di Replica

Ad aggravare la posizione del ricorrente è intervenuta anche la presentazione di una memoria difensiva oltre i termini di legge. La normativa processuale (art. 611, comma 1, cod. proc. pen.) stabilisce un termine di quindici giorni liberi prima dell’udienza per il deposito di memorie. Nel caso di specie, la memoria è stata depositata tardivamente e, per di più, è stata definita “di replica” senza che vi fossero memorie di altre parti a cui replicare. Questo ulteriore vizio procedurale ne ha determinato l’inammissibilità.

Le Motivazioni della Cassazione

La Corte ha motivato la sua decisione sulla base di principi consolidati. Il ricorso è stato giudicato inammissibile perché le censure riproducevano le stesse osservazioni di merito già affrontate e risolte dalla Corte di Appello con una motivazione logica e coerente. I giudici hanno sottolineato che, di fronte a una motivazione adeguata, il tentativo di sostituire la valutazione del giudice di merito con quella della parte è destinato a fallire in sede di legittimità. La Corte ha inoltre rilevato la colpa del ricorrente nella determinazione della causa di inammissibilità, un fattore decisivo per l’applicazione della sanzione pecuniaria.

Le Conclusioni: Conseguenze Pratiche di un Ricorso Inammissibile

La declaratoria di ricorso inammissibile non è priva di conseguenze. Ai sensi dell’art. 616 del codice di procedura penale, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento. Inoltre, ravvisando profili di colpa nel suo operato, la Corte lo ha condannato al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa pronuncia serve da monito: il ricorso in Cassazione deve essere fondato su vizi di legittimità specifici e non può trasformarsi in un pretesto per ridiscutere all’infinito i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio.

È possibile presentare in Cassazione le stesse argomentazioni già respinte in Appello?
No, se si tratta di una mera richiesta di rivalutazione dei fatti. Il ricorso è inammissibile se ripropone le stesse osservazioni di merito già puntualmente affrontate e risolte dalla Corte di Appello con motivazione logica e non contraddittoria, poiché il giudice di legittimità non può sostituire la propria valutazione a quella del giudice di merito.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso dichiarato inammissibile?
La declaratoria di inammissibilità, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen., comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. Inoltre, qualora la Corte ravvisi profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, può condannare il ricorrente anche al pagamento di una somma pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.

Qual è il termine per depositare memorie difensive prima dell’udienza in Cassazione?
Il termine per il deposito di memorie e motivi nuovi è fissato, dall’art. 611, comma 1, del codice di procedura penale, in quindici giorni liberi prima della data dell’udienza. Il mancato rispetto di questo termine perentorio comporta l’inammissibilità della memoria stessa.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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