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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico

La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un’imputata condannata per guida in stato di ebbrezza con incidente. Il motivo è che l’atto di ricorso si limitava a ripetere le stesse doglianze del precedente appello, senza confrontarsi specificamente con le motivazioni della sentenza di secondo grado. La Corte ha ribadito che l’impugnazione deve essere una critica argomentata e puntuale della decisione contestata.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 19413 Anno 2024
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Pubblicato il 1 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: La Cassazione Spiega i Requisiti di Specificità

Presentare un ricorso in Cassazione è l’ultimo grado di giudizio nel nostro ordinamento, ma per accedervi è necessario rispettare requisiti formali e sostanziali molto stringenti. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale: un ricorso che si limita a ripetere le argomentazioni già esposte in appello, senza un confronto critico con la sentenza di secondo grado, è destinato a essere dichiarato un ricorso inammissibile. Questa decisione offre spunti cruciali sulla corretta redazione degli atti di impugnazione.

Il Caso: Dalla Condanna per Guida in Stato di Ebbrezza al Ricorso in Cassazione

La vicenda processuale ha origine dalla condanna di un’imputata per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall’aver provocato un incidente stradale (art. 186, commi 2 lett. c, 2-bis e 2-sexies del Codice della Strada). La pena inflitta era di quattro mesi di arresto e 2.000 euro di ammenda. La Corte d’Appello, pur concedendo il beneficio della non menzione nel casellario giudiziale, confermava nel resto la sentenza di primo grado.

Contro questa decisione, la difesa presentava ricorso per cassazione, sollevando un unico motivo: la motivazione della sentenza d’appello sarebbe stata omessa, contraddittoria e illogica riguardo alla sussistenza dell’aggravante dell’incidente stradale. In particolare, si lamentava la mancanza di un adeguato accertamento sulla dinamica del sinistro e sul nesso di strumentalità tra lo stato di ebbrezza e l’evento.

I Motivi del Ricorso Inammissibile: Perché Ripetere gli Argomenti Non Funziona

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, non entrando nel merito della questione sollevata. La ragione di tale decisione risiede in un principio cardine del diritto processuale: la specificità dei motivi di impugnazione. I giudici hanno osservato che il ricorso non faceva altro che reiterare le medesime considerazioni critiche già espresse nell’atto di appello avverso la sentenza di primo grado.

In pratica, la difesa non si era confrontata con la motivazione resa dalla Corte d’Appello, ma si era limitata a riproporre le vecchie doglianze. Questo comportamento processuale vanifica la funzione stessa dell’impugnazione.

La Funzione Tipica dell’Impugnazione secondo la Corte

Citando la propria consolidata giurisprudenza, la Cassazione ha ricordato che la funzione tipica dell’impugnazione è quella della “critica argomentata avverso il provvedimento cui si riferisce”. Un atto di impugnazione, per essere ammissibile, deve contenere:

  1. Ragioni di diritto specifiche: indicare le norme che si assumono violate.
  2. Elementi di fatto a supporto: fornire gli elementi concreti che sostengono la richiesta.
  3. Confronto puntuale: analizzare le argomentazioni della sentenza impugnata e spiegare perché sono errate.

Se un ricorso, come nel caso di specie, ignora completamente la motivazione della decisione che contesta, perde la sua funzione e si destina inevitabilmente all’inammissibilità.

Le motivazioni

La Corte di Cassazione ha motivato la sua decisione sottolineando che un ricorso che riproduce e reitera gli stessi motivi già presentati in appello e motivatamente respinti in secondo grado, senza confrontarsi criticamente con gli argomenti della nuova sentenza, è da considerarsi generico. L’atto di impugnazione si era limitato a lamentare una presunta carenza o illogicità della motivazione in maniera astratta, senza però analizzare e contestare il percorso logico-giuridico seguito dalla Corte d’Appello per confermare la sussistenza dell’aggravante. Venendo meno in radice la funzione di critica argomentata, l’unica conseguenza possibile per il ricorso era la sua inammissibilità.

Le conclusioni

La pronuncia in esame rappresenta un importante monito per gli operatori del diritto. La redazione di un atto di impugnazione richiede un lavoro di analisi puntuale e critica della sentenza che si intende contestare. Non è sufficiente riproporre argomenti già spesi, ma è indispensabile “smontare” la motivazione del giudice precedente, evidenziandone le specifiche falle logiche o giuridiche. In caso contrario, il rischio concreto non è solo il rigetto nel merito, ma una preliminare declaratoria di inammissibilità, con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, come avvenuto nel caso di specie con la condanna al pagamento di 3.000 euro.

Per quale motivo un ricorso per cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso è dichiarato inammissibile se, invece di confrontarsi criticamente con le motivazioni della sentenza impugnata, si limita a riproporre le stesse argomentazioni già presentate nel precedente grado di giudizio, risultando così generico e privo della necessaria specificità.

Qual è la funzione principale di un atto di impugnazione secondo la Cassazione?
La funzione tipica dell’impugnazione è quella della critica argomentata avverso il provvedimento che si contesta. Ciò significa che deve contenere un confronto puntuale con le argomentazioni della decisione, indicando le specifiche ragioni di diritto e gli elementi di fatto che sostengono la richiesta di riforma.

Quali sono le conseguenze economiche della dichiarazione di inammissibilità del ricorso?
A seguito della dichiarazione di inammissibilità, la legge prevede la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro, in questo caso fissata in 3.000,00 euro, in favore della Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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