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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico

La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché l’imputato si era limitato a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza confrontarsi criticamente con la motivazione della sentenza impugnata. Il caso riguardava una condanna per violazione del Codice della Strada, ma il principio affermato ha valenza generale: un’impugnazione non può essere una mera ripetizione, ma deve contenere una critica argomentata e specifica al provvedimento contestato. La decisione sottolinea l’importanza della specificità dei motivi di ricorso.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 34307 Anno 2024
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Pubblicato il 14 gennaio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: La Cassazione Ribadisce i Criteri di Specificità

Quando si presenta un’impugnazione, non è sufficiente dissentire dalla decisione del giudice. È fondamentale articolare una critica puntuale e argomentata. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito, ancora una volta, che la mera riproposizione dei motivi già respinti in appello conduce inevitabilmente a un ricorso inammissibile. Questo principio, sebbene applicato a un caso specifico, delinea una regola fondamentale della procedura penale.

I Fatti del Caso

Il caso trae origine dalla condanna di un individuo, confermata in secondo grado dalla Corte di Appello di L’Aquila, per un reato previsto dal Codice della Strada. La pena inflitta era di sei mesi di arresto e 3.000,00 euro di ammenda. L’imputato, tramite il suo difensore, ha proposto ricorso per cassazione, basandosi su un unico motivo: l’illogicità della motivazione della sentenza d’appello in merito alla prova della recidiva nel biennio. In sostanza, la difesa contestava il modo in cui i giudici avevano accertato la reiterazione del reato entro un determinato arco temporale.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione non è entrata nel merito della questione sollevata (la recidiva), ma si è fermata a un livello preliminare, quello procedurale. I giudici hanno rilevato che il ricorso non faceva altro che ripetere le stesse critiche già avanzate nell’atto di appello, critiche alle quali la Corte territoriale aveva già fornito una risposta congrua e logica. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di 3.000,00 euro alla Cassa delle ammende.

Le Motivazioni del Ricorso Inammissibile

La Corte ha basato la sua decisione su un principio consolidato nella giurisprudenza. La funzione essenziale di qualsiasi impugnazione è quella di svolgere una critica argomentata avverso il provvedimento che si contesta. Questo significa che l’atto di ricorso deve confrontarsi direttamente e puntualmente con le argomentazioni della sentenza impugnata, indicando in modo specifico le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che ne giustificano la censura.

La Funzione Critica dell’Impugnazione

Secondo la Cassazione, il contenuto essenziale di un atto di impugnazione è il confronto puntuale con le motivazioni della decisione contestata. Non è sufficiente esprimere un generico dissenso. L’appellante deve spiegare perché le ragioni del giudice non sono corrette, evidenziando vizi logici o errori nell’applicazione della legge. Se il motivo di ricorso non si confronta con la motivazione della sentenza, perde la sua unica funzione e si destina all’inammissibilità.

La Genericità dei Motivi Proposti

Nel caso di specie, il ricorso è stato giudicato generico proprio perché si è limitato a riproporre le medesime doglianze dell’appello, senza analizzare e criticare le risposte fornite dalla Corte di Appello. Questo comportamento processuale equivale a ignorare la decisione di secondo grado, presentando alla Cassazione un atto che, di fatto, avrebbe potuto essere scritto prima ancora della pubblicazione della sentenza impugnata. È, pertanto, inammissibile un ricorso che si limita a lamentare una presunta carenza o illogicità della motivazione in maniera generica, senza un confronto critico specifico.

Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche

Questa ordinanza offre un’importante lezione pratica per chiunque si approcci a un’impugnazione, specialmente in sede di legittimità. Per evitare una declaratoria di ricorso inammissibile, è cruciale che l’atto non sia una semplice fotocopia dei motivi di appello. È necessario studiare a fondo la motivazione della sentenza di secondo grado e costruire i motivi di ricorso come una critica specifica e ragionata a quelle argomentazioni. In caso contrario, il rischio non è solo quello di vedere respinta la propria istanza, ma anche di essere condannati al pagamento di ingenti spese processuali e sanzioni pecuniarie.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché si limitava a reiterare le stesse considerazioni critiche già espresse nell’atto di appello, senza confrontarsi in modo specifico e argomentato con la motivazione della sentenza impugnata, che aveva già risposto a tali doglianze.

Qual è la funzione tipica di un atto di impugnazione secondo la Corte?
Secondo la Corte, la funzione tipica dell’impugnazione è quella della critica argomentata avverso il provvedimento cui si riferisce. Tale critica deve realizzarsi attraverso motivi che indichino specificamente le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che sorreggono la richiesta, confrontandosi puntualmente con le argomentazioni della decisione contestata.

Quali sono le conseguenze per il ricorrente quando un ricorso viene dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso viene dichiarato inammissibile, il ricorrente è condannato per legge al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, che in questo caso è stata fissata in 3.000,00 euro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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