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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da cinque individui condannati per reati legati agli stupefacenti. I motivi sono stati giudicati generici, non specifici e meramente ripetitivi di argomenti già esaminati, portando alla conferma della condanna e al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 41295 Anno 2024
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Pubblicato il 8 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso inammissibile: la Cassazione chiarisce i requisiti di specificità

Un recente provvedimento della Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale del diritto processuale penale: un ricorso inammissibile è la conseguenza diretta della presentazione di motivi generici, che non si confrontano criticamente con la decisione impugnata. Questa ordinanza offre un’analisi chiara dei criteri che rendono un’impugnazione inefficace, portando non solo al rigetto, ma anche a conseguenze economiche per i ricorrenti. Analizziamo insieme la vicenda e i principi affermati dalla Suprema Corte.

I fatti del caso

Cinque persone sono state condannate dalla Corte d’Appello per plurimi episodi di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, in particolare eroina. I fatti, sebbene gravi, erano stati riqualificati dalla Corte in un’ipotesi di minore entità prevista dall’art. 73, comma 5, del Testo Unico Stupefacenti. Tuttavia, la Corte d’Appello aveva escluso la concessione delle circostanze attenuanti generiche.

Avverso tale decisione, tutti e cinque gli imputati hanno proposto ricorso per Cassazione, sollevando diverse censure:

  • Mancanza di motivazione sulla misura della pena.
  • Mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche.
  • Contestazione della responsabilità penale per alcuni episodi di cessione.
  • Errata valutazione sulla destinazione allo spaccio della sostanza acquistata.

La valutazione del ricorso inammissibile da parte della Corte

La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi e li ha dichiarati tutti manifestamente infondati e, di conseguenza, inammissibili. I giudici hanno sottolineato come i motivi presentati fossero generici, privi di un reale confronto con le argomentazioni della sentenza d’appello e non supportati da una critica necessaria e puntuale. In sostanza, i ricorrenti si sono limitati a riproporre le stesse difese già esaminate e respinte nei gradi di merito, senza individuare vizi logici o giuridici specifici nella decisione impugnata.

Il Collegio ha evidenziato la coerenza e la logicità del ragionamento del giudice d’appello, sia nella determinazione della pena (fissata su valori medio-minimi), sia nell’esclusione delle attenuanti generiche. La Corte d’Appello aveva infatti correttamente bilanciato gli elementi a disposizione, ritenendo che la pluralità e la gravità dei fatti contestati prevalessero su eventuali profili di meritevolezza.

Le motivazioni della decisione

La motivazione centrale dell’ordinanza si fonda sul principio, consolidato anche dalle Sezioni Unite della Cassazione (sentenza Galtelli del 2016), secondo cui un ricorso è inammissibile quando è privo di un’analisi critica della decisione impugnata. Non è sufficiente dissentire dalla valutazione del giudice di merito; è necessario dimostrare perché quella valutazione sia illogica, contraddittoria o in violazione di legge.

Nel caso di specie, le argomentazioni difensive sono state giudicate meramente assertive e ripropositive. La Corte ha inoltre specificato che le censure relative alla responsabilità penale si basavano su una rilettura dei fatti già adeguatamente vagliati in appello, il cui giudizio poggiava solidamente sul contenuto di intercettazioni telefoniche e altre prove. Poiché la valutazione del merito è preclusa al giudice di legittimità, e non essendo stati ravvisati vizi di motivazione, i ricorsi non potevano che essere respinti.

Le conclusioni

La dichiarazione di inammissibilità ha comportato, ai sensi dell’art. 616 del codice di procedura penale, la condanna di ciascun ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa decisione serve da monito sull’importanza di redigere atti di impugnazione specifici e tecnicamente fondati. Un ricorso generico non solo è destinato al fallimento, ma espone anche a sanzioni economiche, confermando l’idea che l’accesso alla giustizia deve essere esercitato con serietà e cognizione di causa.

Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Secondo la decisione, un ricorso è inammissibile quando i motivi sono manifestamente infondati, generici, privi di un confronto critico con la decisione impugnata e si limitano a riproporre argomenti già esaminati e respinti dal giudice precedente.

Perché non sono state concesse le circostanze attenuanti generiche agli imputati?
La Corte ha ritenuto che non vi fossero profili di meritevolezza sufficienti per concedere il beneficio, considerando gli argomenti difensivi recessivi rispetto alla pluralità, gravità ed offensività dei fatti contestati.

Quali sono le conseguenze per chi presenta un ricorso inammissibile?
Chi presenta un ricorso dichiarato inammissibile viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, come previsto dall’art. 616 del codice di procedura penale. In questo caso, la somma è stata fissata in tremila euro per ciascun ricorrente.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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