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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico

La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per rapina impropria. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi, che riproponevano questioni già respinte in appello, e sulla mancata deduzione della richiesta di sospensione condizionale della pena nel precedente grado di giudizio. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 39865 Anno 2024
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Pubblicato il 5 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: La Cassazione Sottolinea l’Importanza della Specificità dei Motivi

L’ordinanza in esame offre un’importante lezione sulla procedura penale, evidenziando come la mancanza di specificità nei motivi di impugnazione conduca inevitabilmente a una declaratoria di ricorso inammissibile. Con la decisione numero 39865 del 2024, la Corte di Cassazione ha ribadito principi consolidati, cruciali per chiunque si approcci a un giudizio di legittimità. Analizziamo i dettagli del caso e le ragioni che hanno portato a questa conclusione.

I Fatti del Caso

Una persona era stata condannata nei gradi di merito per il reato di rapina impropria consumata. Decidendo di contestare la sentenza della Corte d’Appello, proponeva ricorso per cassazione, lamentando tre aspetti principali: il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche in prevalenza sulle aggravanti, l’errata qualificazione giuridica del fatto come reato consumato anziché tentato, e infine la mancata concessione della sospensione condizionale della pena.

La Decisione della Corte e il Concetto di Ricorso Inammissibile

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile. La ragione principale risiede nella natura stessa dei motivi presentati, giudicati generici e meramente riproduttivi di censure già esaminate e respinte con argomentazioni logiche e giuridiche dalla Corte d’Appello.

La Genericità dei Motivi di Impugnazione

Il primo punto su cui la Corte si è soffermata è la mancanza di specificità. La ricorrente si era limitata a contestare genericamente la valutazione del giudice di merito, senza un reale confronto critico con le motivazioni della sentenza impugnata. La Corte d’Appello aveva già spiegato perché le attenuanti non potessero essere concesse in misura prevalente (data la violenza dell’aggressione) e perché il reato fosse da considerarsi consumato (essendoci stato l’impossessamento del denaro). Riproporre le stesse argomentazioni senza contestare specificamente il ragionamento del giudice precedente rende il ricorso inammissibile.

La Questione della Sospensione Condizionale della Pena

Un altro aspetto decisivo riguarda la richiesta di sospensione condizionale della pena. La Cassazione ha rilevato che questa richiesta non era stata presentata come motivo di appello nel precedente grado di giudizio. La legge (art. 606, comma 3, cod. proc. pen.) vieta di dedurre in Cassazione motivi non proposti in appello. Inoltre, la giurisprudenza consolidata afferma che l’imputato non può lamentare in sede di legittimità la mancata concessione d’ufficio (ex officio) del beneficio se non lo aveva richiesto nel corso del giudizio di merito. Questo errore procedurale ha reso la doglianza, anche su questo punto, inammissibile.

Le Motivazioni della Decisione

La motivazione della Corte si fonda su due pilastri del diritto processuale penale. Il primo è l’articolo 591, comma 1, lettera c) del codice di procedura penale, che sancisce l’inammissibilità dell’impugnazione per la mancanza di specificità dei motivi. Un ricorso è specifico solo quando instaura una correlazione diretta tra le ragioni della decisione impugnata e le critiche che vengono mosse. Non basta dissentire, occorre spiegare perché il ragionamento del giudice precedente sarebbe errato. Il secondo pilastro è il principio devolutivo dell’appello e il divieto di introdurre nuove questioni nel giudizio di legittimità. La Cassazione non è un terzo grado di merito, ma un giudice della legittimità delle decisioni precedenti. Pertanto, non può esaminare questioni che non sono state sottoposte al giudice d’appello.

Conclusioni e Implicazioni Pratiche

Questa ordinanza ribadisce un messaggio chiaro: la preparazione di un ricorso per cassazione richiede rigore tecnico e precisione. Non è sufficiente riproporre le argomentazioni già sconfitte, ma è necessario un confronto critico e puntuale con la motivazione della sentenza che si intende impugnare. Inoltre, ogni richiesta, come quella relativa alla sospensione condizionale della pena, deve essere tempestivamente avanzata nei gradi di merito. In caso contrario, le conseguenze sono severe: il ricorso viene dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, come avvenuto nel caso di specie con un versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché mancava di specificità. I motivi erano una semplice riproposizione di argomenti già esaminati e respinti dalla Corte d’Appello, senza un confronto critico con le motivazioni della sentenza impugnata.

È possibile chiedere la sospensione condizionale della pena per la prima volta in Cassazione?
No. Secondo la decisione, la richiesta di sospensione condizionale della pena non può essere avanzata per la prima volta in Cassazione se non è stata formulata come specifico motivo di appello nel precedente grado di giudizio, come previsto dal codice di procedura penale.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile?
Le conseguenze principali sono che la Corte non esamina il merito della questione e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro a favore della Cassa delle ammende, che in questo caso è stata fissata in tremila euro.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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