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Ricorso inammissibile: quando la pena non si discute

La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per bancarotta fraudolenta. Il motivo del ricorso, incentrato sulla determinazione della pena, è stato ritenuto manifestamente infondato e generico. Secondo la Corte, la graduazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito se adeguatamente motivata. La genericità dei motivi ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 40035 Anno 2025
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Pubblicato il 31 dicembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: La Cassazione e i Limiti alla Critica sulla Pena

Quando si impugna una sentenza di condanna, è fondamentale che i motivi del ricorso siano specifici e ben argomentati. Un recente provvedimento della Corte di Cassazione ci ricorda le conseguenze di un ricorso inammissibile, specialmente quando si contesta la discrezionalità del giudice nella determinazione della pena. La Suprema Corte, con l’ordinanza del 19/11/2025, ha respinto l’appello di un imprenditore condannato per bancarotta fraudolenta, sottolineando principi consolidati in materia di procedura penale.

I Fatti del Caso

Un soggetto, condannato in secondo grado dalla Corte di Appello per il reato di bancarotta fraudolenta, decideva di presentare ricorso per Cassazione. L’unico motivo di doglianza sollevato riguardava un presunto vizio di motivazione nella determinazione della pena. In sostanza, il ricorrente contestava il modo in cui il giudice di merito aveva esercitato il proprio potere discrezionale nel quantificare la sanzione da applicare, inclusi gli aumenti per le aggravanti e le diminuzioni per le attenuanti.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questa decisione non è entrata nel merito della colpevolezza dell’imputato, ormai confermata, ma si è concentrata esclusivamente sulla validità del motivo di ricorso presentato. La conseguenza diretta di tale declaratoria è stata la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Le Motivazioni: la genericità del ricorso inammissibile

La Corte ha fondato la sua decisione su due pilastri argomentativi principali.

In primo luogo, ha ribadito un principio giurisprudenziale consolidato: la graduazione della pena rientra nella piena discrezionalità del giudice di merito. Tale potere deve essere esercitato nel rispetto dei principi stabiliti dagli articoli 132 e 133 del codice penale, che elencano i criteri guida (gravità del reato, capacità a delinquere del colpevole). Se il giudice fornisce una motivazione congrua e logica per la sua scelta, come avvenuto nel caso di specie secondo la Cassazione, tale valutazione non può essere messa in discussione in sede di legittimità.

In secondo luogo, e in modo ancora più netto, il ricorso è stato giudicato generico e indeterminato. La legge, in particolare l’articolo 581, comma 1, lettera c) del codice di procedura penale, richiede che i motivi di impugnazione indichino specificamente le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che sorreggono ogni richiesta. Nel caso esaminato, il ricorrente non ha indicato gli elementi specifici della motivazione che riteneva errati, limitandosi a una critica generica. Questo ha impedito alla Corte di Cassazione di individuare i rilievi mossi e di esercitare il proprio controllo, rendendo di fatto il ricorso inammissibile.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche

Questa ordinanza offre un importante monito pratico: impugnare una sentenza, soprattutto dinanzi alla Corte di Cassazione, richiede un’elevata precisione tecnica. Non è sufficiente manifestare un generico dissenso verso la decisione del giudice. È indispensabile articolare critiche puntuali, specifiche e fondate su precisi vizi di legge o di motivazione. Un ricorso formulato in modo vago non solo è destinato al fallimento, ma comporta anche ulteriori conseguenze economiche per il ricorrente, che si vedrà condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La specificità dei motivi non è un mero formalismo, ma un requisito essenziale per garantire la funzionalità del sistema delle impugnazioni.

Quando un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso è dichiarato inammissibile quando è manifestamente infondato o quando è generico e indeterminato, ovvero non indica in modo specifico gli elementi e le ragioni di diritto su cui si basa la critica alla sentenza impugnata, violando i requisiti prescritti dall’art. 581, comma 1, lett. c) del codice di procedura penale.

È possibile contestare in Cassazione la misura della pena decisa da un giudice?
Sì, ma solo se si denuncia un vizio di motivazione logico e coerente. La semplice contestazione della scelta discrezionale del giudice non è un motivo valido se la sentenza ha fornito una giustificazione adeguata basata sui criteri legali degli artt. 132 e 133 del codice penale.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile?
La dichiarazione di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, che nel caso specifico è stata fissata in tremila euro.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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