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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici

Un soggetto, condannato per furto aggravato, presenta ricorso in Cassazione lamentando un’errata qualificazione giuridica. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile poiché i motivi sono generici, privi di critica specifica alla sentenza impugnata e meramente dilatori. Di conseguenza, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 23785 Anno 2024
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Pubblicato il 28 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: La Cassazione e i Motivi Generici

Presentare ricorso alla Corte di Cassazione rappresenta l’ultimo grado di giudizio nel nostro ordinamento, ma l’accesso a questa fase non è incondizionato. È fondamentale che i motivi di ricorso siano specifici, pertinenti e critici verso la decisione impugnata. Un’ordinanza recente della Suprema Corte ci offre un chiaro esempio di come la genericità delle doglianze conduca inevitabilmente a una declaratoria di ricorso inammissibile, con conseguenze economiche per il proponente. Analizziamo il caso per comprendere i principi applicati.

I Fatti del Caso

La vicenda processuale ha origine da una condanna per furto aggravato, emessa dal Tribunale e successivamente confermata dalla Corte d’Appello. La pena inflitta all’imputato era di tre anni di reclusione e 1.200 euro di multa. Le aggravanti contestate erano quelle previste dagli articoli 110 (concorso di persone), 624 bis (furto in abitazione) e 625, n. 2 (violenza sulle cose) del codice penale. Ritenendo errata la decisione dei giudici di merito, l’imputato decideva di presentare ricorso per Cassazione.

L’Appello e i Motivi della Difesa

Il ricorrente ha basato la sua impugnazione su un unico motivo: la violazione di legge in riferimento all’erronea qualificazione giuridica dei fatti. In sostanza, la difesa sosteneva che il reato commesso non dovesse essere inquadrato nella fattispecie del furto in abitazione (art. 624 bis c.p.), ma in un’altra meno grave. Questo tipo di censura mira a ottenere una diversa valutazione giuridica del comportamento tenuto, con l’obiettivo di una riduzione della pena o di un esito più favorevole.

La Decisione della Corte: un Ricorso Inammissibile

La Corte di Cassazione, esaminando l’atto, ha ritenuto i motivi proposti manifestamente infondati, dichiarando di conseguenza il ricorso inammissibile. La decisione si fonda su un principio consolidato, richiamando anche una nota sentenza delle Sezioni Unite (sent. Galtelli, n. 8825/2016): per essere ammissibile, un ricorso non può limitarsi a enunciazioni generiche, ma deve contenere una critica specifica e argomentata della sentenza impugnata.

Le Motivazioni della Suprema Corte

I giudici hanno spiegato che i motivi presentati erano carenti sotto diversi aspetti cruciali:

  • Genericità: Le argomentazioni non andavano oltre una contestazione vaga, senza un reale confronto con le specifiche ragioni esposte nella sentenza della Corte d’Appello.
  • Mancanza di critica: Il ricorso non conteneva una necessaria critica alle argomentazioni che avevano portato i giudici di merito a confermare la responsabilità penale. Mancava, in altre parole, un’analisi censoria capace di smontare il ragionamento della decisione impugnata.
  • Coerenza del giudizio di merito: Il ragionamento sviluppato dalla Corte d’Appello è stato ritenuto coerente con le risultanze processuali, non manifestamente illogico né contraddittorio.

La Corte ha inoltre sottolineato il palese carattere dilatorio del ricorso, ovvero la sua presentazione non tanto per una reale speranza di riforma della sentenza, quanto per ritardarne l’esecutività. Questa valutazione ha inciso sulla determinazione delle conseguenze economiche.

Le Conclusioni: Conseguenze e Principio di Diritto

La declaratoria di inammissibilità ha comportato due conseguenze per il ricorrente: la condanna al pagamento delle spese processuali e il versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa pronuncia ribadisce un principio fondamentale della procedura penale: il giudizio di Cassazione è un giudizio di legittimità, non un terzo grado di merito. Non si possono riproporre le stesse questioni di fatto già valutate, ma si devono evidenziare vizi di legge o di motivazione specifici. Un ricorso che ignora questa regola, limitandosi a critiche astratte e non circostanziate, è destinato a essere dichiarato inammissibile.

Perché un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile se non rispetta i requisiti previsti dalla legge. Nel caso specifico, i motivi sono stati ritenuti generici, privi di un confronto critico con la sentenza impugnata e senza un’analisi puntuale delle argomentazioni che hanno fondato il giudizio di colpevolezza.

Cosa significa che i motivi del ricorso sono ‘generici’?
Significa che le critiche mosse alla sentenza non sono specifiche e dettagliate, ma si limitano a enunciazioni vaghe o a una semplice riproposizione di tesi già respinte, senza contestare in modo puntuale la logica e la coerenza del ragionamento del giudice precedente.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile?
Oltre al rigetto dell’impugnazione, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro alla Cassa delle Ammende. In questo caso, la somma è stata fissata a 3.000 euro a causa del carattere palesemente dilatorio e dell’evidente inammissibilità del ricorso.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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