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Ricorso inammissibile: quando è mera ripetizione?

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché i motivi presentati erano una mera ripetizione di quelli già respinti in appello. La sentenza ribadisce inoltre i criteri per la corretta valutazione della recidiva, che deve basarsi sulla perdurante inclinazione al delitto dell’imputato e non solo sulla gravità dei fatti.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 43137 Anno 2023
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Pubblicato il 18 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: Quando l’Appello alla Cassazione è solo una Copia

Presentare un ricorso in Cassazione richiede tecnica e precisione. Non è sufficiente ripetere le stesse argomentazioni già respinte nei gradi di giudizio precedenti. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito questo principio fondamentale, dichiarando un ricorso inammissibile proprio perché i motivi erano una mera riproposizione di quelli d’appello. Analizziamo questa decisione per comprendere i requisiti di specificità del ricorso e i criteri di valutazione della recidiva.

I Fatti del Processo

Il caso nasce dal ricorso di un imputato avverso una sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Appello. Il ricorrente basava la sua difesa su due motivi principali, con cui contestava sia la sua responsabilità penale sia l’applicazione dell’aggravante della recidiva.

I Motivi del Ricorso e la Valutazione della Corte

L’imputato ha presentato alla Suprema Corte due doglianze:

  1. Una presunta violazione della legge penale e un vizio di motivazione nella sentenza di condanna.
  2. Un’errata applicazione della recidiva, sostenendo che non ne sussistessero i presupposti.

La Corte di Cassazione ha analizzato entrambi i punti, giungendo a una conclusione netta che ha definito l’esito del procedimento.

La Decisione della Corte: un Ricorso Inammissibile

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile in ogni sua parte. La decisione si fonda su principi consolidati della procedura penale che meritano un’attenta analisi per chiunque si approcci al giudizio di legittimità.

La Mera Ripetizione dei Motivi d’Appello

Sul primo punto, la Corte ha osservato come le argomentazioni del ricorrente non fossero altro che una “pedissequa reiterazione” di quelle già presentate e puntualmente respinte dalla Corte d’Appello. Un ricorso in Cassazione, per essere ammissibile, deve contenere una critica argomentata e specifica rivolta proprio alla sentenza impugnata, evidenziandone gli errori logici o giuridici. Limitarsi a riproporre le stesse difese senza confrontarsi con le motivazioni dei giudici d’appello rende il motivo non specifico, e quindi solo apparente. Di conseguenza, il ricorso non assolve alla sua funzione tipica e viene dichiarato inammissibile.

La Corretta Valutazione della Recidiva

Anche il secondo motivo, relativo alla recidiva, è stato giudicato manifestamente infondato. La Corte ha ricordato che la valutazione della recidiva non può basarsi unicamente sulla gravità dei reati precedenti o sul tempo trascorso. Il giudice di merito, applicando i criteri dell’art. 133 del codice penale, deve esaminare in concreto il rapporto tra il fatto per cui si procede e le condanne passate. È necessario verificare se e in che misura la condotta criminale pregressa sia indicativa di una “perdurante inclinazione al delitto” che abbia agito come fattore criminogeno per la commissione del nuovo reato. Poiché il giudice di merito aveva seguito correttamente questo iter logico-giuridico, la contestazione è stata respinta.

Le Motivazioni

Le motivazioni della Corte si basano sulla necessità di preservare la funzione del giudizio di legittimità. La Cassazione non è un terzo grado di merito dove si possono rivalutare i fatti, ma un organo che verifica la corretta applicazione della legge e la coerenza logica della motivazione delle sentenze precedenti. Un ricorso che non si confronta criticamente con la decisione impugnata, ma si limita a riproporla, è inutile e dilatorio. Allo stesso modo, sulla recidiva, la Corte riafferma un principio di personalizzazione del giudizio: la valutazione deve andare oltre l’automatismo e indagare la reale pericolosità sociale del reo, così come emerge dalla sua storia criminale nel suo complesso.

Le Conclusioni

L’ordinanza in esame offre due importanti lezioni pratiche. In primo luogo, sottolinea che un ricorso in Cassazione deve essere un atto processuale mirato e critico, non una semplice riproposizione di difese già fallite. In secondo luogo, chiarisce che la valutazione della recidiva è un giudizio complesso che richiede un’analisi approfondita della personalità del reo e del suo percorso criminale, non potendosi risolvere in un mero calcolo matematico. La conseguenza per il ricorrente è stata non solo la conferma della condanna, ma anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

Quando un ricorso in Cassazione rischia di essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso è inammissibile quando si limita a ripetere le stesse argomentazioni già presentate e respinte nel giudizio d’appello, senza formulare una critica specifica e argomentata contro la sentenza impugnata.

Come deve essere valutata la recidiva dal giudice?
La valutazione non deve basarsi solo sulla gravità dei fatti o sul tempo trascorso, ma deve esaminare concretamente il rapporto tra il reato attuale e le condanne precedenti per verificare se la condotta passata indichi una perdurante inclinazione al delitto che abbia influito sulla nuova commissione del reato.

Quali sono state le conseguenze per il ricorrente in questo caso?
Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile e, di conseguenza, è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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