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Ricorso inammissibile: quando è generico e ripetitivo

La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da due individui condannati per reati legati agli stupefacenti. I ricorrenti lamentavano vizi di motivazione riguardo alla pena, alle attenuanti generiche e a una misura di sicurezza. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano una mera ripetizione di quelli già presentati in appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata, rendendo così l’atto non idoneo a superare il vaglio di legittimità.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 38009 Anno 2024
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Pubblicato il 24 dicembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: La Cassazione e i Motivi Generici

Presentare un ricorso in Cassazione richiede tecnica, precisione e, soprattutto, la capacità di formulare critiche specifiche alla sentenza impugnata. Un ricorso inammissibile è spesso il risultato di un atto che non rispetta questi canoni, trasformandosi in una mera ripetizione di argomenti già discussi e respinti nei gradi precedenti. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci offre un chiaro esempio di come la genericità e la mancanza di un confronto critico con la decisione della Corte d’Appello portino inevitabilmente a una declaratoria di inammissibilità, chiudendo definitivamente le porte del processo.

I Fatti del Caso: Dalla Condanna al Ricorso

La vicenda processuale ha origine da una condanna emessa dal G.U.P. del Tribunale di Velletri e successivamente confermata dalla Corte di Appello di Roma. Due individui erano stati giudicati colpevoli per reati in materia di sostanze stupefacenti, con pene detentive e pecuniarie significative. Ritenendo la sentenza d’appello viziata, i due imputati, tramite il loro difensore, hanno proposto ricorso per cassazione, sollevando tre doglianze identiche tra loro:

  1. Vizio di motivazione sulla negata concessione delle circostanze attenuanti generiche.
  2. Vizio di motivazione sull’entità della pena, ritenuta eccessiva.
  3. Vizio di motivazione riguardo l’applicazione di una misura di sicurezza.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha analizzato i ricorsi e li ha dichiarati entrambi inammissibili. Questa decisione non è entrata nel merito delle questioni sollevate, ma si è fermata a un livello preliminare, quello dei requisiti di ammissibilità dell’impugnazione. La Corte ha stabilito che i motivi presentati non erano idonei a innescare un giudizio di legittimità, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Le Motivazioni: Perché un Ricorso è Inammissibile?

La Corte ha spiegato punto per punto le ragioni della sua decisione, fornendo un vademecum sui limiti del giudizio di cassazione e sui requisiti di un ricorso efficace.

La Valutazione delle Attenuanti e della Pena

Per quanto riguarda la prima doglianza, relativa alle attenuanti generiche, la Cassazione ha ribadito un principio consolidato: la valutazione circa la concessione o il diniego di tale beneficio rientra nel potere discrezionale del giudice di merito. Se la motivazione fornita (nel caso specifico, dalla Corte d’Appello) è logica, coerente e non palesemente viziata, essa non è sindacabile in sede di legittimità.

Analogamente, sulla presunta eccessività della pena, la Corte ha specificato che una motivazione dettagliata è richiesta solo quando la sanzione si avvicina al massimo edittale. Per pene medie o vicine al minimo, la scelta del giudice si presume implicitamente fondata sui criteri dell’art. 133 c.p. e, anche in questo caso, non è oggetto di un nuovo esame da parte della Cassazione.

La Critica Argomentata e la Ripetizione dei Motivi d’Appello

Il punto cruciale della decisione, che ha travolto tutti i motivi, è il terzo. La Corte ha rilevato come i ricorsi fossero una mera riproduzione delle lamentele già sollevate con l’atto di appello. La funzione tipica dell’impugnazione, e in particolare del ricorso per cassazione, è quella di svolgere una critica argomentata e specifica contro il provvedimento che si impugna.

Ciò significa che il ricorrente non può limitarsi a ripetere le proprie tesi, ma deve confrontarsi puntualmente con le ragioni esposte dal giudice d’appello, evidenziando perché queste sarebbero errate in diritto o manifestamente illogiche. Un ricorso che ignora la motivazione della sentenza di secondo grado e ripropone le stesse questioni è un atto privo della sua funzione essenziale e, pertanto, destinato a essere dichiarato un ricorso inammissibile.

Conclusioni: L’Importanza della Specificità negli Atti Giudiziari

L’ordinanza in esame è un monito fondamentale per la pratica forense. La redazione di un ricorso per cassazione non può essere un semplice ‘copia e incolla’ dei motivi d’appello. Richiede uno studio approfondito della sentenza impugnata e la costruzione di censure che ne attacchino specificamente la struttura logico-giuridica. In assenza di questo confronto critico, il ricorso perde la sua funzione e si arena contro lo scoglio dell’inammissibilità, rendendo definitiva la condanna e precludendo ogni ulteriore possibilità di difesa nel merito.

Quando un ricorso per cassazione viene dichiarato inammissibile?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile quando i motivi proposti non sono consentiti dalla legge, sono manifestamente infondati o, come nel caso di specie, sono generici e si limitano a ripetere le argomentazioni già presentate in appello, senza confrontarsi criticamente con la motivazione della sentenza impugnata.

È possibile contestare in Cassazione l’entità della pena decisa dal giudice?
Generalmente no. La determinazione della pena rientra nella discrezionalità dei giudici di merito. Tale valutazione non è riesaminabile in sede di legittimità, a meno che la motivazione sia totalmente assente o manifestamente illogica, soprattutto quando la pena inflitta è media o vicina al minimo previsto dalla legge.

Perché la Cassazione ha respinto la doglianza sulla mancata concessione delle attenuanti generiche?
La Cassazione ha respinto la doglianza perché la Corte d’Appello aveva fornito una motivazione logica e coerente per negare il beneficio. La valutazione sulla concessione delle attenuanti generiche è una questione di merito, non sindacabile in sede di legittimità se la decisione del giudice inferiore è adeguatamente giustificata e priva di vizi logici evidenti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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