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Ricorso inammissibile per fatti già decisi: l’ordinanza

La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un soggetto condannato per essersi allontanato dalla detenzione domiciliare e per il reato di cui all’art. 336 c.p. La Corte ha ritenuto l’appello una mera ripetizione di questioni di fatto già ampiamente valutate dalla Corte d’Appello, respingendo il tentativo di fornire una ricostruzione alternativa degli eventi. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 46557 Anno 2023
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Pubblicato il 21 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: Quando la Cassazione Non Rientra nel Merito dei Fatti

L’ordinanza della Corte di Cassazione, Sezione Penale, in esame, offre un chiaro esempio di come funziona il giudizio di legittimità in Italia e dei limiti entro cui può essere esercitato il diritto di impugnazione. La decisione sottolinea un principio fondamentale: il ricorso inammissibile è la sanzione processuale per chi tenta di trasformare la Suprema Corte in un terzo grado di giudizio sul fatto. Analizziamo la vicenda e le ragioni giuridiche che hanno portato a tale esito.

Il Caso: Dalla Detenzione Domiciliare al Ricorso in Cassazione

La vicenda processuale ha origine dalla condotta di un individuo, sottoposto alla misura della detenzione domiciliare, che si era allontanato senza giustificazione dal luogo di detenzione. A questa violazione si aggiungeva un’ulteriore accusa per il reato previsto dall’art. 336 del codice penale (Violenza o minaccia a un pubblico ufficiale).

Dopo la condanna in primo grado, la Corte d’Appello aveva confermato la decisione, ritenendo insussistenti le ragioni giustificatrici addotte dall’imputato e pienamente provata la sua responsabilità penale. Non pago della decisione, l’imputato ha proposto ricorso per Cassazione, cercando di ribaltare l’esito del processo.

La Decisione della Cassazione e le Ragioni del Ricorso Inammissibile

La Corte di Cassazione ha stroncato sul nascere le pretese del ricorrente, dichiarando il ricorso inammissibile. La ragione è netta e perentoria: l’appello non sollevava questioni di diritto, ma si limitava a riproporre le stesse argomentazioni fattuali già esaminate e respinte dalla Corte d’Appello. I giudici di legittimità hanno evidenziato come il ricorso fosse “meramente reiterativo” e proponesse una “ricostruzione dei fatti alternativa e del tutto disancorata dalle risultanze dibattimentali”.

Il Ruolo della Cassazione: Giudice della Legge, non del Fatto

Questa pronuncia ribadisce che la Corte di Cassazione non è un “giudice di terza istanza” che può riesaminare le prove e decidere chi ha ragione o torto nel merito della vicenda. Il suo compito è quello di assicurare “l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge”. Un ricorso in Cassazione è ammissibile solo se denuncia vizi di legittimità, come:

  • Violazione o errata applicazione della legge penale.
  • Mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione della sentenza impugnata.

Tentare di convincere la Cassazione a riconsiderare la credibilità di un testimone o a dare un’interpretazione diversa a un fatto già accertato è un’operazione destinata al fallimento.

Le Motivazioni della Decisione

Le motivazioni dell’ordinanza sono lapidarie. La Corte ha ritenuto che la sentenza d’appello avesse già “compiutamente motivato in ordine all’insussistenza di ragioni giustificatrici” sia per l’allontanamento dalla detenzione domiciliare sia per la condotta integrante il reato di cui all’art. 336 c.p. In altre parole, il giudice di secondo grado aveva fatto il suo lavoro in modo corretto e completo. Riproporre gli stessi argomenti senza evidenziare un vizio di legge o un’illogicità manifesta nella motivazione rende il ricorso un inutile tentativo di ottenere una nuova valutazione del fatto, compito che non spetta alla Suprema Corte. Pertanto, il ricorso inammissibile è stata la conseguenza logica e inevitabile.

Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche

La dichiarazione di inammissibilità ha conseguenze pratiche molto serie per il ricorrente. In primo luogo, la condanna diventa definitiva e non più impugnabile. In secondo luogo, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, che nel caso di specie è stata fissata in tremila euro. Questa sanzione serve anche da deterrente per evitare ricorsi palesemente infondati che sovraccaricano inutilmente il sistema giudiziario. Il principio che emerge è chiaro: un ricorso per Cassazione deve essere un atto tecnico e mirato a denunciare specifici errori di diritto, non un pretesto per ridiscutere all’infinito i fatti del processo.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché si limitava a ripetere questioni di fatto già adeguatamente esaminate e decise dalla Corte d’Appello, senza sollevare validi motivi di diritto. La Corte di Cassazione non può riesaminare i fatti di un processo.

Cosa significa che un ricorso è ‘meramente reiterativo’?
Significa che il ricorso ripropone le stesse argomentazioni già presentate e respinte nel precedente grado di giudizio, senza introdurre nuovi profili giuridici o evidenziare vizi di legittimità nella sentenza impugnata. È, in sostanza, una semplice ripetizione di difese già valutate.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile?
Oltre a rendere definitiva la condanna, la dichiarazione di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, che in questo caso è stata di tremila euro.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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