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Ricorso inammissibile per abuso edilizio: la Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per abuso edilizio. La Corte ha stabilito che l’appello si basava su mere contestazioni dei fatti, già correttamente valutati in appello, dove era stata provata la natura permanente dell’opera. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione di 3.000 euro.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 37801 Anno 2024
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Pubblicato il 15 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile per Abuso Edilizio: La Cassazione Conferma la Condanna

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato avverso una condanna per abuso edilizio, ribadendo i confini del proprio giudizio e le gravi conseguenze per chi tenta di ottenere una terza valutazione del merito. Questa decisione offre uno spunto fondamentale per comprendere quando e come è possibile impugnare una sentenza penale davanti alla Suprema Corte.

I Fatti alla Base della Decisione

Il caso riguardava un cittadino condannato nei primi due gradi di giudizio per la realizzazione di un manufatto abusivo. La difesa sosteneva la natura precaria e temporanea dell’opera, ma la Corte d’Appello aveva respinto questa tesi, confermando la condanna. Secondo i giudici di merito, diversi elementi concreti dimostravano che la struttura era destinata a una permanenza duratura. Tra questi, il collegamento dello scarico del bagno e dell’acqua alle reti esistenti, la presenza di un condizionatore e la realizzazione di un cordolo con piastrelle attorno alla casetta. Insoddisfatto della decisione, l’imputato ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando un vizio di motivazione e una violazione di legge.

L’Analisi della Corte: Perché il Ricorso è Inammissibile?

La Corte di Cassazione ha stroncato le argomentazioni del ricorrente, qualificando il ricorso come un insieme di “mere doglianze in punto di fatto”. In altre parole, l’imputato non ha evidenziato errori nell’applicazione della legge o vizi logici evidenti nel ragionamento della Corte d’Appello. Al contrario, ha tentato di ottenere una nuova valutazione delle prove, un’attività che è preclusa al giudice di legittimità. La Cassazione, infatti, non è un “terzo grado” di giudizio dove si possono riesaminare i fatti, ma ha il solo compito di verificare la corretta applicazione delle norme e la coerenza logica della motivazione delle sentenze impugnate.

La Permanenza dell’Opera e il Ricorso Inammissibile

Il punto centrale della difesa del ricorrente era la presunta erronea valutazione della natura permanente del manufatto. Tuttavia, la Suprema Corte ha sottolineato come la Corte d’Appello avesse fornito una motivazione logica e coerente, basata su elementi oggettivi e inconfutabili. L’apprezzamento dei giudici di merito non era “manifestamente illogico” e, pertanto, non poteva essere sindacato in sede di legittimità. Il ricorso, riproponendo le stesse censure già respinte, si è rivelato un tentativo infruttuoso di rimettere in discussione l’accertamento fattuale.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte ha motivato la sua decisione di inammissibilità sulla base di principi consolidati. Il ricorso era costituito da mere doglianze fattuali, che non evidenziavano profili di illogicità emergenti dal testo del provvedimento impugnato, ma attenevano alla valutazione delle prove. La sentenza della Corte d’Appello aveva rigettato le censure con un apprezzamento di merito non manifestamente illogico, ribadendo che il manufatto era destinato a duratura permanenza sulla base di elementi concreti (collegamento scarico, attacco acqua, condizionatore, cordolo e piastrelle). La memoria difensiva, inoltre, non ha aggiunto nuovi elementi sostanziali. Di conseguenza, il ricorso è stato giudicato inammissibile.

Le Conclusioni e le Conseguenze Pratiche

La dichiarazione di ricorso inammissibile ha comportato due conseguenze economiche significative per il ricorrente. In primo luogo, la condanna al pagamento delle spese processuali. In secondo luogo, ai sensi dell’art. 616 del codice di procedura penale, non ravvisando un’assenza di colpa nella presentazione di un ricorso palesemente infondato, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento di una sanzione di 3.000,00 euro in favore della Cassa delle ammende. Questa pronuncia serve da monito: il ricorso in Cassazione deve essere fondato su vizi di legittimità concreti e non può essere utilizzato come un espediente per ritardare l’esecuzione di una sentenza o per tentare di ottenere una nuova e non consentita valutazione dei fatti.

Per quale motivo il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché si basava su mere doglianze in punto di fatto, ovvero contestava la valutazione delle prove fatta dai giudici precedenti, anziché sollevare questioni sulla corretta applicazione della legge. La Corte di Cassazione non può riesaminare i fatti.

Quali elementi hanno dimostrato che la costruzione non era temporanea ma permanente?
La Corte d’Appello ha stabilito la natura permanente della costruzione sulla base di elementi concreti come il collegamento dello scarico del bagno e dell’attacco dell’acqua alle reti esistenti, la presenza di un condizionatore e l’esistenza di un cordolo con piastrelle attorno alla struttura.

Quali sono le conseguenze economiche per chi presenta un ricorso inammissibile?
La persona che presenta un ricorso inammissibile viene condannata al pagamento delle spese processuali e, se si ravvisa una colpa, anche al pagamento di una sanzione pecuniaria. In questo caso, la sanzione è stata fissata a 3.000 euro da versare alla Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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