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Ricorso inammissibile: no alla rivalutazione dei fatti

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per appropriazione indebita aggravata. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano una mera ripetizione di quanto già discusso e respinto in appello, senza presentare critiche specifiche alla sentenza impugnata. È stato confermato che non si può chiedere in Cassazione una nuova valutazione dei fatti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende, rendendo la sua condanna definitiva.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 25103 Anno 2024
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Pubblicato il 31 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: la Cassazione ribadisce i limiti del giudizio di legittimità

Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile, riaffermando un principio cardine del nostro sistema processuale: il giudizio di Cassazione non è una terza istanza di merito. Questo significa che non si può chiedere ai giudici di legittimità di riesaminare i fatti e le prove già valutati nei precedenti gradi di giudizio. Analizziamo insieme questa decisione per capire le sue implicazioni pratiche.

Il caso in esame: dall’appropriazione indebita al ricorso in Cassazione

La vicenda trae origine da una condanna emessa dalla Corte d’Appello per il reato di appropriazione indebita aggravata. L’imputato, un inquilino, era stato accusato di essersi impossessato di beni presenti nell’immobile locato, danneggiando l’appartamento per asportarli. Insoddisfatto della decisione di secondo grado, l’imputato ha proposto ricorso per Cassazione, articolandolo su quattro motivi principali:

  1. Violazione dell’art. 192 del codice di procedura penale, lamentando un’errata valutazione delle prove.
  2. Errata qualificazione giuridica del fatto, sostenendo che non si trattasse di appropriazione indebita.
  3. Insussistenza delle circostanze aggravanti contestate.
  4. Mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.

L’analisi della Corte sul ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione ha esaminato ciascun motivo, giungendo a una conclusione netta: il ricorso inammissibile non poteva essere accolto. I giudici hanno osservato come i motivi presentati non fossero altro che una ripetizione delle argomentazioni già avanzate e respinte dalla Corte d’Appello. Il ricorrente, invece di sollevare vizi di legittimità (cioè errori nell’applicazione della legge), tentava di ottenere una rivalutazione delle prove e una ricostruzione dei fatti diversa da quella operata dai giudici di merito. Questo tentativo è estraneo alle funzioni della Cassazione, che ha il compito di verificare la corretta applicazione delle norme di diritto e la logicità della motivazione, non di riesaminare il merito della vicenda.

La reiterazione dei motivi di appello

Un punto cruciale della decisione è la constatazione che il ricorso era una ‘pedissequa reiterazione’ dei motivi d’appello. La Cassazione ha sottolineato che un ricorso, per essere ammissibile, deve contenere una critica specifica e argomentata contro la sentenza impugnata, spiegando perché le ragioni dei giudici d’appello sarebbero errate. Limitarsi a riproporre le stesse doglianze già respinte, senza confrontarsi con la motivazione della sentenza di secondo grado, rende il ricorso generico e, quindi, inammissibile.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha ritenuto ogni motivo del ricorso manifestamente infondato o indeducibile. Il primo motivo è stato considerato privo di specificità, poiché mirava a una rivalutazione dei fatti. Il secondo motivo, sulla qualificazione giuridica, è stato respinto perché la Corte d’Appello aveva già motivato in modo congruo la sussistenza del reato di appropriazione indebita. Anche il terzo motivo, relativo alle aggravanti, è stato giudicato infondato, dato che i giudici di merito avevano correttamente ritenuto che il danneggiamento dell’immobile per asportare i beni costituisse un’aggravante. Infine, la richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto è stata ritenuta una mera riproposizione di un motivo già disatteso in appello sulla base dell’entità del danno.

Le conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Tale decisione comporta due conseguenze immediate per il ricorrente: la condanna al pagamento delle spese processuali e il versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. Questa pronuncia serve da monito: il ricorso per Cassazione è uno strumento straordinario, destinato a correggere errori di diritto e non a rimettere in discussione l’accertamento dei fatti compiuto nei gradi di merito. Per avere una possibilità di successo, è essenziale formulare critiche precise e pertinenti alla motivazione della sentenza impugnata, evitando la semplice riproposizione di argomenti già esaminati.

Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile quando è privo dei requisiti di legge, ad esempio se i motivi sono generici, si limitano a ripetere argomenti già respinti in appello senza una critica specifica alla sentenza impugnata, o tentano di ottenere una nuova valutazione dei fatti.

Cosa significa che la Cassazione non è un ‘terzo grado di merito’?
Significa che la Corte di Cassazione non può riesaminare le prove o ricostruire i fatti del processo. Il suo compito è verificare che i giudici dei gradi precedenti (Tribunale e Corte d’Appello) abbiano applicato correttamente la legge e abbiano motivato la loro decisione in modo logico e non contraddittorio.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile?
La dichiarazione di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di denaro, stabilita dal giudice, in favore della Cassa delle ammende. La sentenza impugnata diventa così definitiva.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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