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Ricorso inammissibile: no a fatti in Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un’imputata condannata in Appello per oltraggio a pubblico ufficiale. Il ricorso è stato respinto perché basato su doglianze relative alla ricostruzione dei fatti e alla valutazione delle prove, materie che non possono essere oggetto di esame in sede di legittimità. La Suprema Corte ha ribadito che il suo ruolo è quello di verificare la corretta applicazione della legge, non di riesaminare il merito della vicenda. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 39964 Anno 2024
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Pubblicato il 5 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: la Cassazione Chiude la Porta alle Valutazioni di Fatto

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale del nostro sistema giudiziario: il giudizio di legittimità non è una terza istanza di merito. Quando un ricorso si basa su contestazioni fattuali, proponendo una rilettura delle prove già valutate nei gradi precedenti, la sua sorte è segnata: verrà dichiarato ricorso inammissibile. Questo caso, relativo a una condanna per oltraggio a pubblico ufficiale, offre uno spunto chiaro per comprendere i limiti dell’appello alla Suprema Corte.

Il Caso: Condanna per Oltraggio a Pubblico Ufficiale

La vicenda giudiziaria ha origine da una sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Appello nei confronti di una donna per il reato previsto dall’art. 341-bis del codice penale, ovvero oltraggio a un pubblico ufficiale. L’imputata, ritenendo ingiusta la decisione, ha deciso di presentare ricorso per Cassazione, sperando di ottenere un annullamento della condanna.

I Motivi del Ricorso: un Tentativo di Riesame del Merito

I motivi addotti dalla difesa si concentravano su aspetti puramente fattuali. In particolare, la ricorrente contestava:

  • La valutazione delle dichiarazioni rese dai verbalizzanti.
  • Il collegamento tra la sua condotta e l’attività istituzionale che i pubblici ufficiali stavano svolgendo in quel momento.
  • La rilevanza della presenza di più persone, elemento costitutivo del reato di oltraggio.
  • Il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche.

In sostanza, la difesa chiedeva alla Corte di Cassazione di effettuare una nuova e diversa valutazione delle prove e delle circostanze di fatto, proponendo una ricostruzione alternativa a quella accolta dai giudici di merito.

La Decisione della Cassazione: il Ruolo del Giudice di Legittimità e il ricorso inammissibile

La Suprema Corte ha respinto categoricamente le richieste della ricorrente, dichiarando il ricorso inammissibile. Gli Ermellini hanno sottolineato che i motivi presentati non erano consentiti dalla legge in sede di legittimità. La Corte di Cassazione, infatti, non è un “terzo giudice” del fatto, ma un giudice della legge. Il suo compito non è stabilire come sono andati gli eventi, ma verificare che i giudici di primo e secondo grado abbiano applicato correttamente le norme giuridiche e abbiano motivato la loro decisione in modo logico e non contraddittorio.

Le Motivazioni

Nella sua ordinanza, la Corte ha spiegato che le censure della ricorrente si traducevano in “mere doglianze in punto di fatto”. Contestare l’attendibilità di una testimonianza o proporre una diversa interpretazione degli eventi significa chiedere un riesame del merito, attività preclusa in sede di legittimità. I giudici hanno inoltre osservato che la Corte d’Appello aveva già esaminato in modo motivato tutti i punti sollevati dalla difesa, inclusa la questione delle attenuanti generiche. Poiché la motivazione della sentenza impugnata era coerente e priva di vizi logici, non c’era spazio per un intervento della Cassazione. La decisione si è quindi conclusa con la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Le Conclusioni

Questa pronuncia rappresenta un monito importante per chi intende adire la Corte di Cassazione. Un ricorso, per avere una possibilità di successo, deve essere fondato su precise violazioni di legge o su vizi di motivazione palesi e inequivocabili. Tentare di ottenere una terza valutazione dei fatti si traduce quasi inevitabilmente in una declaratoria di inammissibilità, con l’ulteriore aggravio di spese e sanzioni. La distinzione tra giudizio di merito e giudizio di legittimità è un cardine del nostro ordinamento processuale e questa ordinanza ne riafferma, con chiarezza, l’assoluta centralità.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Perché era fondato su contestazioni relative alla ricostruzione dei fatti e alla valutazione delle prove, argomenti che non rientrano nella competenza della Corte di Cassazione, la quale si occupa solo di questioni di diritto.

Cosa significa che la Corte di Cassazione è un giudice di legittimità?
Significa che il suo ruolo non è quello di decidere nuovamente sul fatto (come è avvenuto un evento), ma di controllare che i giudici dei gradi precedenti abbiano applicato correttamente le leggi e abbiano fornito una motivazione logica alla loro decisione.

Quali sono state le conseguenze per la ricorrente?
A seguito della dichiarazione di inammissibilità, la condanna è diventata definitiva. Inoltre, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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