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Ricorso Inammissibile: Multa Confermata e Sanzione Aggiuntiva

Uno straniero, condannato a 15.000 euro di multa per non aver rispettato un ordine di allontanamento, ha presentato appello. La Corte di Cassazione ha però dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile. La ragione risiede nella mancanza di ‘autosufficienza’ dell’atto: le motivazioni erano troppo generiche e non specificavano in modo chiaro gli errori della sentenza precedente, in particolare sulla presunta impossibilità economica di lasciare il paese. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l’uomo è stato obbligato a pagare le spese processuali e un’ulteriore sanzione di 3.000 euro.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 13380 Anno 2023
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Pubblicato il 2 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Un ricorso generico può costare caro

Presentare un ricorso alla Corte di Cassazione richiede precisione e rigore. Una recente ordinanza ci mostra come un atto di impugnazione vago e generico possa essere dichiarato ricorso per cassazione inammissibile, portando a conseguenze economiche negative per chi lo propone. La vicenda analizzata riguarda uno straniero condannato per non aver ottemperato a un ordine di allontanamento dal territorio nazionale. Vediamo nel dettaglio cosa è successo e quale principio di diritto è stato applicato.

I fatti all’origine della vicenda

La storia inizia con una sentenza del Giudice di Pace. Un cittadino straniero viene condannato al pagamento di una multa di 15.000 euro. Il reato contestato è la permanenza illegale nel territorio italiano, in violazione di un ordine specifico emesso dalle autorità competenti, secondo quanto previsto dalla legge sull’immigrazione (art. 14, comma 5-ter, d.lgs. 286/1998). Insoddisfatto della decisione, l’uomo decide di impugnare la sentenza per far valere le proprie ragioni.

L’impugnazione davanti alla Corte di Cassazione

Il difensore dell’imputato presenta un atto di appello, che viene però qualificato come ricorso per Cassazione. Nel ricorso, si lamenta un vizio di motivazione della sentenza precedente. In particolare, si sostiene che il primo giudice non avrebbe considerato adeguatamente la mancanza di risorse economiche dell’uomo. Questa condizione, secondo la difesa, gli avrebbe reso materialmente impossibile tornare nel suo paese d’origine, giustificando così la sua permanenza in Italia. La difesa sperava in una correzione della motivazione che potesse portare a un esito diverso.

Il principio di autosufficienza del ricorso

La Corte di Cassazione, prima di esaminare il merito della questione, si sofferma su un aspetto procedurale fondamentale: il principio di autosufficienza. Questo principio stabilisce che un ricorso deve essere ‘autosufficiente’, cioè completo in sé. Chi presenta il ricorso deve esporre in modo chiaro, specifico e dettagliato tutti gli elementi di fatto e di diritto che supportano la sua richiesta. Non basta una lamentela generica. È necessario indicare con precisione quali parti della sentenza precedente sono sbagliate, perché lo sono e quali prove o argomenti sono stati ignorati o mal interpretati. In pratica, il ricorso deve mettere i giudici della Cassazione in condizione di decidere senza dover cercare informazioni in altri documenti del fascicolo.

Le motivazioni: perché il ricorso per cassazione inammissibile è stato dichiarato

La Corte ha ritenuto che il ricorso presentato fosse del tutto privo del requisito di autosufficienza. Le critiche alla sentenza del Giudice di Pace erano vaghe. Il ricorrente si era limitato a menzionare la mancanza di risorse economiche senza però fornire elementi concreti e specifici che potessero effettivamente mettere in discussione la valutazione del primo giudice. Inoltre, lo stesso ricorrente ammetteva nel suo atto che un’eventuale correzione della motivazione sul punto dell’elemento soggettivo del reato non avrebbe comunque cambiato l’esito finale della decisione. Questa ammissione ha ulteriormente indebolito la posizione della difesa, confermando la genericità e la mancanza di decisività delle censure mosse.

Le conclusioni: condanna definitiva e sanzione aggiuntiva

L’esito è stato netto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile. Questa decisione ha due conseguenze pratiche molto importanti. La prima è che la sentenza di condanna a 15.000 euro di multa è diventata definitiva. La seconda, prevista automaticamente dalla legge (art. 616 del codice di procedura penale), è la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento. Oltre a ciò, è stato condannato a versare un’ulteriore somma di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende, una sanzione prevista proprio per i casi di ricorsi inammissibili, a causa della colpa nell’aver avviato un’impugnazione infondata.

Cosa significa che un ricorso è ‘inammissibile’?
Significa che l’atto di impugnazione non rispetta i requisiti formali e di contenuto previsti dalla legge. Di conseguenza, il giudice lo respinge senza nemmeno esaminare se le ragioni del ricorrente siano fondate o meno.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile in Cassazione?
La sentenza impugnata diventa definitiva. Inoltre, la legge prevede che la persona che ha presentato il ricorso sia condannata a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.

Cos’è il principio di ‘autosufficienza’ di un ricorso?
È la regola per cui il ricorso deve contenere tutte le informazioni e gli argomenti necessari per essere compreso e deciso, senza che i giudici debbano cercare altri documenti nel fascicolo. Deve essere specifico, non generico.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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