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Ricorso inammissibile: motivi non dedotti in appello

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per violazione del foglio di via. La decisione sottolinea che non è possibile sollevare nuove eccezioni in Cassazione e che le censure sulla pena devono essere specifiche e non generiche, specialmente di fronte a una motivazione logica del giudice di merito.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 18087 Anno 2024
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Pubblicato il 3 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: Quando le Eccezioni Vanno Presentate nei Primi Gradi di Giudizio

L’ordinanza in esame offre un chiaro esempio di come un ricorso inammissibile possa scaturire non solo da vizi di forma, ma anche dalla tardiva presentazione di determinate eccezioni. La Corte di Cassazione, con una decisione netta, ribadisce un principio fondamentale del nostro sistema processuale: le questioni non sollevate in appello non possono, di regola, trovare ingresso nel giudizio di legittimità. Questo caso, riguardante la violazione di un foglio di via, diventa un’importante lezione sulla strategia difensiva e sui limiti dell’impugnazione.

I Fatti del Processo

Un soggetto veniva condannato dalla Corte di Appello di Milano per il reato previsto dall’art. 76, comma 3, del d.lgs. n. 159/2011. L’imputazione contestata era la violazione del foglio di via obbligatorio, un provvedimento emesso dal Questore di Milano che gli imponeva di non fare ritorno nel capoluogo lombardo.

Insoddisfatto della decisione, l’imputato, tramite il suo difensore, proponeva ricorso per Cassazione, affidandosi a due principali motivi di doglianza.

I Motivi del Ricorso e il Conseguente Ricorso Inammissibile

La difesa articolava il ricorso su due fronti distinti. In primo luogo, si deduceva la violazione di legge penale e il vizio di motivazione sostenendo che il provvedimento del Questore fosse illegittimo. Secondo il ricorrente, mancava il necessario ordine di rimpatrio nel luogo di residenza, elemento che ne avrebbe inficiato la validità e, di conseguenza, la sussistenza stessa del reato.

In secondo luogo, si lamentava un trattamento sanzionatorio eccessivamente severo. La difesa riteneva che i giudici di merito non avessero concesso le attenuanti generiche né ridotto la pena al minimo edittale, nonostante la modesta entità del fatto, la lieve intensità del dolo e la buona condotta processuale tenuta dall’imputato.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per entrambe le censure sollevate, fornendo motivazioni precise e didattiche.

La Preclusione dei Motivi Nuovi in Cassazione

Riguardo alla presunta illegittimità del foglio di via, la Corte ha rilevato un vizio procedurale insuperabile. La questione della mancanza dell’ordine di rimpatrio non era mai stata sollevata né davanti al giudice di primo grado né con i motivi di appello. L’art. 606, comma 3, del codice di procedura penale stabilisce chiaramente che non possono essere dedotte in Cassazione questioni non prospettate nei motivi di appello. Si tratta di una preclusione processuale volta a garantire l’ordine e la gradualità dei giudizi. La Corte, inoltre, ha aggiunto a margine che la questione era comunque manifestamente infondata, poiché il provvedimento del Questore, presente agli atti, conteneva esplicitamente l’ordine di rimpatrio al luogo di residenza.

La Genericità della Censura sul Trattamento Sanzionatorio

Anche il secondo motivo di ricorso è stato giudicato inammissibile, ma per una ragione differente: la sua genericità. La Corte ha osservato che la censura non si confrontava in modo critico con la motivazione della sentenza impugnata. La Corte d’Appello, infatti, aveva fornito argomentazioni ampie e logiche per escludere la concedibilità delle attenuanti generiche e per confermare la congruità della pena. I giudici di merito avevano valorizzato la personalità dell’imputato, desunta dai suoi numerosi precedenti penali (anche specifici), e il suo “evidente rifiuto di rispettare le prescrizioni dell’autorità”. Di fronte a una motivazione così strutturata, una doglianza generica, che si limita a riproporre elementi già valutati, non può trovare accoglimento.

Le Conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di 3.000,00 euro alla Cassa delle ammende. Questa ordinanza rafforza due principi cardine del processo penale. Primo: la strategia difensiva deve essere completa fin dai primi gradi di giudizio, poiché le omissioni possono tradursi in preclusioni invalicabili in sede di legittimità. Secondo: le critiche alla determinazione della pena devono essere specifiche e puntuali, dialogando con la motivazione del giudice, e non possono limitarsi a una generica richiesta di maggiore clemenza.

È possibile presentare per la prima volta un motivo di ricorso davanti alla Corte di Cassazione?
No, la Corte ha stabilito che una questione non sollevata nei giudizi di merito (primo grado e appello) non può essere dedotta per la prima volta in Cassazione, rendendo il ricorso su quel punto inammissibile, come previsto dall’art. 606, comma 3, cod.proc.pen.

Quando un’impugnazione sulla pena viene considerata generica e quindi inammissibile?
Un’impugnazione sulla pena viene considerata generica quando non si confronta specificamente con le argomentazioni logiche e ampie fornite dal giudice nella sentenza impugnata. Nel caso di specie, la Corte d’appello aveva giustificato la mancata concessione delle attenuanti basandosi sui numerosi precedenti penali e sul rifiuto dell’imputato di rispettare le prescrizioni.

Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità di un ricorso in Cassazione?
La dichiarazione di inammissibilità comporta non solo la conferma della decisione impugnata, ma anche la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di denaro, determinata equitativamente dalla Corte, in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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