Ricorso Inammissibile: Quando la Cassazione non Riesamina i Fatti
L’ordinanza n. 16618/2024 della Corte di Cassazione offre un chiaro esempio dei limiti del giudizio di legittimità, ribadendo un principio fondamentale del nostro ordinamento: la Suprema Corte non è un terzo grado di merito. Il caso in esame riguarda un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per furto in abitazione, confermata in appello. Analizziamo la decisione per comprendere perché l’impugnazione è stata respinta e quali sono le conseguenze per chi propone motivi non consentiti dalla legge.
I Fatti del Caso
Una donna veniva condannata in primo grado e in appello per il reato di furto in abitazione, previsto dall’articolo 624 bis del codice penale. Ritenendo ingiusta la condanna, proponeva ricorso per Cassazione, affidandosi a due principali motivi. Con il primo, contestava la ricostruzione dei fatti e la valutazione delle prove che avevano portato alla sua condanna. Con il secondo, lamentava la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, che avrebbero potuto comportare una riduzione della pena.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questa decisione non entra nel merito delle questioni sollevate, ma si ferma a un livello preliminare, stabilendo che i motivi proposti non potevano essere esaminati. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Le Motivazioni della Decisione: Analisi del Ricorso Inammissibile
La Corte ha basato la sua decisione su due pilastri argomentativi distinti, uno per ciascun motivo di ricorso.
Il Divieto di Rivalutazione del Fatto
Il primo motivo è stato giudicato inammissibile perché costituito da “mere doglianze in punto di fatto”. La ricorrente, in sostanza, chiedeva alla Cassazione di effettuare una nuova valutazione delle prove, proponendo una lettura alternativa del materiale probatorio. Questo tipo di richiesta è precluso in sede di legittimità. La Corte Suprema ha il compito di verificare la corretta applicazione delle norme di diritto e la coerenza logica della motivazione della sentenza impugnata, non di riesaminare le prove come un giudice di primo o secondo grado. La presenza di una “doppia conforme di condanna” (cioè due sentenze, di primo grado e d’appello, che giungono alla stessa conclusione) ha ulteriormente rafforzato la decisione, indicando un quadro probatorio già ritenuto chiaro e coerente dai giudici di merito.
La Manifesta Infondatezza sulla Mancata Concessione delle Attenuanti
Anche il secondo motivo è stato respinto. La Corte ha ritenuto la contestazione sulla mancata concessione delle attenuanti generiche “manifestamente infondata”. Secondo un orientamento giurisprudenziale consolidato, per motivare il diniego di tale beneficio è sufficiente che il giudice di merito faccia un riferimento congruo agli elementi ritenuti decisivi, senza dover analiticamente esaminare ogni possibile circostanza favorevole. Nel caso di specie, i giudici di appello avevano fornito una motivazione adeguata per la loro scelta, rendendo la censura della ricorrente priva di fondamento.
Le Conclusioni e le Implicazioni Pratiche
Questa ordinanza ribadisce un’importante lezione procedurale: un ricorso per Cassazione deve essere fondato su vizi di legittimità (violazioni di legge o difetti logici della motivazione) e non su un disaccordo con la valutazione dei fatti operata dai giudici di merito. Tentare di ottenere una terza valutazione delle prove è un’operazione destinata al fallimento, che conduce a una declaratoria di ricorso inammissibile. Le conseguenze non sono solo la conferma della condanna, ma anche l’imposizione di ulteriori oneri economici, come il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende. La decisione sottolinea quindi l’importanza di una strategia difensiva consapevole dei limiti specifici di ogni grado di giudizio.
È possibile chiedere alla Corte di Cassazione di riesaminare le prove di un processo?
No, la Corte di Cassazione svolge un giudizio di legittimità, non di merito. Non può rivalutare le prove o fornire una lettura alternativa dei fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione della sentenza impugnata.
Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Se il ricorso è dichiarato inammissibile, la sentenza di condanna diventa definitiva. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, come sanzione per aver proposto un’impugnazione non consentita.
Perché i giudici possono negare le circostanze attenuanti generiche?
I giudici possono negare le circostanze attenuanti generiche se ritengono che non vi siano elementi positivi a favore dell’imputato tali da giustificare una riduzione di pena. Secondo la giurisprudenza, per motivare il diniego è sufficiente un riferimento conciso agli elementi ritenuti decisivi, senza necessità di un’analisi dettagliata di ogni singolo aspetto.