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Ricorso inammissibile: limiti del giudice del rinvio

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile poiché i motivi sono manifestamente infondati. Il primo motivo esulava dalla competenza del giudice del rinvio, mentre il secondo si limitava a una richiesta di rivalutazione della pena, non consentita in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 48252 Anno 2023
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Pubblicato il 23 febbraio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: La Cassazione e i Limiti del Giudizio di Rinvio

Quando si impugna una sentenza, è fondamentale comprendere le regole e i limiti di ogni grado di giudizio. Un ricorso inammissibile non è solo una sconfitta processuale, ma comporta anche conseguenze economiche per chi lo propone. L’ordinanza n. 48252/2023 della Corte di Cassazione offre un chiaro esempio di come un’impugnazione possa essere rigettata per motivi che non rispettano le strette maglie del giudizio di legittimità, in particolare quando si cerca di rimettere in discussione aspetti già decisi o non pertinenti.

I Fatti del Caso

Un individuo, a seguito di una condanna confermata dalla Corte d’Appello di Perugia, ha presentato ricorso per Cassazione. I motivi dell’impugnazione si concentravano su due punti principali: la determinazione della pena base e la presunta illogicità degli aumenti di pena applicati per la continuazione tra i reati contestati.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha esaminato il ricorso e lo ha dichiarato inammissibile. Questa decisione non è entrata nel merito delle argomentazioni, ma si è fermata a un livello precedente, quello della loro ammissibilità. La conseguenza diretta è stata la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.

Le Motivazioni della Cassazione

La decisione della Corte si fonda su una valutazione netta dei motivi presentati, ritenuti ‘manifestamente infondati’. Analizziamo nel dettaglio le ragioni di questa scelta.

Primo Motivo: Esorbitare dai Poteri del Giudice del Rinvio

Il primo motivo di ricorso contestava la quantificazione della pena base. La Cassazione ha rilevato che tale questione esorbitava dal ‘perimetro della cognizione del giudice del rinvio’. Questo significa che la Corte d’Appello, nel suo precedente giudizio (probabilmente a seguito di un precedente annullamento con rinvio da parte della stessa Cassazione), aveva un mandato limitato e non poteva riesaminare ogni aspetto della sentenza originale. La pena base era una questione già definita e non inclusa tra i punti da ridiscutere. Tentare di sollevare nuovamente tale argomento in Cassazione è stato quindi ritenuto un errore procedurale che ha reso il motivo inammissibile.

Secondo Motivo del Ricorso Inammissibile: Mera Richiesta di Rivalutazione della Pena

Il secondo motivo lamentava una presunta illogicità negli aumenti di pena per la continuazione. Anche in questo caso, la Corte ha respinto l’argomentazione. I giudici di legittimità hanno chiarito che la doglianza, pur presentata come una critica alla logicità della motivazione, si sostanziava in realtà in una ‘mera richiesta di rivalutazione del quantum della pena’. La Corte di Cassazione, infatti, non è un terzo grado di giudizio nel merito; il suo compito è verificare la corretta applicazione della legge e la coerenza logica della motivazione, non ricalcolare la pena o sostituire la propria valutazione a quella dei giudici di merito. Poiché dal provvedimento impugnato non emergeva alcuna palese illogicità, il motivo è stato considerato un tentativo inammissibile di ottenere un nuovo giudizio sui fatti.

Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche

Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale del nostro ordinamento processuale: il ricorso in Cassazione deve essere fondato su vizi di legittimità specifici e non può trasformarsi in un appello mascherato. Le parti devono prestare la massima attenzione ai limiti decisori del giudice del rinvio e alla distinzione tra critica alla motivazione e richiesta di una nuova valutazione nel merito. Un ricorso inammissibile non solo non produce il risultato sperato, ma comporta anche l’addebito delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, rendendo la strategia difensiva controproducente.

Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Secondo questa ordinanza, un ricorso è dichiarato inammissibile quando i motivi sono manifestamente infondati, ad esempio perché sollevano questioni che esulano dai poteri del giudice che ha emesso la sentenza impugnata o perché si traducono in una semplice richiesta di rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.

Cosa non può fare il giudice del rinvio?
Il giudice del rinvio non può decidere su questioni che esulano dal perimetro della cognizione a lui demandata dalla Corte di Cassazione. Se la Cassazione annulla una sentenza limitatamente a specifici punti, il giudice del rinvio può riesaminare solo quelli, mentre le altre parti della sentenza diventano definitive.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile?
La dichiarazione di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro, determinata in via equitativa, in favore della Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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