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Ricorso inammissibile: limiti alla Cassazione

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per ricettazione. L’ordinanza chiarisce che la Suprema Corte non può riesaminare i fatti del processo né la congruità della pena se la motivazione del giudice di merito è logica. Un ricorso inammissibile si ha quando i motivi sono una mera ripetizione di quelli d’appello o non colgono le specifiche ragioni della decisione impugnata.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 44707 Anno 2023
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Pubblicato il 19 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: I Limiti del Giudizio della Corte di Cassazione

L’ordinanza n. 44707/2023 della Corte di Cassazione offre un’importante lezione sui limiti del giudizio di legittimità e sulle ragioni che portano a dichiarare un ricorso inammissibile. Il caso analizzato riguarda un appello contro una condanna per ricettazione, in cui l’imputato contestava diversi aspetti della sentenza di secondo grado, dalla qualificazione del reato all’entità della pena. La decisione della Suprema Corte ribadisce principi fondamentali della procedura penale, essenziali per chiunque si approcci a questo grado di giudizio.

I Fatti del Processo

Un soggetto, condannato dalla Corte d’Appello di Bari per il reato di ricettazione, decideva di presentare ricorso in Cassazione. Le sue doglianze si articolavano su quattro punti principali:

  1. Mancata derubricazione del reato: L’imputato chiedeva che il reato di ricettazione fosse riqualificato nella meno grave ipotesi di incauto acquisto (art. 712 c.p.).
  2. Eccessività della pena: Si lamentava una sanzione sproporzionata.
  3. Mancata concessione delle attenuanti generiche: Si contestava il diniego dei benefici che avrebbero potuto ridurre la pena.
  4. Errata valutazione della recidiva: L’imputato contestava il riconoscimento della sua pregressa condotta criminale come aggravante.

La Decisione della Suprema Corte e il ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente le richieste, dichiarando il ricorso inammissibile. Questa decisione non entra nel merito delle questioni, ma si ferma a un livello precedente, quello della corretta formulazione dei motivi di ricorso. Vediamo nel dettaglio perché ogni punto è stato respinto.

La Reiterazione dei Motivi d’Appello

Il primo motivo, relativo alla derubricazione del reato, è stato considerato una “pedissequa reiterazione” di quanto già sostenuto e respinto in appello. La Corte ricorda che il ricorso per cassazione non è un terzo grado di giudizio dove si possono ripresentare le stesse argomentazioni. Esso deve contenere una critica argomentata e specifica contro la sentenza impugnata, evidenziando vizi di legge o di motivazione, non semplicemente riproporre le medesime difese.

La Discrezionalità del Giudice sulla Pena

Anche la censura sull’eccessività della pena è stata giudicata inammissibile. La graduazione della pena, entro i limiti edittali, rientra nella piena discrezionalità del giudice di merito. Tale valutazione, basata sui criteri dell’art. 133 c.p. (gravità del reato, capacità a delinquere del reo), non è sindacabile in Cassazione se la motivazione è, come nel caso di specie, congrua e priva di illogicità manifeste.

Il Diniego delle Attenuanti e la Valutazione della Recidiva

Infine, la Corte ha confermato la correttezza delle valutazioni del giudice di merito sia sul diniego delle attenuanti generiche sia sulla recidiva. Per negare le attenuanti, non è necessario che il giudice analizzi ogni singolo elemento a favore dell’imputato; è sufficiente che motivi la sua decisione sulla base degli elementi ritenuti decisivi. Allo stesso modo, la valutazione della recidiva è stata ritenuta corretta perché basata non solo sulla gravità dei precedenti, ma sul rapporto tra la condotta passata e il reato attuale, quale indice di una persistente inclinazione al delitto.

Le Motivazioni della Decisione

La motivazione centrale dell’ordinanza risiede nella netta distinzione tra giudizio di merito e giudizio di legittimità. Le corti di primo e secondo grado valutano i fatti e le prove. La Corte di Cassazione, invece, svolge un controllo di legittimità, verificando che la legge sia stata applicata correttamente e che la motivazione della sentenza sia logica e completa. I motivi di ricorso che, di fatto, chiedono alla Suprema Corte una nuova valutazione dei fatti o delle scelte discrezionali del giudice (come la quantificazione della pena) sono destinati a essere dichiarati inammissibili.

Conclusioni: Cosa Insegna Questa Ordinanza

Questa pronuncia è un monito fondamentale: per avere successo in Cassazione, è indispensabile formulare motivi di ricorso specifici, che attacchino la sentenza impugnata su questioni di diritto o su vizi logici evidenti della motivazione. Riproporre le stesse difese già respinte o contestare genericamente le valutazioni discrezionali del giudice di merito conduce inevitabilmente a una declaratoria di inammissibilità, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Perché un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Secondo l’ordinanza, un ricorso è inammissibile quando i motivi sono generici o costituiscono una semplice ripetizione di quelli già presentati e respinti in appello, senza muovere una critica specifica e argomentata contro la decisione impugnata.

La Corte di Cassazione può ridurre una pena ritenuta eccessiva dall’imputato?
No, la Corte di Cassazione non può riesaminare l’adeguatezza della pena. La sua determinazione rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità, a meno che la motivazione non sia palesemente illogica o viziata.

Cosa deve fare un giudice per motivare il diniego delle circostanze attenuanti generiche?
Non è necessario che il giudice analizzi tutti gli elementi favorevoli o sfavorevoli all’imputato. È sufficiente che la sua motivazione si basi sugli elementi ritenuti decisivi o rilevanti per giustificare la decisione di non concedere le attenuanti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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