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Ricorso inammissibile: la ripetizione dei motivi

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di tre imputati, poiché i motivi presentati erano una mera riproduzione di argomentazioni già esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. La decisione sottolinea che il ricorso inammissibile non può essere utilizzato per ottenere una nuova valutazione dei fatti, ma deve sollevare questioni sulla corretta applicazione della legge. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 27625 Anno 2024
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Pubblicato il 30 gennaio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: Quando Ripetere gli Stessi Motivi Porta alla Condanna

Presentare un ricorso alla Corte di Cassazione è l’ultimo grado di giudizio nel nostro ordinamento, ma non è un’opportunità per ridiscutere i fatti del processo. Una recente ordinanza della Suprema Corte chiarisce con fermezza che un ricorso inammissibile, basato sulla semplice riproposizione di argomenti già bocciati, non solo non verrà esaminato, ma comporterà anche la condanna al pagamento di spese e sanzioni. Analizziamo questa decisione per capire i limiti del ricorso di legittimità.

I Fatti del Processo

Il caso riguarda tre individui condannati nei primi due gradi di giudizio per il reato di resistenza e per la loro responsabilità concorsuale. Insoddisfatti della sentenza della Corte d’Appello, decidono di presentare ricorso per Cassazione, contestando la configurabilità del reato e la valutazione della loro responsabilità. Inoltre, uno dei motivi del ricorso lamentava la mancata applicazione delle attenuanti generiche.

La Decisione della Corte: il Ricorso Inammissibile

La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi e li ha dichiarati integralmente inammissibili. La decisione si fonda su un principio cardine della procedura penale: il giudizio di legittimità non è un ‘terzo grado di merito’. La Suprema Corte non può riesaminare i fatti e le prove come hanno fatto il Tribunale e la Corte d’Appello, ma ha il solo compito di verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione della sentenza impugnata.

La Mera Ripetitività dei Motivi

I giudici hanno osservato che i motivi principali dei ricorsi erano ‘meramente riproduttivi’ di censure già adeguatamente esaminate e respinte dai giudici di merito. In altre parole, gli avvocati degli imputati si sono limitati a ripresentare le stesse doglianze, senza confrontarsi criticamente con le argomentazioni contenute nella sentenza d’appello. Questo comportamento rende il ricorso inammissibile, poiché non solleva autentiche questioni di diritto.

L’Insussistenza delle Censure

Anche il motivo relativo alle attenuanti generiche è stato ritenuto infondato. La Corte ha stabilito che la sentenza d’appello era sorretta da una motivazione ‘sufficiente e non illogica’, che aveva già preso in adeguata considerazione le deduzioni difensive. Tentare di rimettere in discussione tale valutazione in sede di legittimità è un’operazione non consentita.

Le Motivazioni

La motivazione della Corte si basa sulla distinzione netta tra giudizio di merito e giudizio di legittimità. I ricorrenti, contestando la valutazione dei fatti e la responsabilità penale, hanno tentato di ottenere una nuova valutazione delle prove, compito che spetta esclusivamente ai giudici dei primi due gradi. La Corte di Cassazione, invece, interviene solo in caso di violazioni di legge o di vizi logici manifesti e decisivi nella motivazione della sentenza, vizi che nel caso di specie non sono stati riscontrati. La sentenza impugnata è stata considerata giuridicamente corretta, puntuale e coerente.

Le Conclusioni

La dichiarazione di inammissibilità ha avuto conseguenze concrete e onerose per i ricorrenti. In applicazione dell’art. 616 del codice di procedura penale, la Corte li ha condannati in solido al pagamento delle spese processuali. Inoltre, è stata disposta la condanna al pagamento di una somma di tremila Euro in favore della Cassa delle ammende. Questa decisione serve da monito: il ricorso in Cassazione deve essere fondato su precise critiche giuridiche alla sentenza impugnata e non può essere una sterile ripetizione di argomenti già respinti, pena la dichiarazione di ricorso inammissibile e l’imposizione di sanzioni economiche.

Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile quando, tra le altre ragioni, si limita a riproporre gli stessi motivi già esaminati e respinti nei gradi di giudizio precedenti, senza contestare specificamente le argomentazioni della sentenza impugnata o quando mira a una nuova valutazione dei fatti.

Cosa significa che i motivi del ricorso erano ‘meramente riproduttivi’?
Significa che gli argomenti presentati dagli appellanti erano una semplice copia di quelli già valutati e disattesi dai giudici del merito (Tribunale e Corte d’Appello), senza aggiungere nuovi profili di critica pertinenti al giudizio di legittimità, che riguarda solo la corretta applicazione della legge.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile?
In base all’art. 616 del codice di procedura penale, la parte che ha proposto il ricorso inammissibile viene condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, che nel caso specifico è stata di tremila Euro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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