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Ricorso inammissibile: la decisione della Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per violazione dell’art. 75 D.Lgs. 159/2011. I motivi, relativi al funzionamento di un telefono e alla quantificazione della pena, sono stati ritenuti manifestamente infondati, in quanto miravano a un riesame del merito non consentito in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 29436 Anno 2024
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Pubblicato il 19 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: Quando le Censure sono Manifestamente Infondate

L’ordinanza in esame offre un chiaro esempio di come la Corte di Cassazione gestisce un ricorso inammissibile, ribadendo il proprio ruolo di giudice di legittimità e non di merito. Quando i motivi di appello si concentrano su una rilettura dei fatti già valutati nei gradi precedenti, la conseguenza è una declaratoria di inammissibilità con condanna alle spese e al pagamento di una sanzione. Analizziamo la decisione per comprendere i principi applicati.

I Fatti di Causa

Il caso trae origine da una sentenza della Corte d’Appello che, in parziale riforma di una decisione del Tribunale, aveva condannato un imputato alla pena di un anno e sei mesi di reclusione per il reato previsto dall’art. 75 del D.Lgs. n. 159 del 2011 (violazione delle prescrizioni imposte con la misura di prevenzione). Sebbene la Corte territoriale avesse dichiarato estinti per prescrizione altri fatti e avesse assolto l’imputato da un’altra condotta, la condanna principale era stata confermata.

Contro tale decisione, l’imputato ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando la violazione di legge e il vizio di motivazione sia riguardo alla dichiarazione di responsabilità sia alla quantificazione della pena.

L’Analisi del Ricorso: i Motivi del Ricorso Inammissibile

La Suprema Corte ha esaminato i due motivi di ricorso, giudicandoli entrambi manifestamente infondati e, pertanto, causa di un ricorso inammissibile.

Primo Motivo: Il Funzionamento del Telefono

Il ricorrente contestava la sua responsabilità sostenendo che il telefono cellulare, elemento centrale per l’accusa, non fosse funzionante. La Corte ha rigettato questa doglianza, sottolineando come i giudici di merito (sia in primo che in secondo grado) avessero fornito una motivazione adeguata e coerente sul punto. In particolare, la sentenza d’appello faceva specifico riferimento alla presenza di una SIM, elemento che provava il perfetto funzionamento del dispositivo. Tentare di contestare questo accertamento di fatto in sede di Cassazione costituisce una censura inammissibile.

Secondo Motivo: La Determinazione della Pena

Il secondo motivo di ricorso criticava la quantificazione della pena. Anche in questo caso, la Cassazione ha ritenuto la censura manifestamente infondata. La Corte d’Appello aveva correttamente esercitato il proprio potere discrezionale: pur partendo da una pena base vicina al minimo edittale, aveva tenuto conto di elementi specifici come i precedenti penali del soggetto e la recidiva. La motivazione fornita è stata giudicata adeguata e coerente, in linea con i principi stabiliti dalla giurisprudenza di legittimità, incluse le Sezioni Unite.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile sulla base di un principio cardine del nostro ordinamento processuale: il giudizio di Cassazione è un giudizio di legittimità, non di merito. Ciò significa che la Suprema Corte non può riesaminare le prove o sostituire la propria valutazione dei fatti a quella compiuta dai giudici dei gradi precedenti.

Nel caso di specie, le censure del ricorrente erano ‘tese a sollecitare una diversa e alternativa lettura che non è consentita in questa sede’. I criteri di giudizio applicati dalla Corte d’Appello sono stati ritenuti corretti e le motivazioni fornite esenti da vizi logici o giuridici. Di fronte a motivi di ricorso palesemente infondati, l’unica conclusione possibile era la declaratoria di inammissibilità.

Le Conclusioni: Conseguenze Pratiche della Decisione

La decisione della Corte di Cassazione non solo conferma la condanna dell’imputato, ma comporta anche precise conseguenze economiche. In caso di inammissibilità del ricorso, la legge prevede la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Inoltre, la Corte ha condannato il ricorrente al versamento di una somma di tremila euro in favore della cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria viene irrogata quando non emergono elementi che possano escludere la colpa nella proposizione del ricorso. In altre parole, presentare un’impugnazione priva di un serio fondamento giuridico non è privo di conseguenze. Questa pronuncia serve da monito sull’importanza di fondare i ricorsi per Cassazione su reali vizi di legittimità e non su un mero dissenso rispetto alla ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché i motivi presentati erano manifestamente infondati e miravano a ottenere una nuova valutazione dei fatti (come il funzionamento di un telefono), attività non consentita alla Corte di Cassazione, che si limita a verificare la corretta applicazione della legge.

Quali sono le conseguenze economiche per chi presenta un ricorso inammissibile?
Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della cassa delle ammende, poiché la Corte ha ravvisato una colpa nella proposizione di un’impugnazione palesemente infondata.

La Corte di Cassazione ha riesaminato le prove, come il funzionamento del telefono?
No, la Corte di Cassazione non ha riesaminato le prove. Ha verificato che la Corte d’Appello avesse fornito una motivazione adeguata e coerente sul punto, ribadendo che il suo ruolo non è quello di condurre un nuovo accertamento dei fatti, ma di controllare la legittimità della decisione impugnata.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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