Ricorso Inammissibile: Quando la Cassazione Conferma la Pena
L’ordinanza n. 15304 del 2024 della Corte di Cassazione offre un chiaro esempio di quando un appello viene considerato un ricorso inammissibile, soprattutto se le critiche mosse alla sentenza di secondo grado riguardano la discrezionalità del giudice nella determinazione della pena. In questo caso, due imputate, condannate per tentato furto aggravato, hanno visto il loro ricorso respinto con condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria, poiché le loro doglianze erano una semplice ripetizione di argomenti già esaminati e motivatamente respinti.
Il Contesto del Caso Giudiziario
La vicenda processuale ha origine dalla condanna di due donne per il reato di tentato furto pluriaggravato in concorso, confermata dalla Corte di Appello di Roma. Insoddisfatte della decisione, le imputate hanno deciso di presentare un unico ricorso per Cassazione, affidandosi a un comune difensore. L’oggetto della loro contestazione non riguardava la sussistenza del reato, ma si concentrava esclusivamente sul trattamento sanzionatorio ricevuto, ritenuto eccessivo.
I Motivi del Ricorso: Una Critica al Trattamento Punitivo
L’unico motivo di appello verteva sul trattamento punitivo e sull’applicazione dell’articolo 99 del codice penale, che disciplina la recidiva. Le ricorrenti lamentavano, in sostanza, una severità ingiustificata da parte del giudice di merito nel quantificare la pena. Tuttavia, come vedremo, questo tipo di critica ha dei limiti molto stretti quando viene presentata davanti alla Corte di Cassazione.
La Decisione sul Ricorso Inammissibile
La Suprema Corte ha liquidato il ricorso dichiarandolo inammissibile sulla base di tre ragioni fondamentali. In primo luogo, ha evidenziato come le censure proposte fossero meramente riproduttive di argomenti già adeguatamente esaminati e respinti con argomentazioni giuridiche corrette dalla Corte d’Appello. In secondo luogo, il ricorso mancava di una critica specifica e puntuale alle motivazioni della sentenza impugnata, limitandosi a riproporre le stesse questioni. Infine, la Corte ha definito il ricorso ‘manifestamente infondato’.
Le motivazioni
La motivazione della Corte di Cassazione si fonda su un principio cardine del nostro ordinamento processuale: la distinzione tra giudizio di merito e giudizio di legittimità. La Cassazione non è un terzo grado di giudizio dove si possono rivalutare i fatti o la congruità della pena. Il suo compito è verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione della sentenza impugnata.
Nel caso specifico, la ‘graduazione della pena’ rientra nel potere discrezionale del giudice di merito. Quest’ultimo ha l’obbligo di motivare la sua decisione, spiegando perché ha applicato una determinata sanzione. Una volta che tale motivazione è stata fornita e non risulta palesemente illogica o contraddittoria, non può essere messa in discussione in sede di legittimità. La Cassazione ha ritenuto che la Corte d’Appello avesse giustificato ‘in maniera adeguata’ la propria decisione sulla pena, rendendo la doglianza delle ricorrenti un tentativo inammissibile di ottenere una nuova valutazione sul merito della questione.
Le conclusioni
L’ordinanza ribadisce un principio fondamentale: per evitare una declaratoria di ricorso inammissibile, l’atto di impugnazione presentato alla Corte di Cassazione deve contenere censure specifiche contro la logica giuridica della sentenza di appello, e non limitarsi a ripetere le argomentazioni già respinte nei gradi precedenti. La discrezionalità del giudice di merito sulla quantificazione della pena è insindacabile in sede di legittimità se sorretta da una motivazione adeguata. La decisione si conclude, come da prassi in questi casi, con la condanna delle ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende, a monito contro la presentazione di ricorsi palesemente infondati.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Perché era riproduttivo di censure già adeguatamente vagliate e disattese dal giudice di merito, non era scandito da una specifica critica alle argomentazioni della sentenza impugnata ed era manifestamente infondato.
È possibile contestare in Cassazione l’entità della pena decisa da un giudice?
No, la graduazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. La Corte di Cassazione non può riesaminare tale decisione se il giudice ha fornito una giustificazione adeguata, come avvenuto in questo caso.
Quali sono state le conseguenze economiche per le ricorrenti a seguito della decisione?
Sono state condannate al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.