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Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma la misura

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un’indagata contro l’ordinanza di arresti domiciliari per associazione a delinquere. Il ricorso è stato ritenuto generico e non in grado di contestare specificamente le motivazioni del Tribunale del Riesame, che aveva evidenziato il ruolo attivo dell’indagata all’interno del sodalizio e la persistenza delle esigenze cautelari. La sentenza sottolinea l’importanza di formulare motivi di ricorso specifici, pena la dichiarazione di un ricorso inammissibile.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 27814 Anno 2024
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Pubblicato il 30 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: la Cassazione Sottolinea la Necessità di Motivi Specifici

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27814 del 2024, ha ribadito un principio fondamentale del diritto processuale penale: un ricorso inammissibile è la conseguenza diretta della presentazione di motivi generici che non si confrontano adeguatamente con la decisione impugnata. Questo caso riguarda un’ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari per il reato di associazione per delinquere, confermata dal Tribunale del Riesame e contestata in Cassazione dall’indagata.

I Fatti del Caso

Un’indagata, inizialmente dipendente e poi amministratrice di una delle società coinvolte, è stata accusata di far parte di un’associazione criminale. Il Tribunale del Riesame aveva confermato la misura degli arresti domiciliari, ritenendo sussistente una solida gravità indiziaria. Secondo i giudici, era evidente che le società per cui lavorava fossero mere ‘cartiere’, ovvero entità create per scopi illeciti. L’indagata non solo ne era consapevole, ma aveva assunto un ruolo sempre più attivo nel tempo, gestendo riscossioni, trasferendo fondi ad altri associati e fungendo da portavoce per il capo del sodalizio.

I Motivi del Ricorso Presentato dall’Indagata

La difesa ha presentato ricorso in Cassazione basandosi su due motivi principali:

  1. Violazione di legge e vizio di motivazione sulla partecipazione all’associazione: L’indagata sosteneva la mancanza di prove sulla sua consapevolezza delle attività illecite. A suo dire, gli elementi raccolti potevano al massimo configurare un concorso in singoli reati, ma non la partecipazione stabile a un’associazione criminale.
  2. Mancanza di attualità delle esigenze cautelari: La difesa ha eccepito che non emergevano contatti con altri associati dal 2021 e ha evidenziato le gravi condizioni di salute dell’indagata, ritenendo sufficienti misure meno afflittive.

La Decisione della Cassazione: un Ricorso Inammissibile

La Suprema Corte ha respinto entrambe le doglianze, dichiarando il ricorso totalmente inammissibile.

Le Motivazioni della Corte

Per quanto riguarda il primo motivo, la Corte lo ha definito aspecifico. L’indagata, infatti, si era limitata a riproporre le stesse argomentazioni già valutate e respinte dal Tribunale del Riesame, senza contestare puntualmente la struttura logica della motivazione dell’ordinanza impugnata. Il Tribunale aveva chiaramente spiegato perché il ruolo dell’indagata andasse oltre quello di una semplice dipendente, evidenziando il suo pieno inserimento nel contesto associativo.

Anche il secondo motivo è stato ritenuto manifestamente infondato. La Corte ha validato la motivazione del Riesame sulle esigenze cautelari, che si basavano sulla modalità articolata e prolungata della condotta criminale, sulla personalità dell’indagata, capace di adattare il proprio ruolo alle necessità del gruppo, e sul fatto che il sodalizio fosse ancora operativo al momento dell’esecuzione della misura. La mancanza di qualsiasi segno di resipiscenza o presa di distanza rendeva inadeguata ogni misura meno grave degli arresti domiciliari.

Le Conclusioni

Questa sentenza è un monito importante sulla tecnica di redazione dei ricorsi per cassazione. La Corte non è un terzo grado di giudizio sul merito dei fatti, ma un giudice di legittimità. Un ricorso, per superare il vaglio di ammissibilità, non può limitarsi a una generica contestazione, ma deve individuare e criticare in modo specifico i vizi logici o giuridici presenti nella motivazione del provvedimento impugnato. La conseguenza di una contestazione generica, come in questo caso, è la dichiarazione di un ricorso inammissibile, con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché i suoi motivi erano ‘aspecifici’, cioè troppo generici. La difesa si è limitata a riproporre argomenti già esaminati e respinti dal Tribunale del Riesame, senza contestare in modo puntuale le specifiche ragioni logiche e giuridiche della decisione impugnata.

Quali elementi sono stati decisivi per confermare il coinvolgimento dell’indagata nell’associazione?
Il Tribunale ha ritenuto decisivi diversi elementi: il fatto che le società fossero palesemente delle ‘cartiere’ (società fittizie), il ruolo sempre più attivo assunto dall’indagata nel tempo, passando da semplice dipendente ad amministratrice, e il suo coinvolgimento diretto in operazioni cruciali come la riscossione e il trasferimento di denaro e le comunicazioni per conto del capo dell’associazione.

Perché le esigenze cautelari sono state considerate ancora valide e attuali?
Le esigenze cautelari sono state ritenute attuali perché, al momento dell’applicazione della misura, l’associazione criminale era ancora operativa. Inoltre, la personalità dell’indagata, descritta come ‘eclettica’ e pronta a modificare il proprio ruolo per il bene del sodalizio, e l’assenza di qualsiasi segno di pentimento, hanno indicato un concreto e attuale pericolo di reiterazione dei reati.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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