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Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma condanna

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per estorsione, confermando la decisione della Corte d’Appello. I motivi sono stati giudicati generici, ripetitivi e infondati, sia riguardo la responsabilità penale che il diniego delle attenuanti generiche.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 28952 Anno 2024
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Pubblicato il 29 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: La Cassazione e i Limiti dell’Impugnazione

Presentare un ricorso inammissibile in Cassazione comporta conseguenze definitive per l’imputato. Un’ordinanza recente della Suprema Corte chiarisce i requisiti di specificità che un ricorso deve avere per superare il vaglio di ammissibilità, specialmente quando si contestano la responsabilità penale e il diniego delle attenuanti generiche. Analizziamo questo caso per comprendere meglio i principi applicati.

I Fatti del Processo

La vicenda giudiziaria trae origine da una sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Appello di Messina per il reato di concorso in estorsione, ai sensi degli articoli 110 e 629 del Codice Penale. L’imputato, ritenendo ingiusta la decisione, ha presentato ricorso per Cassazione, affidandolo a due motivi principali.

Con il primo motivo, la difesa contestava la correttezza della motivazione che aveva stabilito la sua responsabilità penale. Con il secondo, lamentava la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, che avrebbero potuto comportare una riduzione della pena.

La Decisione della Corte di Cassazione: il Ricorso Inammissibile

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza in esame, ha dichiarato il ricorso inammissibile in ogni sua parte. Questa decisione non entra nel merito delle questioni sollevate, ma si ferma a un gradino prima, valutando la validità stessa dell’atto di impugnazione. La conseguenza diretta è stata la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, rendendo definitiva la condanna della Corte d’Appello.

Le Motivazioni della Decisione

La Suprema Corte ha fornito una spiegazione chiara e netta per la sua decisione, analizzando separatamente i due motivi di ricorso.

Il Primo Motivo: Ripetitività e Mancanza di Specificità

Il primo motivo è stato giudicato inammissibile perché non conteneva una critica argomentata e specifica contro la sentenza della Corte d’Appello. Invece di contestare puntualmente le ragioni dei giudici di secondo grado, il ricorso si limitava a una “pedissequa reiterazione” degli stessi argomenti già presentati e respinti in appello. La Corte di Cassazione ha sottolineato che un ricorso non può essere una semplice riproposizione delle proprie tesi, ma deve assolvere alla funzione di criticare in modo mirato la decisione impugnata. Poiché il ricorso ometteva di farlo, i suoi motivi sono stati considerati “non specifici ma soltanto apparenti”. La Corte d’Appello, secondo i giudici di legittimità, aveva correttamente individuato gli elementi che provavano il concorso dell’imputato nella condotta estorsiva.

Il Secondo Motivo del ricorso inammissibile: la Discrezionalità sul Diniego delle Attenuanti

Anche il secondo motivo, relativo al diniego delle attenuanti generiche, è stato ritenuto manifestamente infondato. La Cassazione ha ribadito un principio consolidato: la valutazione sulla concessione o meno delle attenuanti è un giudizio di merito, non sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è logica e priva di vizi evidenti. Nel caso di specie, la Corte d’Appello aveva spiegato in modo coerente perché non vi fossero elementi positivi per concedere le attenuanti. La Suprema Corte ha inoltre ricordato che il giudice di merito, per negare le attenuanti, non è obbligato a esaminare ogni singolo elemento favorevole o sfavorevole, ma è sufficiente che motivi la sua decisione basandosi sugli elementi ritenuti decisivi, implicitamente superando tutti gli altri.

Le Conclusioni

L’ordinanza della Cassazione rappresenta un importante monito sui requisiti di ammissibilità dei ricorsi. Non è sufficiente essere in disaccordo con una sentenza per impugnarla efficacemente. È necessario formulare critiche specifiche, pertinenti e argomentate, che si confrontino direttamente con la motivazione del provvedimento contestato. La semplice riproposizione di difese già respinte, senza un reale contraddittorio con la decisione di appello, porta inevitabilmente a una dichiarazione di inammissibilità. Questa pronuncia conferma la rigidità del vaglio di ammissibilità in Cassazione e sottolinea l’importanza di un’assistenza legale qualificata che sappia strutturare un’impugnazione secondo i canoni richiesti dalla procedura penale.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché i motivi presentati erano una mera ripetizione di argomenti già esaminati e respinti dalla Corte d’Appello, senza contenere una critica specifica e argomentata contro la sentenza impugnata.

Cosa significa che un motivo di ricorso è ‘apparente’?
Significa che il motivo, pur esistendo formalmente, non svolge la sua funzione tipica, ovvero quella di criticare la decisione del giudice precedente. Si limita a riproporre le stesse tesi, risultando quindi privo di una reale specificità e incapace di innescare un vero controllo di legittimità.

Il giudice deve considerare tutti gli elementi a favore dell’imputato per negare le attenuanti generiche?
No. Secondo la Corte di Cassazione, per negare la concessione delle attenuanti generiche non è necessario che il giudice analizzi ogni singolo elemento favorevole o sfavorevole, ma è sufficiente che faccia riferimento agli elementi ritenuti decisivi per la sua valutazione, motivando la decisione in modo logico.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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