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Ricorso inammissibile: la Cassazione chiude il caso

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un’imputata condannata per il reato di evasione (art. 385 c.p.). I motivi del ricorso sono stati giudicati meramente ripetitivi di argomentazioni già respinte in appello e volti a una non consentita rivalutazione dei fatti. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 47512 Anno 2023
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Pubblicato il 22 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: Quando la Cassazione non Riesamina i Fatti

L’ordinanza della Corte di Cassazione in esame offre un chiaro esempio di come funzioni il giudizio di legittimità e delle ragioni che possono portare a una declaratoria di ricorso inammissibile. Questo provvedimento sottolinea un principio cardine del nostro sistema processuale: la Corte di Cassazione non è un terzo grado di giudizio dove si possono rivalutare le prove, ma un organo che vigila sulla corretta applicazione della legge.

Il Caso in Esame: Dalla Condanna per Evasione al Ricorso in Cassazione

La vicenda processuale ha origine da una condanna emessa in primo grado e confermata dalla Corte d’Appello di Bari nei confronti di un’imputata per il reato di evasione, previsto dall’art. 385 del codice penale.

Non accettando la decisione dei giudici di merito, la difesa dell’imputata ha proposto ricorso per Cassazione, affidandosi a specifiche censure. L’obiettivo era ottenere l’annullamento della sentenza di condanna, sostenendo che i giudici d’appello avessero errato nella valutazione della sua responsabilità penale.

Le Censure mosse alla Sentenza d’Appello

I motivi del ricorso si concentravano su due aspetti principali:

  1. Violazioni di legge e vizi di motivazione: La difesa lamentava un errore nell’affermazione della responsabilità penale, ritenendo che la sentenza impugnata non avesse adeguatamente giustificato la colpevolezza dell’imputata.
  2. Mancata applicazione di cause di non punibilità: Si contestava la non applicazione dell’art. 54 c.p. (stato di necessità) e dell’art. 131-bis c.p. (particolare tenuità del fatto), istituti che, se riconosciuti, avrebbero potuto escludere o mitigare la punibilità.

In sostanza, la ricorrente chiedeva alla Suprema Corte di riconsiderare la sua posizione e le circostanze del fatto, sperando in un esito diverso da quello dei primi due gradi di giudizio.

La Decisione della Cassazione: Analisi del Ricorso Inammissibile

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza in commento, ha rigettato completamente le richieste della ricorrente, dichiarando il ricorso inammissibile. Questa decisione non entra nel merito delle accuse, ma si ferma a un livello procedurale, constatando la mancanza dei presupposti per un esame approfondito.

Le motivazioni della Corte

La motivazione della Suprema Corte è netta e si basa su due pilastri fondamentali. In primo luogo, i giudici hanno rilevato che le doglianze presentate erano “reiterative”, ovvero una semplice riproposizione di argomenti già ampiamente esaminati e motivatamente respinti dalla Corte d’Appello. La sentenza di secondo grado, secondo la Cassazione, aveva già fornito risposte corrette e argomentate a tutte le questioni sollevate dalla difesa.

In secondo luogo, e di conseguenza, il ricorso si traduceva in una “mera sollecitazione alla rivalutazione di elementi di fatto”. Questo è un punto cruciale: la Corte di Cassazione ha il compito di verificare la corretta interpretazione e applicazione delle norme di diritto (errori di diritto) e la logicità della motivazione (vizi di motivazione), ma non può sostituire la propria valutazione delle prove a quella compiuta dai giudici di merito (primo e secondo grado). Tentare di far riesaminare i fatti alla Cassazione è un errore strategico che porta, come in questo caso, all’inammissibilità.

Le conclusioni: Le Conseguenze Pratiche della Decisione

La declaratoria di inammissibilità ha avuto conseguenze significative per la ricorrente. Non solo la condanna è diventata definitiva, ma la Corte ha anche condannato l’imputata al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria serve a scoraggiare la presentazione di ricorsi palesemente infondati o dilatori. La decisione ribadisce quindi la funzione nomofilattica della Cassazione e i limiti invalicabili del suo sindacato, che non può mai trasformarsi in un terzo grado di giudizio sul fatto.

Perché la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché l’imputata ha presentato doglianze che erano una mera ripetizione di quelle già esaminate e respinte dalla Corte d’Appello, cercando di ottenere una nuova valutazione dei fatti, attività non consentita in sede di legittimità.

Quali sono state le conseguenze economiche per la ricorrente a seguito della dichiarazione di inammissibilità?
La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Quali argomenti difensivi aveva sollevato la ricorrente nel suo appello?
La ricorrente aveva lamentato violazioni di legge e vizi di motivazione riguardo la sua responsabilità per il reato di evasione (art. 385 c.p.), e la mancata applicazione delle cause di non punibilità dello stato di necessità (art. 54 c.p.) e della particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.).

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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