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Ricorso inammissibile: la Cassazione chiarisce i limiti

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d’Appello. I motivi, ritenuti ripetitivi e infondati, riguardavano la sussistenza del dolo e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. L’imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 39534 Anno 2024
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Pubblicato il 4 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: Quando l’Appello alla Cassazione è Destinato al Fallimento

Presentare un ricorso alla Corte di Cassazione è l’ultimo grado di giudizio nel nostro ordinamento, ma non è una terza istanza di merito. La Corte valuta la corretta applicazione della legge, non riesamina i fatti. Un’ordinanza recente chiarisce le conseguenze di un ricorso inammissibile, ovvero un’impugnazione che manca dei requisiti essenziali per essere esaminata. Questo caso serve da monito: riproporre le stesse argomentazioni già respinte o contestare valutazioni di merito del giudice precedente porta non solo al rigetto, ma anche a sanzioni economiche.

I Fatti del Caso: una Violazione e un Ricorso

La vicenda trae origine dalla violazione di una misura cautelare prevista dall’art. 282-bis del codice di procedura penale. L’imputato, condannato in secondo grado dalla Corte d’Appello di Venezia, ha deciso di impugnare la sentenza dinanzi alla Corte di Cassazione. I suoi motivi di ricorso si concentravano su due punti principali: l’insussistenza dell’elemento psicologico del reato (il dolo) e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, che avrebbero potuto comportare una riduzione della pena.

L’Analisi della Corte: i Limiti del Ricorso in Cassazione

La Suprema Corte, con l’ordinanza in esame, ha rapidamente liquidato entrambi i motivi, dichiarando il ricorso inammissibile. L’analisi dei giudici evidenzia due errori classici che rendono un’impugnazione non meritevole di trattazione nel merito.

Il Primo Motivo: la Ripetitività della Censura sul Dolo

L’imputato sosteneva di non aver agito con la coscienza e volontà di violare la misura. Tuttavia, la Cassazione ha osservato che questa argomentazione era una mera riproduzione di quella già presentata e adeguatamente confutata dalla Corte d’Appello. I giudici di secondo grado avevano infatti già stabilito, sulla base degli esiti dei controlli, che la violazione era stata consapevole e volontaria. Riproporre in Cassazione una doglianza identica, senza introdurre nuovi profili di illegittimità della decisione impugnata, è un vizio che conduce direttamente all’inammissibilità.

Il Secondo Motivo: il Diniego delle Attenuanti Generiche

Anche il secondo motivo è stato giudicato infondato. La difesa lamentava una carenza di motivazione nel diniego delle attenuanti generiche. La Corte ha invece ritenuto la decisione d’appello correttamente motivata. Il diniego si basava su elementi concreti e non sindacabili in sede di legittimità: l’assenza di elementi positivi a favore dell’imputato, la gravità del fatto e la presenza di numerosi precedenti penali. La valutazione sulla concessione delle attenuanti è una prerogativa del giudice di merito che, se logicamente motivata, non può essere messa in discussione in Cassazione.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte di Cassazione ha motivato la sua decisione evidenziando la natura del giudizio di legittimità. Il suo compito non è rivalutare le prove o le circostanze di fatto, ma verificare che i giudici dei gradi precedenti abbiano applicato correttamente la legge e motivato in modo logico e coerente le loro decisioni. Nel caso di specie, i motivi di ricorso non presentavano critiche alla legittimità della sentenza d’appello, ma si limitavano a riproporre questioni di fatto già decise o a contestare valutazioni discrezionali adeguatamente giustificate. Questa strategia processuale si scontra inevitabilmente con la funzione della Corte e determina l’inammissibilità dell’impugnazione.

Conclusioni: Le Conseguenze di un Ricorso Inammissibile

Le implicazioni pratiche di questa ordinanza sono chiare e severe. La dichiarazione di ricorso inammissibile non è senza conseguenze. Ai sensi dell’articolo 616 del codice di procedura penale, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di 3.000,00 euro in favore della Cassa delle ammende. Questa pronuncia ribadisce un principio fondamentale: il ricorso in Cassazione deve essere fondato su vizi di legittimità concreti e specifici, non su un generico dissenso rispetto alla ricostruzione dei fatti o alle valutazioni di merito operate nei precedenti gradi di giudizio. Un’impugnazione meramente ripetitiva o esplorativa non solo è inutile, ma comporta anche un onere economico per chi la propone.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché i motivi presentati erano manifestamente infondati: il primo era una semplice ripetizione di una censura già adeguatamente respinta dalla Corte d’Appello, mentre il secondo contestava una valutazione di merito (il diniego delle attenuanti) che era stata correttamente e logicamente motivata.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile in Cassazione?
Quando un ricorso penale viene dichiarato inammissibile, l’imputato viene condannato, per legge, al pagamento delle spese del procedimento e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende. In questo caso, la somma è stata fissata in 3.000 euro.

È possibile contestare in Cassazione il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche?
Sì, ma solo se la motivazione del giudice di merito è inesistente, manifestamente illogica o contraddittoria. Non è possibile contestarla semplicemente perché non si è d’accordo con la valutazione, se questa è fondata su elementi concreti come la gravità del fatto e i precedenti penali, come avvenuto in questo caso.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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