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Ricorso inammissibile: i limiti in cassazione

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una misura di prevenzione, ribadendo che l’impugnazione è consentita solo per violazione di legge e non per mera illogicità della motivazione. Il caso riguardava un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale che contestava la valutazione sulla sua pericolosità sociale. La Corte ha stabilito che, senza una specifica denuncia di violazione di legge o di motivazione assente, il ricorso non può essere esaminato nel merito.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 27765 Anno 2024
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Pubblicato il 30 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile in Cassazione: Quando la Motivazione non Basta

Con la sentenza n. 27765 del 2024, la Corte di Cassazione ha riaffermato un principio cruciale in materia di misure di prevenzione, chiarendo i rigidi confini del sindacato di legittimità. La decisione sottolinea come, in questo specifico ambito, non sia sufficiente lamentare l’illogicità della motivazione del giudice di merito per ottenere un annullamento; è invece necessario denunciare una specifica violazione di legge. Questa pronuncia offre un’importante lezione sui motivi che possono rendere un ricorso inammissibile.

I Fatti del Caso: La Sorveglianza Speciale e l’Appello

Il caso trae origine da un decreto del Tribunale di Catania che applicava a un soggetto la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di Pubblica Sicurezza per due anni. La misura era aggravata dall’obbligo di soggiorno e dall’imposizione di una cauzione di 2.000 euro.

La Corte di Appello di Catania confermava il provvedimento, rigettando l’appello del proposto. Contro tale decisione, l’interessato presentava ricorso per cassazione, affidandosi a un unico motivo: l’illogicità della motivazione riguardo alla sussistenza e all’attualità della sua pericolosità sociale. In particolare, la difesa sosteneva che i giudici di merito si fossero limitati a citare i precedenti penali senza un’effettiva verifica della probabilità di commissione di futuri reati e avessero travisato le argomentazioni difensive relative all’acquisto di alcune automobili non più funzionanti.

I Limiti del Ricorso in Cassazione nelle Misure di Prevenzione

La Corte di Cassazione, nel dichiarare il ricorso inammissibile, ha colto l’occasione per ribadire un principio consolidato, espresso in particolare dalle Sezioni Unite nella sentenza ‘Repaci’ del 2014. Nel procedimento di prevenzione, il ricorso per cassazione è ammesso soltanto per violazione di legge.

Questo significa che il sindacato della Suprema Corte sulla motivazione è estremamente limitato. Non è possibile dedurre il vizio di ‘illogicità manifesta’ previsto dall’art. 606, lett. e), del codice di procedura penale. L’unica eccezione si verifica quando la motivazione è talmente carente da potersi considerare ‘inesistente’ o ‘meramente apparente’. Solo in questi casi estremi, infatti, la mancanza di una vera giustificazione della decisione si traduce in una violazione dell’obbligo di motivare i provvedimenti, configurando così una violazione di legge.

Le Motivazioni dietro un Ricorso Inammissibile

Nel caso di specie, la Corte ha osservato che il ricorrente non aveva eccepito una violazione di legge, né aveva sostenuto che la motivazione fosse assente o solo apparente. Si era limitato a criticare la sufficienza e la logicità del ragionamento della Corte di Appello, contestando nel merito la valutazione sulla sua pericolosità.

Questo tipo di censura, che si traduce in una richiesta di nuova valutazione dei fatti, è preclusa in sede di legittimità. La Cassazione ha rilevato che il decreto impugnato, seppur in modo sintetico, aveva fornito una motivazione congrua sia sulla pericolosità sociale attuale del soggetto, sia sulle specifiche censure difensive. Di conseguenza, non sussistendo una violazione di legge, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Le Conclusioni: Conseguenze e Principio di Diritto

La dichiarazione di inammissibilità ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.

La sentenza rafforza un importante principio procedurale: chi intende impugnare in Cassazione una misura di prevenzione deve concentrarsi sulla denuncia di specifiche violazioni di norme di legge. Criticare semplicemente la logica o la completezza delle argomentazioni del giudice di merito, senza dimostrare che la motivazione è del tutto mancante o puramente di facciata, conduce inevitabilmente a un ricorso inammissibile.

È possibile impugnare in Cassazione una misura di prevenzione lamentando solo l’illogicità della motivazione del giudice?
No. Secondo la Corte, il ricorso in Cassazione contro misure di prevenzione è ammesso solo per violazione di legge. L’illogicità della motivazione non è un motivo valido, a meno che la motivazione sia totalmente assente o meramente apparente, configurando così essa stessa una violazione di legge.

Qual è la differenza tra motivazione illogica e motivazione assente o apparente?
Una motivazione illogica presenta un errore nel ragionamento del giudice ma esiste e sviluppa un percorso argomentativo. Una motivazione assente manca del tutto, mentre una apparente esiste solo formalmente ma non spiega le reali ragioni della decisione. Solo in questi ultimi due casi si può configurare una violazione dell’obbligo di motivare.

Quali sono le conseguenze di un ricorso dichiarato inammissibile?
La dichiarazione di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in presenza di profili di colpa, al versamento di una somma di denaro a favore della Cassa delle ammende, che nel caso di specie è stata fissata in tremila euro.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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