Ricorso Inammissibile: Quando l’Appello è Solo una Ripetizione?
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 36413/2024, ha ribadito principi fondamentali in tema di ammissibilità del ricorso, chiarendo i confini del giudizio di legittimità. La decisione sottolinea come un ricorso inammissibile sia spesso il risultato di una critica non specifica alla sentenza impugnata, che si traduce in un tentativo di rivalutare i fatti, compito precluso alla Suprema Corte. Questo caso offre spunti cruciali sulla differenza tra una legittima censura e una mera riproposizione di argomenti già vagliati.
I Fatti del Caso: Il Ricorso contro la Condanna per Tentata Rapina
Un imputato, condannato in primo e secondo grado per il reato di tentata rapina pluri-aggravata, ha proposto ricorso per cassazione. I motivi di doglianza erano essenzialmente due: il primo contestava la correttezza della motivazione che aveva portato alla sua condanna, mentre il secondo lamentava la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e un’errata dosimetria della pena.
L’Analisi della Corte: Perché il Ricorso è Inammissibile?
La Suprema Corte ha analizzato distintamente i due motivi, giungendo a una declaratoria di inammissibilità per entrambi, sebbene per ragioni parzialmente diverse.
Il Primo Motivo: La Critica Apparente e la Rivalutazione dei Fatti
La Cassazione ha osservato che il primo motivo di ricorso non era altro che una “pedissequa reiterazione” delle argomentazioni già presentate e respinte dalla Corte d’Appello. Invece di formulare una critica puntuale e argomentata contro le ragioni della sentenza di secondo grado, il ricorrente si è limitato a proporre una diversa lettura delle prove e una differente valutazione sull’attendibilità delle fonti. Questo approccio trasforma il ricorso in un tentativo di ottenere un terzo grado di giudizio sul merito, attività che non rientra nelle competenze della Corte di Cassazione. Il suo ruolo, infatti, è quello di giudice di legittimità, ovvero di controllore della corretta applicazione del diritto, non di ricostruttore dei fatti.
Il Secondo Motivo: La Discrezionalità del Giudice sulle Attenuanti
Anche il secondo motivo, relativo alla dosimetria della pena e al diniego delle attenuanti generiche, è stato ritenuto manifestamente infondato. La Corte ha ricordato che la determinazione della pena rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, il quale deve motivare la sua scelta facendo riferimento ai criteri degli articoli 132 e 133 del codice penale. Nel caso specifico, la motivazione della Corte d’Appello è stata giudicata logica e adeguata. Per quanto riguarda le attenuanti generiche (art. 62-bis c.p.), la Cassazione ha sottolineato che, a seguito della riforma del 2008, la sola incensuratezza non è più sufficiente per la loro concessione. A maggior ragione, la presenza di precedenti penali a carico dell’imputato costituisce un valido motivo per escluderle.
Le Motivazioni della Cassazione: Punti Chiave
L’ordinanza si fonda su principi consolidati nella giurisprudenza di legittimità. Le motivazioni della Corte evidenziano due aspetti centrali del processo penale.
La Specificità dei Motivi di Ricorso
Un ricorso per cassazione, per essere ammissibile, deve contenere una critica specifica e argomentata alla decisione impugnata. Non può limitarsi a riproporre le stesse questioni già decise in appello, né può chiedere alla Corte di ‘saggiare’ la tenuta logica della sentenza attraverso un confronto con modelli di ragionamento alternativi. Il motivo deve individuare il vizio di legge o di motivazione in modo preciso, non generico o apparente.
Il Diniego delle Attenuanti Generiche e il Ricorso Inammissibile
La decisione sulle attenuanti generiche è un tipico esercizio di discrezionalità del giudice di merito. Il suo mancato riconoscimento è legittimo se motivato dall’assenza di elementi positivi o, come in questo caso, dalla presenza di elementi negativi come i precedenti penali. Un ricorso che contesta tale decisione senza evidenziare una manifesta illogicità della motivazione è destinato a essere dichiarato inammissibile.
Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche della Decisione
Questa pronuncia della Cassazione serve da monito per chi intende impugnare una sentenza di condanna. Il ricorso di legittimità non è una terza istanza per ridiscutere i fatti. È essenziale che i motivi di ricorso siano mirati a denunciare vizi specifici della sentenza impugnata, evitando la mera riproposizione di argomenti di merito. Inoltre, la decisione ribadisce la consolidata interpretazione restrittiva in materia di attenuanti generiche, confermando che la loro concessione non è un diritto, ma una valutazione discrezionale del giudice, insindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata.
Un ricorso in Cassazione può contestare la valutazione delle prove fatta dal giudice di merito?
No, il ricorso in Cassazione è un giudizio di legittimità e non può sovrapporre la propria valutazione delle risultanze processuali a quella compiuta nei precedenti gradi. Un motivo di ricorso che si limita a proporre una diversa lettura delle prove è considerato inammissibile.
Per quale motivo un ricorso può essere considerato ‘apparente’ e non specifico?
Un motivo è considerato apparente quando si risolve nella pedissequa reiterazione di censure già respinte in appello, senza formulare una critica argomentata e specifica contro le motivazioni della sentenza impugnata. In pratica, non svolge la sua funzione tipica di critica costruttiva.
Il giudice è obbligato a concedere le circostanze attenuanti generiche?
No, la concessione delle attenuanti generiche rientra nella discrezionalità del giudice. Dopo la riforma del 2008, non è più sufficiente la sola incensuratezza. Il mancato riconoscimento può essere legittimamente giustificato dall’assenza di elementi positivi o, come nel caso di specie, dalla presenza di precedenti penali.