Ricorso Inammissibile: le Conseguenze della Decisione della Cassazione
L’ordinanza n. 4375/2023 della Corte di Cassazione offre un chiaro esempio delle conseguenze di un’impugnazione che non supera il vaglio di ammissibilità. Quando un ricorso inammissibile viene presentato davanti alla Suprema Corte, le conseguenze per i ricorrenti non si limitano al solo rigetto della domanda, ma comportano anche significative sanzioni economiche. Analizziamo questa breve ma incisiva decisione per comprendere meglio la vicenda processuale e le sue implicazioni.
I Fatti del Caso: L’Impugnazione della Sentenza d’Appello
La vicenda trae origine dal ricorso presentato da due soggetti avverso una sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Bologna in data 15 gennaio 2020. Non soddisfatti della decisione di secondo grado, i due individui hanno deciso di adire la Corte di Cassazione, l’ultimo grado di giudizio nel nostro ordinamento, per cercare di ottenere una riforma della pronuncia a loro sfavorevole.
La Decisione della Corte: Dichiarazione di Inammissibilità
Riunita in camera di consiglio il 19 ottobre 2022, la Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi proposti. L’esito, cristallizzato nell’ordinanza in commento, è stato netto: la Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili.
Questa decisione ha impedito alla Corte di entrare nel merito della questione. Invece di valutare se la Corte d’Appello avesse giudicato correttamente o meno, i giudici supremi si sono fermati a un controllo preliminare, riscontrando la mancanza dei requisiti necessari affinché il ricorso potesse essere esaminato. Come diretta conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati in solido al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Le Motivazioni dietro un Ricorso Inammissibile
Sebbene l’ordinanza non espliciti nel dettaglio le ragioni specifiche dell’inammissibilità, possiamo delineare i motivi generali per cui un ricorso in Cassazione viene respinto in questa fase preliminare. Un’impugnazione può essere dichiarata inammissibile per diverse ragioni, tra cui:
- Mancanza di motivi specifici: Il ricorso non indica in modo chiaro e preciso quali norme di legge sarebbero state violate o applicate erroneamente dalla corte di merito.
- Proposizione di questioni di fatto: Il ricorso tenta di ottenere dalla Cassazione una nuova valutazione dei fatti e delle prove, un compito che spetta esclusivamente ai giudici di primo e secondo grado. La Cassazione è giudice di legittimità, non di merito.
- Vizi formali: L’atto di ricorso non rispetta i requisiti di forma previsti dal codice di procedura penale.
- Manifesta infondatezza: I motivi addotti appaiono palesemente privi di qualsiasi fondamento giuridico.
La decisione di dichiarare un ricorso inammissibile è quindi una sanzione processuale che colpisce un’impugnazione esercitata in modo non conforme alla legge.
Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche e Costi
La pronuncia della Corte di Cassazione ha due implicazioni pratiche fondamentali. La prima è che la sentenza della Corte d’Appello di Bologna è diventata definitiva e irrevocabile. La seconda, di natura economica, è la condanna dei ricorrenti. Oltre a dover sostenere i costi del procedimento, essi sono stati obbligati a versare una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende, una misura prevista proprio per scoraggiare ricorsi dilatori o palesemente infondati. Questa ordinanza serve da monito sull’importanza di redigere ricorsi per cassazione con estremo rigore tecnico e solo in presenza di validi motivi di diritto, per evitare conseguenze processuali ed economiche sfavorevoli.
Cosa succede quando la Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile?
La Corte non esamina il merito della questione. La sentenza impugnata diventa definitiva e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e, di norma, di una sanzione pecuniaria.
Oltre alle spese processuali, quali altre sanzioni economiche possono essere imposte per un ricorso inammissibile?
In caso di inammissibilità del ricorso, il giudice condanna il ricorrente al pagamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, come stabilito nell’ordinanza in esame, che ha fissato l’importo a tremila euro.
La dichiarazione di inammissibilità significa che la Corte ha ritenuto il ricorrente colpevole nel merito?
No. La dichiarazione di inammissibilità è una decisione puramente processuale. La Corte non entra nel merito della colpevolezza o innocenza, ma si limita a constatare che il ricorso non possiede i requisiti previsti dalla legge per poter essere esaminato.