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Ricorso in Cassazione tardivo: la condanna diventa definitiva

L’Imputato, condannato in secondo grado per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso davanti alla Suprema Corte. Tuttavia, la sentenza d’appello era stata pronunciata con contestuale lettura della motivazione in udienza, facendo decorrere il termine perentorio di quindici giorni per l’impugnazione. Poiché la difesa ha depositato l’atto oltre la scadenza di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il Ricorso in Cassazione tardivo. Di conseguenza, l’Imputato ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 29155 Anno 2023
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Pubblicato il 14 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il rispetto dei tempi nel processo penale e il Ricorso in Cassazione tardivo

Nel processo penale, il rispetto dei termini stabiliti dalla legge per presentare le impugnazioni rappresenta un elemento fondamentale. Un ritardo anche di un solo giorno può vanificare ogni possibilità di difesa. Questo è quanto accaduto nel caso in esame, dove la Suprema Corte ha dovuto dichiarare inammissibile un Ricorso in Cassazione tardivo presentato oltre i termini perentori (termini improrogabili che non ammettono ritardi).

Il fatto originario e la condanna in appello

L’Imputato aveva subito una condanna per il reato di resistenza a pubblico ufficiale (un comportamento violento o minaccioso per opporsi a un pubblico ufficiale mentre compie il proprio dovere). Il Tribunale di primo grado aveva accertato la responsabilità penale dell’uomo dopo un’attenta analisi delle prove. Successivamente, la Corte di appello aveva confermato integralmente la decisione del primo giudice, ritenendo corretta la ricostruzione dei fatti. Durante l’udienza di secondo grado, il giudice aveva dato lettura immediata sia del verdetto sia delle motivazioni della sentenza. Questa modalità di pubblicazione della decisione ha un impatto diretto sul calcolo dei giorni utili per presentare il successivo ricorso. Il difensore dell’Imputato ha comunque deciso di proporre ricorso davanti alla Corte di Cassazione. La difesa lamentava una motivazione carente e superficiale da parte dei giudici di secondo grado, ritenendo che non avessero risposto adeguatamente ai motivi di appello.

Come si calcolano i termini per l’impugnazione

La legge processuale penale stabilisce regole rigide e inderogabili per il calcolo dei termini di impugnazione. Quando il giudice legge la motivazione insieme al dispositivo (la parte finale della sentenza che contiene la decisione) in udienza, il termine per ricorrere è di soli quindici giorni. Questo termine inizia a decorrere immediatamente dal giorno della lettura della sentenza, senza attendere alcuna notifica successiva. Nel caso specifico, la Corte di appello ha pronunciato la sentenza il 13 dicembre. Di conseguenza, il termine ultimo per presentare il ricorso scadeva il 28 dicembre. La difesa dell’Imputato ha invece depositato l’atto di ricorso il 19 gennaio dell’anno successivo. Questo ritardo di diverse settimane ha reso l’atto del tutto nullo e inefficace per il proseguimento del giudizio, bloccando ogni possibilità di revisione della condanna.

Le motivazioni della sentenza sul Ricorso in Cassazione tardivo

I giudici della Suprema Corte hanno analizzato in primo luogo la tempestività dell’impugnazione. La natura processuale della questione permette alla Corte di accedere direttamente agli atti del fascicolo per verificare le date di deposito. Dall’esame dei documenti è emersa chiaramente la tardività del deposito. La Cassazione ha ribadito che il termine di quindici giorni previsto dalla legge ha natura perentoria. Il mancato rispetto di questa scadenza impedisce ai giudici di entrare nel merito delle contestazioni sollevate dalla difesa. La manifesta tardività determina l’inammissibilità insanabile del ricorso. I giudici non hanno quindi potuto valutare se le critiche alla sentenza di appello fossero fondate o meno.

Le conclusioni della Cassazione sul Ricorso in Cassazione tardivo

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal difensore dell’Imputato. Questa decisione comporta la fine definitiva del processo e la conferma della condanna penale. L’Imputato ha perso definitivamente la causa e deve subire le conseguenze legali della condanna. Inoltre, la legge prevede una sanzione per chi presenta ricorsi inammissibili. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento. L’Imputato deve anche versare la somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria serve a scoraggiare la presentazione di ricorsi infondati o fuori termine che intasano la macchina della giustizia.

Cosa succede se si presenta il ricorso in Cassazione dopo la scadenza dei termini?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile senza che i giudici possano esaminare i motivi di merito, e la condanna precedente diventa definitiva.

Quanto tempo si ha per fare ricorso se la motivazione viene letta in udienza?
Se il giudice legge la motivazione contestualmente alla sentenza, il termine per presentare il ricorso è di quindici giorni dalla lettura.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso dichiarato inammissibile?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro a favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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