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Ricorso in Cassazione tardivo: assoluzione confermata e multa

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da La Parte Civile contro la sentenza della Corte d’appello di Torino, che aveva confermato l’assoluzione de L’Imputato. Il ricorso è stato ritenuto un chiaro esempio di Ricorso in Cassazione tardivo. La sentenza d’appello era stata depositata il 14 novembre 2022 senza fissazione di un termine specifico, facendo decorrere il termine ordinario di trenta giorni per l’impugnazione. La scadenza per presentare il ricorso era fissata al 26 dicembre 2022, ma La Parte Civile ha depositato l’atto solo il 19 gennaio 2023. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno respinto il ricorso e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di quattromila euro in favore della Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 33856 Anno 2023
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Pubblicato il 25 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il rispetto dei tempi nel processo penale e il Ricorso in Cassazione tardivo

Il processo penale italiano si fonda su regole temporali molto rigide e severe. Il mancato rispetto di queste scadenze comporta sempre conseguenze definitive e irreparabili per le parti coinvolte nel giudizio. Un esempio emblematico di questa severità riguarda il Ricorso in Cassazione tardivo, una situazione che si verifica quando una parte presenta l’impugnazione oltre i termini perentori stabiliti dal codice di procedura penale. La tempestività dell’atto rappresenta un requisito fondamentale e preliminare per l’ammissibilità del ricorso stesso. Se il ricorrente non rispetta i termini, i giudici di legittimità non possono esaminare i motivi di contestazione nel merito, dichiarando subito la fine del procedimento. Questo principio garantisce la certezza del diritto e la stabilità delle decisioni giudiziarie nel tempo.

Il caso concreto e la scadenza non rispettata

La vicenda processuale nasce da un procedimento penale a carico de L’Imputato. Nei primi due gradi di giudizio, i giudici di merito hanno pronunciato una chiara sentenza di assoluzione per tutti i reati contestati all’uomo. La Parte Civile, non accettando questa decisione favorevole all’imputato, ha deciso di impugnare la sentenza emessa dalla Corte d’appello davanti alla Corte di Cassazione.

La Corte d’appello ha pronunciato la decisione in data 11 novembre 2022. In quella sede, il collegio giudicante non ha indicato un termine specifico per il deposito della motivazione. L’ufficio giudiziario ha provveduto al deposito della motivazione in data 14 novembre 2022. Da questo preciso momento è iniziato a decorrere il termine ordinario di trenta giorni previsto dalla legge per la presentazione del ricorso.

La scadenza ultima per impugnare la sentenza scadeva inderogabilmente il 26 dicembre 2022. La Parte Civile ha invece presentato il proprio ricorso soltanto il 19 gennaio 2023. Questo ritardo evidente ha reso l’atto del tutto nullo sotto il profilo procedurale, impedendo qualsiasi discussione sui fatti di causa.

Le motivazioni della Cassazione sul Ricorso in Cassazione tardivo

I giudici della Suprema Corte hanno incentrato la loro decisione esclusivamente sul calcolo rigoroso dei termini processuali. L’articolo 544 del codice di procedura penale disciplina la redazione e i termini per il deposito della sentenza. Quando il giudice deposita la motivazione entro i termini ordinari, le parti devono calcolare i giorni per l’impugnazione a partire da quella data specifica.

Nel caso in esame, il deposito è avvenuto il 14 novembre 2022. La legge prevede un termine di trenta giorni per proporre il ricorso in Cassazione in questa specifica ipotesi. Il calcolo matematico dei giorni portava la scadenza definitiva al giorno 26 dicembre 2022. La Parte Civile ha depositato l’atto con quasi un mese di ritardo rispetto alla scadenza legale.

La Cassazione ha ribadito che i termini per impugnare sono tassativi e invalicabili. Questo significa che le parti non possono prorogarli o ignorarli in alcun modo. La tardività determina automaticamente l’inammissibilità del ricorso, senza che i giudici possano valutare se le ragioni della Parte Civile fossero fondate o meno nel merito. Il rigetto formale diventa quindi una conseguenza inevitabile e insuperabile per il ricorrente negligente.

Le conclusioni della Suprema Corte sulla tardività

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da La Parte Civile. Questa decisione comporta la fine definitiva del processo e la conferma dell’assoluzione de L’Imputato. La Parte Civile non potrà più contestare la sentenza di assoluzione in nessuna sede giudiziaria, civile o penale.

Oltre alla perdita del diritto di impugnazione, la dichiarazione di inammissibilità comporta pesanti sanzioni pecuniarie per chi ha promosso l’azione tardiva. I giudici hanno condannato La Parte Civile al pagamento delle spese del procedimento. Inoltre, la Corte ha imposto al ricorrente il pagamento di una somma pari a quattromila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione punisce la presentazione di un ricorso palesemente inammissibile, scoraggiando l’abuso dello strumento giudiziario quando non vi sono i presupposti legali. La decisione evidenzia l’importanza cruciale di una gestione attenta e tempestiva delle scadenze processuali da parte dei difensori.

Cosa succede se si presenta un ricorso oltre la scadenza?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile e i giudici non esaminano i motivi della contestazione, confermando in via definitiva la decisione precedente.

Come si calcola il termine per il ricorso in Cassazione?
Il termine ordinario è di trenta giorni e decorre dal giorno del deposito della motivazione della sentenza da parte del giudice in cancelleria.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile?
Il ricorrente deve pagare le spese del processo e può subire una condanna al pagamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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