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Ricorso in Cassazione inammissibile: motivi e analisi

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso in Cassazione inammissibile presentato da due imputati condannati per bancarotta. I motivi sono stati giudicati generici, in quanto mera ripetizione di quelli d’appello, e manifestamente infondati per quanto riguarda la contestazione sulla recidiva e le attenuanti, rientrando nella discrezionalità del giudice di merito.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 1290 Anno 2026
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Pubblicato il 22 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso in Cassazione Inammissibile: Quando la Ripetitività Costa Caro

L’ordinanza in esame della Corte di Cassazione offre un’importante lezione sulla corretta formulazione dei ricorsi nel terzo grado di giudizio. La decisione di dichiarare un ricorso in Cassazione inammissibile non è meramente formale, ma affonda le sue radici in principi cardine della procedura penale, come la specificità dei motivi e il rispetto della discrezionalità del giudice di merito. Analizziamo come la Corte abbia applicato questi principi in un caso di bancarotta, confermando la condanna degli imputati e condannandoli al pagamento delle spese.

I Fatti del Caso e le Condanne Precedenti

Due soggetti venivano condannati in primo grado e in appello per reati di bancarotta. Nello specifico, a un imputato venivano contestati i reati di bancarotta semplice e fraudolenta, mentre al secondo solo la bancarotta fraudolenta. La Corte d’Appello di Bologna aveva confermato in toto la sentenza di primo grado. Avverso tale decisione, gli imputati decidevano di proporre ricorso congiunto per Cassazione, affidandosi a due principali motivi di doglianza.

I Motivi del Ricorso e la Valutazione della Corte

Il ricorso presentato dagli imputati si basava su due argomenti principali:

  1. Una critica alla motivazione della sentenza d’appello riguardo all’affermazione della loro responsabilità penale.
  2. La contestazione del mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche in regime di prevalenza e della mancata esclusione della recidiva.

La Corte di Cassazione ha esaminato entrambi i motivi, giungendo a una conclusione netta: l’inammissibilità del ricorso.

La Decisione sul Ricorso in Cassazione Inammissibile

La Suprema Corte ha stabilito che nessuno dei due motivi presentati possedeva i requisiti necessari per superare il vaglio di ammissibilità. Il primo motivo è stato giudicato generico e apparente, mentre il secondo è stato ritenuto manifestamente infondato. Di conseguenza, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, con condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Le Motivazioni della Corte

La decisione della Corte si fonda su consolidati principi giurisprudenziali che delineano i confini del giudizio di legittimità.

Primo Motivo: La Genericità e la Mera Ripetizione

La Corte ha osservato che il primo motivo di ricorso non faceva altro che riproporre le stesse argomentazioni già presentate e respinte dalla Corte d’Appello. Un ricorso per Cassazione non può limitarsi a una reiterazione pedissequa dei motivi d’appello. Deve invece contenere una critica specifica e argomentata contro la decisione impugnata, evidenziandone i vizi logici o giuridici. In mancanza di ciò, il motivo è considerato non specifico, ma solo apparente, e quindi inammissibile. Il ricorso deve assolvere a una ‘tipica funzione di una critica argomentata’, cosa che nel caso di specie non è avvenuta.

Secondo Motivo: La Discrezionalità del Giudice di Merito

Per quanto riguarda il secondo motivo, la Corte ha ribadito un principio fondamentale: la graduazione della pena è un’attività che rientra pienamente nella discrezionalità del giudice di merito. La valutazione delle circostanze attenuanti e aggravanti, così come la quantificazione della pena base secondo i criteri degli artt. 132 e 133 del codice penale, non è sindacabile in sede di legittimità, a meno che la motivazione non sia palesemente illogica o contraddittoria.

Nel caso specifico, la Corte ha ritenuto che il giudice d’appello avesse adeguatamente motivato le sue scelte, facendo riferimento a elementi decisivi presenti agli atti. Anche sulla recidiva, la valutazione è stata considerata corretta, in quanto basata sull’analisi del rapporto tra i reati attuali e le condanne precedenti, al fine di verificare una perdurante inclinazione al delitto dell’imputato.

Conclusioni

Questa ordinanza riafferma con chiarezza che il ricorso per Cassazione è uno strumento che richiede rigore tecnico e specificità. Non è una terza istanza di merito dove poter ridiscutere i fatti o le valutazioni discrezionali dei giudici dei gradi precedenti. Per evitare una declaratoria di ricorso in Cassazione inammissibile, è essenziale che i motivi presentati costituiscano una critica puntuale e giuridicamente fondata della sentenza impugnata, e non una semplice riproposizione di difese già respinte. La decisione sottolinea l’importanza di rispettare l’autonomia valutativa del giudice di merito nella commisurazione della pena, un ambito in cui la Corte di Cassazione interviene solo in caso di vizi macroscopici della motivazione.

Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile per genericità?
Un ricorso è dichiarato inammissibile per genericità quando si limita a essere una pedissequa reiterazione dei motivi già dedotti in appello e puntualmente disattesi, omettendo di svolgere una critica argomentata e specifica contro la sentenza impugnata.

La Corte di Cassazione può riesaminare la decisione sulla pena e sulla recidiva?
No, la graduazione della pena e la valutazione sulla recidiva rientrano nella discrezionalità del giudice di merito. La Corte di Cassazione non può riesaminare queste decisioni, a meno che la motivazione del giudice non sia manifestamente illogica o in contrasto con i principi di legge, come quelli enunciati negli artt. 132 e 133 del codice penale.

Quali sono le conseguenze di un ricorso dichiarato inammissibile?
La dichiarazione di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, come avvenuto in questo caso con la condanna al versamento di tremila euro.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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