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Ricettazione: Ricorso Inammissibile, Confermata la Condanna Civile

La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato in appello per il **reato di ricettazione**. L’imputato era stato dichiarato responsabile, ai soli effetti civili, e condannato a risarcire i danni alla parte civile, oltre alle spese legali. Il ricorso in Cassazione lamentava vizi di motivazione e violazioni di legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le censure generiche, aspecifiche e manifestamente infondate. Di conseguenza, l’imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della cassa delle ammende, oltre alla rifusione delle spese legali della parte civile.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 23597 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale

Il Reato di Ricettazione: Quando un Ricorso è Inammissibile

Il reato di ricettazione è un illecito penale che si verifica quando una persona acquista, riceve o occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque si intromette per farli acquistare, ricevere o occultare. Questo articolo esamina una recente ordinanza della Corte di Cassazione che ha affrontato un caso di ricettazione, evidenziando l’importanza di presentare ricorsi ben argomentati e specifici per evitare l’inammissibilità. La vicenda giudiziaria ha visto un imputato condannato in appello per questo reato, con conseguenze significative sul piano civile e processuale.

La Condanna per il Reato di Ricettazione in Appello

La vicenda ha inizio con una sentenza di primo grado che non aveva riconosciuto la responsabilità dell’imputato. Tuttavia, la Corte d’Appello di Palermo ha riformato questa decisione. I giudici d’appello hanno dichiarato l’imputato responsabile, ai soli effetti civili, del reato di ricettazione. Questa condanna ha comportato per l’imputato l’obbligo di risarcire i danni subiti dalla parte civile. La Corte ha liquidato i danni in euro 2.000,00 e ha imposto il pagamento delle spese processuali sostenute dalla parte lesa.

Il Ricorso in Cassazione e le Sue Motivazioni

L’imputato, non accettando la decisione della Corte d’Appello, ha deciso di proporre ricorso per cassazione. Il suo difensore ha sollevato diverse questioni. Ha lamentato una motivazione apparente sulla responsabilità, sostenendo che la sentenza d’appello non spiegava in modo chiaro le ragioni della condanna. Ha poi denunciato una violazione di legge, affermando che non erano stati integrati gli elementi costitutivi del reato di ricettazione e che la motivazione sul punto era insufficiente. Infine, ha eccepito l’assenza di una condizione di procedibilità, cioè un requisito legale necessario per avviare il processo.

L’Inammissibilità del Ricorso sul Reato di Ricettazione

La Corte di Cassazione ha esaminato attentamente il ricorso proposto dall’imputato. Tuttavia, i giudici della Suprema Corte hanno dichiarato il ricorso inammissibile. Questa decisione significa che il ricorso non è stato nemmeno esaminato nel merito, perché non rispettava i requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge. La Cassazione ha ritenuto che il primo motivo fosse del tutto generico, cioè non entrava nel dettaglio delle critiche mosse. Il secondo motivo è stato giudicato aspecifico, riproponendo argomentazioni già valutate e respinte dai giudici di merito con motivazioni valide. Il terzo motivo, relativo all’assenza di una condizione di procedibilità, è stato considerato manifestamente infondato, poiché il reato di ricettazione è pacificamente perseguibile d’ufficio, senza bisogno di una querela della persona offesa.

Le motivazioni: perché il ricorso per ricettazione è stato dichiarato inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso per il reato di ricettazione basandosi su tre punti fondamentali. Il primo motivo era troppo generico, non forniva elementi concreti per una revisione della sentenza di appello. Il secondo motivo era aspecifico, riproponeva critiche già affrontate e risolte dai giudici precedenti, senza aggiungere nuove argomentazioni valide. Il terzo motivo era palesemente infondato, poiché il reato contestato è procedibile d’ufficio, rendendo superflua la questione della condizione di procedibilità. La Suprema Corte ha quindi ritenuto che le lamentele dell’imputato non fossero idonee a mettere in discussione la decisione di secondo grado.

Le conclusioni: le conseguenze dell’inammissibilità sul reato di ricettazione

L’inammissibilità del ricorso ha avuto conseguenze dirette e significative per l’imputato. La Corte di Cassazione ha condannato l’imputato al pagamento delle spese processuali relative al giudizio di legittimità. Inoltre, ha imposto il versamento di una somma di euro tremila a favore della cassa delle ammende, un fondo statale. Questa condanna pecuniaria è una conseguenza tipica dell’inammissibilità dei ricorsi, volta a scoraggiare impugnazioni pretestuose. L’imputato è stato anche condannato a rifondere alla parte civile le spese di rappresentanza e difesa sostenute nel giudizio di Cassazione, liquidate in euro 3.015,00, oltre agli accessori di legge. In pratica, l’imputato ha perso definitivamente la causa e ha dovuto sostenere ulteriori costi legali.

Cos’è il reato di ricettazione?
Il reato di ricettazione si configura quando una persona acquista, riceve o occulta denaro o beni provenienti da un qualsiasi delitto, o si intromette per farli acquistare, ricevere o occultare, sapendo della loro provenienza illecita.

Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Un ricorso in Cassazione è dichiarato inammissibile quando non rispetta i requisiti di legge, ad esempio se è troppo generico, aspecifico, o basato su motivi manifestamente infondati che non mettono in discussione la sentenza impugnata.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile in ambito penale?
Le conseguenze includono la condanna al pagamento delle spese processuali e il versamento di una somma alla cassa delle ammende. Inoltre, il ricorrente può essere condannato a rifondere le spese legali alla controparte.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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