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Revoca Sospensione Pena: il Decreto di irreperibilità e le ricerche

Il Tribunale ha revocato la sospensione condizionale della pena a un Condannato, poiché non aveva pagato la somma provvisionale dovuta. Il Condannato ha presentato ricorso, contestando la validità del `decreto di irreperibilità` e sostenendo di non essere stato informato del procedimento. La difesa lamentava l’omessa ricerca nel suo paese d’origine. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l’obbligo di ulteriori ricerche per il `decreto di irreperibilità` dipende dalla loro effettiva praticabilità. Senza prove che il Condannato fosse tornato nel suo paese, le ricerche già svolte erano sufficienti.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 1 Num. 24215 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il Decreto di irreperibilità: quando una persona scompare

Il decreto di irreperibilità è un atto cruciale nel processo penale. Esso permette al sistema giudiziario di procedere anche quando una persona coinvolta non può essere rintracciata. Questo strumento assicura che la giustizia non si fermi di fronte all’impossibilità di trovare un soggetto. La sua corretta emissione e le ricerche che lo precedono sono fondamentali per garantire il rispetto dei diritti di difesa. La sentenza della Cassazione che analizziamo oggi offre chiarimenti importanti proprio su questo delicato aspetto della procedura penale.

Il caso: revoca della sospensione condizionale

Un Condannato aveva ricevuto una sospensione condizionale della pena. Questo beneficio, tuttavia, era subordinato a una condizione specifica: il pagamento di una somma di denaro a titolo di provvisionale in favore della Parte Civile. Il Tribunale di Imperia, in funzione di giudice dell’esecuzione, ha revocato questa sospensione. La revoca è avvenuta perché il Condannato non aveva rispettato l’obbligo di pagamento. Gli atti non mostravano alcuna impossibilità da parte sua di adempiere a tale prestazione risarcitoria.

Le contestazioni del Condannato sul decreto di irreperibilità

Il Condannato, attraverso il suo difensore, ha presentato ricorso in Cassazione. Ha sollevato due motivi principali di impugnazione. Il primo motivo riguardava la presunta nullità del decreto di irreperibilità. La difesa sosteneva che le ricerche per rintracciare il Condannato erano state insufficienti. In particolare, lamentava l’omessa ricerca nel suo paese di nascita, la Germania. Le ricerche si erano concentrate solo sull’ultima residenza e presso l’Amministrazione Penitenziaria. Il Condannato affermava di non essere venuto a conoscenza del procedimento. Il secondo motivo, strettamente collegato al primo, denunciava la contraddittorietà e l’illogicità della motivazione. Il Condannato non aveva potuto fornire giustificazioni per il mancato pagamento, non essendo stato informato. Anche il difensore d’ufficio non aveva avuto contatti con lui.

Le motivazioni: la praticabilità delle ricerche per il decreto di irreperibilità

La Corte di Cassazione ha esaminato attentamente i motivi del ricorso. Ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha richiamato un principio consolidato in materia di notificazioni all’imputato. L’obbligo di effettuare nuove ricerche, come quelle indicate dall’articolo 159 del codice di procedura penale per l’emissione del decreto di irreperibilità, è condizionato all’oggettiva praticabilità degli accertamenti. Questo significa che le ricerche devono essere possibili e non meramente teoriche. La Corte ha evidenziato che non esiste un obbligo di disporre ricerche all’estero se non si conosce l’esatto recapito del soggetto. Nel caso specifico, il Condannato si era limitato a lamentare genericamente l’omissione di ricerche nel suo paese d’origine. Non aveva però fornito alcun elemento concreto che facesse pensare a un suo rientro in Germania e alla sua reperibilità lì. Pertanto, le ricerche già svolte erano state considerate sufficienti e conformi alla legge.

Le conclusioni: ricorso inammissibile e spese legali

Per le stesse ragioni che hanno portato a ritenere infondato il primo motivo, anche il secondo motivo di ricorso è stato dichiarato inammissibile. Esso era logicamente connesso e dipendente dalla prima censura. La conseguenza della dichiarazione di inammissibilità è stata la condanna del Condannato al pagamento delle spese processuali. Inoltre, in assenza di elementi che escludessero la sua colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, è stato condannato anche al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Il Condannato ha perso il ricorso e deve sostenere i costi legali e una sanzione pecuniaria.

Cos’è il decreto di irreperibilità?
Il decreto di irreperibilità è un atto giudiziario che viene emesso quando una persona coinvolta in un procedimento penale non può essere rintracciata, nonostante siano state effettuate ricerche adeguate. Serve a consentire la prosecuzione del processo anche in assenza fisica del soggetto.

Quando si può revocare la sospensione condizionale della pena?
La sospensione condizionale della pena può essere revocata se il condannato non rispetta le condizioni imposte dal giudice, come ad esempio il pagamento di un risarcimento o l’adempimento di altri obblighi stabiliti nella sentenza.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile in Cassazione?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione, significa che non viene esaminato nel merito. Le conseguenze includono la conferma della decisione impugnata e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in alcuni casi, di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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