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Restituzione nel termine: l’atto depositato esclude il beneficio

Un cittadino, condannato per ingiuria, presenta appello tardivo e successivamente ricorre ai giudici di legittimità chiedendo la restituzione nel termine. Il difensore sostiene di aver depositato tempestivamente l’impugnazione in cancelleria, ma che gli uffici non l’hanno mai trasmessa alla Suprema Corte, dichiarando la sentenza irrevocabile. La Corte di Cassazione respinge l’istanza e dichiara inammissibile il ricorso. Il rimedio straordinario della rimessione nei termini richiede l’impossibilità oggettiva di rispettare la scadenza per caso fortuito o forza maggiore. Chi afferma di aver già depositato l’atto non può invocare questo beneficio, poiché presuppone l’omissione involontaria dell’adempimento. Il ricorrente subisce quindi la condanna definitiva al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione di tremila euro.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 37286 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il mancato inoltro del ricorso e la richiesta di restituzione nel termine

Il processo penale impone regole temporali stringenti per impugnare i provvedimenti giudiziari. La restituzione nel termine costituisce una tutela eccezionale concessa a chi perde una scadenza processuale per cause del tutto indipendenti dalla propria volontà. Un cittadino ha presentato ricorso lamentando il blocco della propria impugnazione all’interno degli uffici giudiziari. La vicenda offre importanti chiarimenti sui presupposti necessari per riaprire i termini di impugnazione.

Il fatto trae origine da una condanna emessa dal Giudice di pace per il reato di ingiuria con pena pecuniaria. Il Tribunale competente dichiarava inammissibile l’atto di appello perché inoltrato oltre i limiti stabiliti dalla legge. A quel punto, il condannato decideva di rivolgersi alla Corte di Cassazione per far valere le proprie ragioni.

Lo smarrimento dell’atto e la restituzione nel termine

La difesa del condannato ha sostenuto di aver depositato tempestivamente l’impugnazione presso la cancelleria del tribunale locale. Tuttavia, l’atto non risultava mai pervenuto alla cancelleria della Suprema Corte a Roma. Durante le verifiche, il difensore scopriva che sulla sentenza impugnata era stata apposta l’attestazione di irrevocabilità.

Per superare l’ostacolo burocratico, il legale presentava formale richiesta di restituzione nel termine ai sensi dell’articolo 175 del codice di procedura penale. Secondo la tesi difensiva, il mancato inoltro del fascicolo da parte della cancelleria integrava un impedimento oggettivo che giustificava la concessione di un nuovo termine per ripresentare l’impugnazione.

La parte civile costituita contestava fermamente l’istanza, evidenziando la correttezza della decisione iniziale del tribunale e la tardività originaria dell’azione.

Questioni procedurali sulle udienze cartolari

I giudici di legittimità hanno preliminarmente affrontato un profilo formale relativo alla trattazione dell’udienza. Il difensore dell’imputato aveva inviato una richiesta di rinvio per legittimo impedimento di salute documentato da certificato medico.

La Corte ha ritenuto non esaminabile tale richiesta a causa del mancato rispetto delle norme speciali sulle udienze non partecipate. La difesa non aveva depositato la preventiva istanza di discussione orale a mezzo posta elettronica certificata nei venticinque giorni antecedenti. L’assenza di tale tempestiva richiesta ha imposto la trattazione scritta del procedimento senza possibilità di differimento.

Le motivazioni sulla restituzione nel termine dell’impugnazione

I giudici ermellini hanno dichiarato l’intero ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. La Corte ha chiarito che il rimedio disciplinato dall’articolo 175 del codice di rito poggia su presupposti giuridici precisi e rigorosi. La parte richiedente deve dimostrare di non aver potuto osservare il termine perentorio a causa di forza maggiore o caso fortuito.

Nel caso analizzato, il ricorrente ha sostenuto l’esatto contrario sul piano logico. L’imputato affermava di aver rispettato la scadenza depositando materialmente l’atto nei tempi prescritti. La presunta omissione o mancata trasmissione da parte della cancelleria non equivale a un mancato rispetto del termine per cause di forza maggiore. L’istituto della rimessione in termini serve a compiere un atto omesso, non a rimediare a disfunzioni successive al deposito.

Le conclusioni: ricorso inammissibile e spese di giustizia

La decisione della Suprema Corte pone fine alla controversia con conseguenze economiche gravose per l’imputato. Non sussistono i presupposti legali per concedere la restituzione nel termine quando la parte dichiara di aver già eseguito l’adempimento processuale.

L’inammissibilità dell’impugnazione comporta la definitività della condanna originaria. La Cassazione ha condannato il cittadino al pagamento integrale delle spese processuali sostenute durante il giudizio di legittimità. Il ricorrente deve inoltre versare la somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

A cosa serve l’istituto della restituzione nel termine?
Questo strumento consente alla parte processuale di compiere un atto scaduto quando dimostra l’impossibilità oggettiva di agire per caso fortuito o forza maggiore.

Cosa accade se un atto depositato in cancelleria non viene trasmesso ai giudici?
La mancata trasmissione non permette di chiedere la rimessione nei termini, poiché l’adempimento formale risulta già compiuto e occorre utilizzare altri rimedi per accertare il deposito tempestivo.

Quali conseguenze derivano da un ricorso dichiarato inammissibile in Cassazione?
La decisione rende definitiva la pronuncia impugnata e comporta la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione economica a favore della Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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