Restituzione nel termine: la Cassazione chiarisce la competenza
La restituzione nel termine è un istituto fondamentale del nostro ordinamento processuale penale, che offre una rete di sicurezza per chi, a causa di eventi imprevedibili, non ha potuto esercitare un proprio diritto entro i tempi previsti dalla legge. Con la recente sentenza n. 16842 del 2024, la Corte di Cassazione è intervenuta su un caso emblematico, chiarendo un aspetto cruciale in materia: la competenza a decidere sull’istanza quando si intende proporre ricorso proprio dinanzi alla Suprema Corte.
I fatti del caso
Un uomo, condannato con una sentenza che prevedeva la pena sostitutiva dei lavori di pubblica utilità, si vedeva revocare tale beneficio da un’ordinanza del Tribunale, in funzione di giudice dell’esecuzione. L’ordinanza ripristinava la pena detentiva originaria. L’interessato, sostenendo di non aver avuto corretta notizia dell’udienza che aveva portato a tale decisione, presentava un’istanza di restituzione nel termine per poter proporre ricorso per cassazione contro quell’ordinanza.
Il Tribunale, lo stesso che aveva emesso il provvedimento, rigettava l’istanza, ritenendo che il condannato fosse stato correttamente informato e che, in ogni caso, fosse venuto a conoscenza del provvedimento in un momento successivo, lasciando comunque decorrere inutilmente i termini per l’impugnazione. Contro questa decisione, il condannato proponeva ricorso per cassazione.
La questione della competenza sulla restituzione nel termine
La Corte di Cassazione, prima di esaminare il merito della richiesta, affronta una questione preliminare di fondamentale importanza: la competenza a decidere sull’istanza. La Suprema Corte ha affermato un principio netto, basato sull’art. 175, comma 4, del codice di procedura penale. Tale norma stabilisce che sull’istanza di restituzione nel termine per proporre impugnazione decide il giudice che sarebbe competente a giudicare sull’impugnazione stessa.
Poiché l’impugnazione che l’interessato intendeva proporre era un ricorso per cassazione, l’unico organo competente a valutare la richiesta di restituzione nel termine era la stessa Corte di Cassazione. Il Tribunale, pertanto, non aveva il potere di decidere e la sua ordinanza è stata annullata senza rinvio per incompetenza funzionale. Questo passaggio evidenzia un errore procedurale che ha viziato la decisione del primo giudice.
le motivazioni
Una volta annullata l’ordinanza impugnata e affermata la propria competenza, la Corte di Cassazione ha proceduto a decidere direttamente sull’originaria istanza di restituzione. L’esito, tuttavia, è stato negativo per il ricorrente. La Corte ha infatti rilevato che, per ottenere la restituzione, non è sufficiente lamentare un vizio di notifica, ma è necessario dimostrare che il mancato rispetto del termine sia dipeso da caso fortuito o forza maggiore e che l’istanza sia stata proposta entro dieci giorni dalla cessazione di tale causa impeditiva.
Nel caso di specie, i giudici hanno accertato che il condannato aveva avuto piena e ufficiale conoscenza del provvedimento che intendeva impugnare in diverse occasioni successive alla sua emissione. In particolare, gli era stato notificato l’ordine di esecuzione per la carcerazione mesi prima della presentazione dell’istanza. Da quel momento, egli era a conoscenza del contenuto e degli effetti della decisione, e da lì decorreva il termine di dieci giorni per chiedere di essere rimesso in termini. Avendo presentato l’istanza molto tempo dopo, la richiesta è stata considerata tardiva e, di conseguenza, rigettata.
le conclusioni
Questa sentenza offre due insegnamenti pratici di grande rilevanza. In primo luogo, ribadisce che la competenza a decidere sulla restituzione nel termine per proporre un’impugnazione è funzionalmente attribuita al giudice di quell’impugnazione. Se si intende ricorrere in Cassazione, è alla Cassazione che bisogna rivolgersi. In secondo luogo, chiarisce che la conoscenza di un provvedimento giudiziario non deriva solo dalla notifica formale, ma può essere desunta da atti successivi e consequenziali, come un ordine di esecuzione. Dal momento in cui si ha la certezza della conoscenza, scattano i brevi termini perentori per attivare i rimedi previsti dalla legge, come appunto l’istanza di restituzione.
Chi è il giudice competente a decidere su un’istanza di restituzione nel termine per proporre ricorso per cassazione?
Secondo l’art. 175, comma 4, cod. proc. pen., il giudice competente è lo stesso che avrebbe dovuto giudicare l’impugnazione, ovvero la Corte di Cassazione.
Perché la richiesta di restituzione nel termine è stata rigettata nonostante l’annullamento dell’ordinanza del Tribunale?
La richiesta è stata rigettata perché la Corte di Cassazione, una volta affermata la propria competenza, ha valutato il merito e ha concluso che l’istante aveva presentato la domanda ben oltre il termine di dieci giorni dal momento in cui aveva avuto effettiva conoscenza del provvedimento da impugnare, attraverso la notifica di atti successivi come l’ordine di esecuzione.
La semplice esistenza di una nullità nella notifica dell’avviso di udienza garantisce il diritto alla restituzione nel termine?
No. La sentenza chiarisce che, a prescindere da eventuali vizi di notifica dell’udienza, ciò che conta per la restituzione nel termine è il momento in cui l’interessato viene a conoscenza effettiva del provvedimento emesso. Da quel momento decorre il termine perentorio per presentare l’istanza, e il mancato rispetto di tale termine ne comporta il rigetto.