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Resistenza a pubblico ufficiale: ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per resistenza a pubblico ufficiale e oltraggio. I motivi del ricorso, relativi alla sussistenza del reato e all’eccessività della pena, sono stati giudicati manifestamente infondati e riproduttivi di censure già respinte in appello. La Corte ha confermato la correttezza della valutazione dei fatti e la congruità della sanzione, basata sui precedenti penali dell’imputato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 39509 Anno 2024
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Pubblicato il 4 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Resistenza a Pubblico Ufficiale: Quando il Ricorso in Cassazione è Inammissibile

L’ordinanza in esame offre un chiaro esempio dei limiti del ricorso in Cassazione, specialmente in casi di resistenza a pubblico ufficiale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile l’impugnazione di un imputato, confermando la condanna e sottolineando l’importanza di presentare motivi di ricorso specifici e non meramente ripetitivi di quanto già discusso nei gradi di merito. Analizziamo la decisione per comprendere le ragioni giuridiche alla base.

I Fatti del Processo

Il caso nasce da una condanna emessa dalla Corte d’Appello per i reati di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, previsti rispettivamente dagli articoli 337 e 341-bis del codice penale. L’imputato, non accettando la decisione, ha proposto ricorso in Cassazione basandolo su due principali motivi:

  1. La contestazione della sussistenza stessa dei reati, in particolare mettendo in dubbio la presenza di più persone, elemento considerato rilevante per la configurazione del delitto.
  2. La lamentela per un trattamento sanzionatorio ritenuto eccessivo.

L’Analisi della Corte e il tema della resistenza a pubblico ufficiale

La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i motivi, qualificandoli come “manifestamente infondati”. Per quanto riguarda il primo punto, relativo alla dinamica del reato di resistenza a pubblico ufficiale, i giudici hanno evidenziato come la Corte d’Appello avesse già adeguatamente motivato la sua decisione, basandosi su dati probatori solidi. Era stato accertato che l’imputato aveva minacciato i pubblici ufficiali mentre svolgevano i loro compiti istituzionali e che, al momento dei fatti, erano presenti altre persone. Il ricorso, su questo punto, si limitava a riproporre una censura già confutata, senza introdurre nuovi e validi argomenti di diritto.

Anche il secondo motivo, relativo alla presunta eccessività della pena, è stato respinto. La Corte ha osservato che la decisione impugnata aveva correttamente tenuto conto dei precedenti penali specifici del ricorrente. Questa valutazione ha portato a considerare congrua la pena inflitta, che peraltro si attestava ben al di sotto del valore medio previsto dalla legge per i reati contestati.

Le Motivazioni della Decisione

La chiave della decisione della Cassazione risiede nel concetto di “inammissibilità”. Il ricorso è stato giudicato inammissibile perché non contestava un’errata applicazione della legge da parte dei giudici di merito, ma tentava di ottenere un nuovo esame dei fatti, attività preclusa in sede di legittimità. La Corte non è un terzo grado di giudizio dove si rivaluta il merito della vicenda, ma un organo che vigila sulla corretta interpretazione e applicazione delle norme.

Inoltre, la riproposizione di argomenti già ampiamente discussi e respinti in appello, senza l’indicazione di vizi logici o giuridici nella sentenza impugnata, rende il ricorso generico e, di conseguenza, inammissibile. La pena è stata ritenuta proporzionata e giustificata, chiudendo ogni spazio a una possibile riconsiderazione.

Le Conclusioni

L’ordinanza si conclude con una declaratoria di inammissibilità del ricorso. Come previsto dall’articolo 616 del codice di procedura penale, tale esito comporta due conseguenze automatiche per il ricorrente: la condanna al pagamento delle spese del procedimento e il versamento di una somma, in questo caso determinata in 3.000 euro, in favore della Cassa delle ammende. Questa decisione ribadisce un principio fondamentale: il ricorso in Cassazione è uno strumento straordinario che deve essere utilizzato per sollevare questioni di legittimità concrete e non per tentare una terza valutazione dei fatti. Un ricorso infondato non solo è destinato al fallimento, ma comporta anche significative conseguenze economiche.

Perché il motivo di ricorso sulla sussistenza del reato di resistenza a pubblico ufficiale è stato respinto?
È stato respinto perché considerato manifestamente infondato e riproduttivo di una censura già adeguatamente confutata dalla Corte d’Appello, la quale aveva già accertato sulla base delle prove che l’imputato aveva minacciato gli ufficiali e che erano presenti più persone.

Come ha giustificato la Corte la congruità della pena inflitta?
La Corte ha ritenuto la pena congrua poiché la decisione di secondo grado aveva fatto corretto riferimento ai precedenti penali specifici del ricorrente, giustificando una sanzione che, peraltro, era stata determinata in misura inferiore alla media prevista dalla legge.

Quali sono le conseguenze economiche per chi presenta un ricorso in Cassazione dichiarato inammissibile?
In base all’art. 616 del codice di procedura penale, la dichiarazione di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende, che nel caso specifico è stata quantificata in 3.000 euro.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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