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Resistenza a pubblico ufficiale: no alla non punibilità

Un imprenditore, accusato di resistenza a pubblico ufficiale nei confronti di Carabinieri durante un controllo, era stato assolto in primo grado per la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la causa di non punibilità prevista dall’art. 131-bis c.p. non è applicabile in questi casi. Il processo dovrà quindi essere celebrato nuovamente in Corte d’Appello.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 41461 Anno 2024
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Pubblicato il 9 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Resistenza a pubblico ufficiale e non punibilità: la Cassazione fa chiarezza

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 41461/2024) affronta un tema cruciale nel diritto penale: i limiti di applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto al reato di resistenza a pubblico ufficiale. La Suprema Corte ha annullato una sentenza di assoluzione, riaffermando un principio fondamentale a tutela delle forze dell’ordine nell’esercizio delle loro funzioni.

I fatti del caso: l’assoluzione in primo grado

La vicenda trae origine da un controllo di servizio effettuato da due Carabinieri all’interno di un esercizio commerciale. Il titolare dell’attività, secondo l’accusa, avrebbe usato violenza e minaccia per opporsi al controllo. Citato a giudizio per il reato di cui all’art. 337 del codice penale, l’imputato veniva però assolto dal Tribunale. La motivazione? Il fatto, pur sussistente, era stato ritenuto non punibile ai sensi dell’art. 131-bis c.p., ovvero per la sua “particolare tenuità”.

Il ricorso del Procuratore Generale

Contro questa decisione, il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello ha proposto un ricorso immediato in Cassazione (il cosiddetto ricorso per saltum). Il motivo del contendere era una presunta violazione di legge da parte del Tribunale. Secondo l’accusa, il giudice di primo grado avrebbe erroneamente applicato l’art. 131-bis in un’ipotesi espressamente esclusa dalla normativa. La legge, infatti, vieta di riconoscere la particolare tenuità del fatto quando la resistenza a pubblico ufficiale è commessa nei confronti di un ufficiale o agente di pubblica sicurezza o di polizia giudiziaria.

La normativa sulla non punibilità e il reato di resistenza

Il cuore della questione risiede nell’interpretazione dell’art. 131-bis c.p. e nelle sue modifiche nel tempo. La versione della norma in vigore al momento del fatto (agosto 2020), introdotta dalla legge n. 77/2019, rendeva inapplicabile la causa di non punibilità quando la resistenza a pubblico ufficiale era commessa “nei confronti di un pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni”.

Successivamente, la Riforma Cartabia (D.Lgs. n. 150/2022) ha modificato la disposizione, restringendo il campo dell’esclusione ai soli casi in cui il reato sia commesso nei confronti di un “ufficiale o agente di pubblica sicurezza o all’ufficiale o agente di polizia giudiziaria nell’esercizio delle proprie funzioni”.

Nonostante questa modifica sia più favorevole all’imputato in linea generale, nel caso di specie non cambiava la sostanza: le vittime erano Carabinieri, che rivestono entrambe le qualifiche. Pertanto, sia con la vecchia che con la nuova normativa, l’assoluzione per tenuità del fatto era preclusa.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso del Procuratore Generale pienamente fondato. Gli Ermellini hanno confermato che il Tribunale ha commesso un chiaro errore di diritto. La disposizione dell’art. 131-bis c.p., sia nella versione vigente al momento del fatto sia in quella attuale (comunque applicabile in quanto più favorevole), non consentiva di assolvere l’imputato. L’aver commesso il fatto contro due Carabinieri nell’esercizio delle loro funzioni integrava pienamente la condizione ostativa prevista dalla legge.

La Corte ha inoltre specificato che, data la natura procedurale del ricorso (per saltum), non era possibile esaminare le altre questioni sollevate dalla difesa dell’imputato, relative alla presunta insussistenza del reato. Tali questioni potranno essere valutate nel nuovo giudizio.

Le conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione e ha rinviato gli atti alla Corte di Appello competente per la celebrazione di un nuovo giudizio di secondo grado. Questa pronuncia ribadisce con fermezza che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non può essere utilizzata come scudo per condotte di resistenza a pubblico ufficiale poste in essere contro le forze dell’ordine. La decisione sottolinea la volontà del legislatore di garantire una tutela rafforzata agli operatori di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria, escludendo sconti di pena per chi si oppone con violenza o minaccia al loro operato.

È possibile applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto al reato di resistenza a pubblico ufficiale?
No, la sentenza chiarisce che l’art. 131-bis c.p. non si applica quando il reato di resistenza è commesso nei confronti di un ufficiale o agente di pubblica sicurezza o di polizia giudiziaria nell’esercizio delle loro funzioni.

Perché la Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione del Tribunale?
Perché il Tribunale ha commesso un errore di diritto, applicando l’art. 131-bis c.p. in una situazione in cui la legge lo esclude espressamente, dato che il fatto era stato commesso contro Carabinieri in servizio.

Cosa succede dopo l’annullamento della sentenza?
La Corte di Cassazione ha rinviato il caso alla Corte di Appello per un nuovo giudizio. L’imputato non è più considerato assolto e dovrà affrontare un processo di secondo grado.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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