\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Resistenza a più ufficiali: è concorso di reati

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25845/2024, ha chiarito che la resistenza a più pubblici ufficiali, anche se compiuta con una sola azione, configura un concorso formale di reati ai sensi dell’art. 81 c.p. e non un reato unico. Il caso riguardava un individuo che aveva aggredito due carabinieri intervenuti presso la sua abitazione. La Corte ha annullato la sentenza di merito limitatamente alla determinazione della pena, poiché il primo giudice non aveva applicato il conseguente aumento sanzionatorio, rinviando per un nuovo calcolo.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 25845 Anno 2024
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Resistenza a Più Pubblici Ufficiali: Un’Unica Azione, Più Reati

Quando un’azione violenta è diretta contro più agenti delle forze dell’ordine, si configura un solo reato o tanti reati quanti sono gli agenti coinvolti? La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 25845 del 2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di resistenza a più pubblici ufficiali, confermando che tale condotta integra un concorso formale di reati e non un reato unico. Questa pronuncia offre l’occasione per analizzare le implicazioni pratiche di tale qualificazione giuridica, soprattutto in termini di calcolo della pena.

I Fatti del Caso

La vicenda trae origine da un intervento di due carabinieri presso l’abitazione di un uomo, su richiesta dei suoi genitori. Durante il controllo, l’individuo dava in escandescenze, tentando prima di aggredire la madre e poi opponendosi con violenza ai militari che cercavano di bloccarlo. Nello specifico, colpiva un appuntato con un pugno al petto e un brigadiere con un calcio. Il Tribunale di Cremona lo condannava per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, ma considerava la sua azione come un reato unico, senza applicare alcun aumento di pena per il fatto che l’aggressione fosse stata rivolta a due distinti ufficiali.

La Decisione della Corte di Cassazione

Il Procuratore generale presso la Corte di appello di Brescia ha impugnato la sentenza di primo grado, lamentando proprio la mancata applicazione della disciplina del concorso formale di reati, prevista dall’articolo 81, primo comma, del codice penale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza limitatamente al trattamento sanzionatorio e rinviando il caso al Tribunale per una nuova determinazione della pena.

La Corte ha stabilito che il giudice di merito ha commesso un errore di diritto nel non considerare che l’azione dell’imputato, sebbene avvenuta in un unico contesto, ha leso l’interesse protetto dalla norma incriminatrice nei confronti di ciascun pubblico ufficiale presente.

Le Motivazioni: la resistenza a più pubblici ufficiali è concorso di reati

La motivazione della Suprema Corte si fonda su un consolidato orientamento, sancito dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 40981 del 2018 (nota come sentenza Apolloni). Il principio cardine è che, nel reato di resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.), il bene giuridico tutelato non è solo il corretto funzionamento della Pubblica Amministrazione in astratto, ma anche la libertà e la sicurezza del singolo ufficiale che sta compiendo un atto del proprio ufficio.

Di conseguenza, quando la violenza o la minaccia è rivolta a più pubblici ufficiali, si realizzano tante violazioni quanti sono i soggetti passivi del reato. L’azione dell’imputato, pur essendo unica dal punto di vista naturalistico, offende distintamente ciascun agente. Questo integra la fattispecie del concorso formale di reati: con una sola azione si commettono più illeciti. L’errore del Tribunale è stato quello di unificare le condotte in un unico reato, omettendo l’aumento di pena che la legge prevede in questi casi.

Le Conclusioni

La sentenza in esame riafferma con chiarezza un punto cruciale per la corretta applicazione della legge penale. La qualificazione della resistenza a più pubblici ufficiali come concorso formale di reati ha una conseguenza pratica diretta e significativa: la pena finale deve essere più severa. Secondo l’art. 81 c.p., si applica la pena prevista per il reato più grave, aumentata fino al triplo. Nel caso di specie, il Tribunale dovrà quindi ricalcolare la pena inflitta all’imputato, partendo dalla pena base e applicando un aumento per la resistenza commessa ai danni del secondo carabiniere. Questa decisione garantisce che la sanzione sia proporzionata alla reale offensività della condotta, che lede la dignità e la funzione di ogni singolo operatore di polizia coinvolto.

Quando ci si oppone a due o più agenti di polizia, si commette un solo reato di resistenza o più reati?
Secondo la sentenza, si commettono più reati in concorso formale, poiché l’azione lesiva si rivolge a ciascun pubblico ufficiale presente, configurando tante violazioni quanti sono gli agenti.

Cosa significa “concorso formale di reati”?
Significa che con una sola azione (ad esempio, un unico atto di violenza) si violano diverse norme di legge o si offendono più persone. In questo caso, una sola condotta aggressiva ha integrato il reato di resistenza nei confronti di più pubblici ufficiali.

Qual è la conseguenza pratica del riconoscere il concorso di reati in un caso di resistenza a più pubblici ufficiali?
La conseguenza è un aumento della pena. La legge prevede che si applichi la pena stabilita per la violazione più grave, aumentata fino al triplo, per tenere conto degli ulteriori reati commessi con la medesima azione.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati