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Remissione di querela in Cassazione: furto cancellato, frode no

Un imputato, condannato per furto e uso indebito di carte di pagamento, ha visto la sua situazione cambiare in modo significativo davanti alla Corte di Cassazione. La vittima ha ritirato la denuncia per il furto. La Corte ha stabilito che la remissione di querela in Cassazione estingue il reato di furto, annullando la relativa condanna perché tale reato è procedibile solo su iniziativa della vittima. Tuttavia, ha confermato la condanna per l’uso indebito della carta, poiché questo è un reato procedibile d’ufficio, per il quale il ‘perdono’ della vittima è irrilevante. L’esito è quindi una condanna solo parziale.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 19770 Anno 2023
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Pubblicato il 11 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Una condanna a metà: il caso della remissione di querela in Cassazione

Una recente sentenza della Corte di Cassazione illustra perfettamente come l’esito di un processo penale possa cambiare anche all’ultimo minuto. Il caso riguarda un individuo condannato per due reati distinti: furto e utilizzo indebito di carte di pagamento. La vicenda assume una piega inaspettata proprio durante la fase finale del giudizio, grazie all’istituto della remissione di querela in Cassazione, che ha portato a un annullamento parziale della condanna. Questo episodio dimostra l’importanza di conoscere la differenza tra reati perseguibili su iniziativa della vittima e quelli per cui lo Stato agisce in autonomia.

I fatti all’origine della controversia

La vicenda inizia con una condanna per due reati contro il patrimonio. Un soggetto viene ritenuto colpevole sia di aver sottratto beni a una persona (reato di furto, art. 624 del codice penale), sia di aver utilizzato illecitamente le sue carte di pagamento (reato previsto dall’art. 493-ter del codice penale). La condanna viene confermata anche in appello. L’imputato decide quindi di presentare ricorso alla Corte di Cassazione, l’ultimo grado di giudizio, per contestare la decisione.

La svolta: il perdono della vittima

Proprio mentre il processo è pendente in Cassazione, accade un fatto nuovo e decisivo. La persona offesa, ovvero la vittima del furto, decide di rimettere la querela. In parole semplici, ‘perdona’ l’autore del reato e ritira formalmente la sua richiesta di punizione. L’imputato, a sua volta, accetta questa remissione. Questo atto, apparentemente semplice, ha conseguenze giuridiche molto profonde e differenziate per i due reati contestati.

La differenza tra reati a querela e reati d’ufficio

Per capire la decisione della Corte, è fondamentale distinguere due categorie di reati. I ‘reati procedibili a querela’ sono quelli per cui lo Stato può avviare un processo solo se la vittima lo richiede esplicitamente con un atto chiamato querela. Il furto semplice rientra in questa categoria. I ‘reati procedibili d’ufficio’, invece, sono considerati più gravi e dannosi per la società, per cui lo Stato interviene e processa il colpevole a prescindere dalla volontà della vittima. L’uso indebito di carte di pagamento è uno di questi. La remissione di querela in Cassazione può quindi estinguere solo la prima tipologia di reato.

Le motivazioni: perché la remissione di querela in Cassazione ha estinto solo un reato

La Corte di Cassazione ha applicato rigorosamente questa distinzione. Ha preso atto della remissione di querela e ha dichiarato estinto il reato di furto. Di conseguenza, ha annullato la parte della sentenza relativa a quel reato, eliminando la pena corrispondente. I giudici hanno sottolineato che la remissione, se accettata, prevale su tutto e chiude definitivamente la questione per i reati a querela. Per quanto riguarda l’altro reato, l’uso indebito di carte, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La remissione della querela non aveva alcun valore per questo capo d’accusa, essendo un reato procedibile d’ufficio. La condanna per questa seconda imputazione è quindi diventata definitiva.

Le conclusioni: un esito parziale ma un principio chiaro

L’imputato ha ottenuto un annullamento parziale della sua condanna. La pena per il furto è stata cancellata, ma è rimasta in piedi quella per l’uso illecito delle carte. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: la volontà della persona offesa è decisiva solo per i reati minori, per i quali la legge richiede una sua esplicita manifestazione di volontà per procedere. Per i reati che lo Stato considera di maggiore allarme sociale, il processo va avanti indipendentemente dal perdono privato. La decisione finale ha quindi bilanciato la volontà della vittima con l’interesse pubblico alla repressione di specifici illeciti.

Cosa significa ‘remissione di querela’?
È l’atto con cui la vittima di un reato ritira la propria denuncia, rinunciando a chiedere la punizione del colpevole.

La remissione di querela cancella sempre il reato?
No, cancella solo i reati ‘procedibili a querela’, cioè quelli per cui è necessaria la denuncia della vittima. Non ha effetto sui reati ‘procedibili d’ufficio’, per i quali lo Stato procede autonomamente.

In questo caso, perché l’imputato è stato condannato solo per un reato?
Perché il furto è stato estinto grazie alla remissione di querela della vittima, mentre il reato di uso indebito di carta di pagamento è procedibile d’ufficio e la condanna è rimasta valida.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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