Regime differenziato: l’obbligo del vetro divisorio nei colloqui
Il tema del regime differenziato torna al centro del dibattito giuridico con una recente pronuncia della Corte di Cassazione. La questione riguarda il delicato equilibrio tra le esigenze di sicurezza dello Stato e il diritto del detenuto a mantenere rapporti affettivi con i propri familiari, in particolare con i figli minori.
Nel caso di specie, un detenuto ha impugnato il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza che confermava il divieto di svolgere colloqui senza vetro divisorio con il proprio figlio. La difesa sosteneva che tale restrizione fosse stata imposta in precedenza solo per ragioni sanitarie legate alla pandemia e che, cessata l’emergenza, dovesse essere ripristinato il contatto fisico.
La disciplina dei colloqui nel regime speciale
Il regime differenziato prevede regole stringenti per quanto riguarda le comunicazioni con l’esterno. La finalità primaria è quella di recidere ogni possibile legame operativo tra il detenuto e l’ambiente criminale di provenienza. In questo contesto, il vetro divisorio non è una misura punitiva, ma uno strumento di prevenzione necessario per evitare lo scambio di messaggi o oggetti non autorizzati.
La normativa penitenziaria stabilisce una deroga parziale solo per i figli di età inferiore ai dodici anni, ai quali è permesso il contatto fisico per favorire lo sviluppo psicologico e il legame genitoriale. Tuttavia, al compimento del dodicesimo anno, la regola generale della barriera fisica torna a essere pienamente operativa.
Pandemia e restrizioni aggiuntive
Un punto centrale del ricorso riguardava l’interpretazione delle misure adottate durante il periodo emergenziale. Il ricorrente lamentava che l’uso del vetro divisorio fosse stato esteso anche ai colloqui con il figlio piccolo a causa del COVID-19, creando un precedente che avrebbe influenzato negativamente le decisioni successive.
La Cassazione ha chiarito che le restrizioni pandemiche erano giustificate da esigenze di salute pubblica e non hanno costituito una compressione irragionevole dei diritti. Di conseguenza, il fatto che in passato il vetro fosse usato per motivi sanitari non conferisce al detenuto il diritto di evitarlo oggi, dato che il figlio ha ormai superato l’età limite prevista dalla legge.
Le motivazioni
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. I giudici hanno sottolineato come il magistrato di sorveglianza abbia correttamente applicato le norme che regolano il regime differenziato. La distinzione basata sull’età del minore (dodici anni) è un criterio oggettivo che bilancia l’interesse del fanciullo con le inderogabili necessità di sicurezza pubblica.
Non è stata riscontrata alcuna carenza motivazionale nel provvedimento impugnato, poiché la restrizione risulta coerente con lo status giuridico del detenuto e con le finalità preventive del trattamento speciale a cui è sottoposto.
Le conclusioni
La decisione ribadisce la rigidità del regime differenziato e la sua resistenza a interpretazioni estensive dei diritti soggettivi quando questi collidono con la sicurezza nazionale. La presenza del vetro divisorio rimane un pilastro del trattamento per i detenuti ad alta pericolosità, con l’unica eccezione rappresentata dall’infanzia dei figli. Oltre tale soglia, prevale la necessità di controllo totale sulle interazioni fisiche durante i colloqui visivi.
Quando è obbligatorio il vetro divisorio nei colloqui in carcere?
Il vetro divisorio è obbligatorio per i detenuti in regime differenziato, tranne nei casi in cui il colloquio avvenga con figli di età inferiore ai dodici anni.
Le restrizioni per il COVID-19 possono giustificare la rimozione del vetro oggi?
No, la Corte ha stabilito che le misure sanitarie passate erano legittime e non influenzano l’obbligo attuale del vetro previsto dalle norme di sicurezza del regime speciale.
Cosa rischia chi presenta un ricorso manifestamente infondato?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.