Reddito di Cittadinanza Reato: L’Abrogazione Non Cancella il Passato
Con la recente sentenza n. 33155 del 2024, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi su una questione di grande attualità: le conseguenze penali per chi ha percepito indebitamente il sussidio. In particolare, la Corte ha chiarito che l’abolizione del reddito di cittadinanza reato, avvenuta il 1° gennaio 2024, non comporta un’assoluzione generalizzata per i fatti commessi in precedenza. Analizziamo insieme questa importante decisione.
I Fatti del Caso: La Percezione Indebita del Sussidio
Il caso esaminato riguardava un cittadino condannato dal Giudice per l’Udienza Preliminare per il reato previsto dall’art. 7, comma 1, del D.L. n. 4/2019. L’imputato aveva presentato, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, quattro diverse istanze per l’ammissione al beneficio, riuscendo a ottenere indebitamente ben 37 quote mensili del reddito di cittadinanza, in un arco temporale compreso tra aprile 2019 e luglio 2022.
La Tesi Difensiva: Appello alla Legge Più Favorevole
L’imputato ha proposto ricorso in Cassazione basandosi su un unico motivo: la violazione di legge. Secondo la difesa, la legge di bilancio 2023 (Legge n. 197/2022) aveva abrogato il reato a partire dal 1° gennaio 2024. Di conseguenza, si sarebbe dovuto applicare il principio della lex mitior (la legge più favorevole al reo), previsto dall’art. 2 del codice penale, anche durante il periodo di vacatio legis. Pertanto, il giudice di merito avrebbe dovuto pronunciare una sentenza di proscioglimento ai sensi dell’art. 129 del codice di procedura penale.
Reddito di Cittadinanza Reato e la Decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso infondato, rigettandolo e confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che, sebbene il reato sia stato formalmente abrogato, il legislatore ha previsto una specifica disciplina transitoria che impedisce l’applicazione retroattiva della nuova norma più favorevole.
Le Motivazioni: La Deroga al Principio di Retroattività
La motivazione della Corte si fonda sull’interpretazione dell’art. 1, comma 318, della Legge n. 197/2022. Questa norma, pur abrogando il delitto dal 1° gennaio 2024, fa espressamente salva l’applicazione delle sanzioni penali per i fatti commessi fino al 31 dicembre 2023, ovvero fino al termine finale di efficacia della disciplina del reddito di cittadinanza.
Secondo la Cassazione, questa è una deroga esplicita e voluta dal legislatore al principio di retroattività della lex mitior. Tale deroga è considerata non irragionevole, poiché sorretta da una plausibile giustificazione: assicurare la tutela penale per l’indebita erogazione del sussidio per tutto il tempo in cui è stato possibile beneficiarne. La soppressione del vecchio reato, infatti, si coordina cronologicamente con l’introduzione della nuova incriminazione legata ai nuovi sussidi (come l'”assegno di inclusione”), garantendo così una continuità nella protezione degli interessi pubblici.
La Corte ha richiamato anche precedenti pronunce, incluse quelle delle Sezioni Unite, che hanno confermato questa linea interpretativa. Poiché le condotte contestate all’imputato si sono verificate tra il 2019 e il 2022, esse ricadono pienamente nel periodo di efficacia della vecchia disciplina, che al momento della pronuncia e dei fatti era pienamente vigente.
Le Conclusioni: Implicazioni della Sentenza
La decisione della Corte di Cassazione ha un’implicazione pratica molto chiara: l’abrogazione del reato legato al reddito di cittadinanza non è una sanatoria. Chiunque abbia commesso illeciti nella percezione del sussidio fino al 31 dicembre 2023 rimane perseguibile e punibile secondo la normativa allora in vigore. La volontà del legislatore di creare una disciplina transitoria prevale sul principio generale della legge più favorevole, garantendo che le condotte fraudolente passate non restino impunite.
L’abrogazione del reato per indebita percezione del Reddito di Cittadinanza ha effetto retroattivo?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che la legge che ha abrogato il reato (L. 197/2022) ha espressamente previsto che le sanzioni penali continuano ad applicarsi per tutti i fatti commessi fino al 31 dicembre 2023.
Perché in questo caso non si applica il principio della ‘lex mitior’ (legge più favorevole)?
Non si applica perché il legislatore ha introdotto una deroga specifica e giustificata a tale principio. La deroga è ritenuta ragionevole per garantire la tutela penale durante il periodo di transizione dal Reddito di Cittadinanza al nuovo ‘assegno di inclusione’.
Una persona che ha percepito illecitamente il Reddito di Cittadinanza nel 2022 può essere ancora processata e condannata oggi?
Sì. Secondo la sentenza, poiché i fatti si sono verificati prima del 31 dicembre 2023, la vecchia normativa penale rimane pienamente vigente e applicabile per tali condotte, anche se il reato è stato formalmente abrogato dal 1° gennaio 2024.