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Recidiva Reiterata: Spaccio Minore o Pericolosità Sociale Accresciuta?

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per spaccio di droga (Art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309). L’individuo contestava l’applicazione della recidiva reiterata, sostenendo che i precedenti per spaccio di strada di piccole quantità non indicassero una maggiore pericolosità sociale. La Corte ha confermato che i giudici di merito avevano adeguatamente motivato la recidiva reiterata, considerando lo stile di vita criminale immutato dell’imputato nonostante le sanzioni precedenti. Il ricorso è stato ritenuto manifestamente infondato, comportando la conferma della condanna e il pagamento delle spese processuali.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 19818 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La Recidiva Reiterata: Un Caso di Spaccio di Droga

La recidiva reiterata rappresenta un tema cruciale nel diritto penale italiano. Essa si verifica quando un individuo, già condannato più volte, commette un nuovo reato. Questa condizione può comportare un aumento significativo della pena. La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso che chiarisce i criteri per l’applicazione di questa aggravante, specialmente in contesti di spaccio di droga. La sentenza sottolinea l’importanza di una motivazione specifica da parte del giudice, che vada oltre la semplice constatazione dei precedenti penali.

Il Fatto: Spaccio di Droga e Recidiva

Un individuo è stato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti, specificamente per dieci dosi di cocaina, per un totale di sette grammi lordi. I giudici di primo e secondo grado hanno riconosciuto le attenuanti generiche, ma le hanno considerate equivalenti alla contestata recidiva reiterata. Questo ha portato a una condanna a sei mesi di reclusione e duemila euro di multa. L’accusa si basava sull’articolo 73, comma 5, del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, che disciplina la produzione, il traffico e la detenzione illeciti di sostanze stupefacenti.

La Contestazione della Recidiva Reiterata

L’individuo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancata esclusione degli effetti sanzionatori della recidiva reiterata. Ha sostenuto che i suoi precedenti penali riguardavano episodi di spaccio da strada, caratterizzati da modalità rudimentali e piccole quantità di droga. Secondo la difesa, questi fatti non potevano indicare una maggiore pericolosità sociale, ma solo una scarsa offensività del reato. Non si ravvisava, a suo dire, alcuna marcata lesione o messa in pericolo del bene tutelato dalla legge.

Il Principio di Diritto sulla Recidiva

La Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale in materia di recidiva facoltativa (cioè non automatica). Il giudice deve fornire una motivazione specifica, sia che decida di applicare la recidiva, sia che decida di escluderla. Questa motivazione deve spiegare se la condotta attuale rappresenta una significativa prosecuzione di un processo delinquenziale già in atto. Non basta, quindi, richiamare la sola esistenza di precedenti penali. È necessario valutare se il nuovo reato dimostri una persistenza nella condotta criminale e una maggiore pericolosità sociale dell’imputato.

Le Motivazioni: Perché la Recidiva Reiterata è stata confermata

La Corte ha ritenuto che le sentenze di merito avessero adeguatamente motivato l’applicazione della recidiva reiterata. I giudici avevano infatti richiamato i precedenti dell’individuo, osservando che, nonostante le sanzioni già ricevute, il suo stile di vita non era cambiato. Questa persistenza nel comportamento criminale, anche se per episodi di spaccio di modesta entità, giustificava una valutazione di maggiore pericolosità sociale. La motivazione non era considerata illogica o basata su mere clausole di stile, ma fondata su elementi oggettivi e dati di fatto concreti. Le sentenze di primo e secondo grado, concordando nell’analisi, formavano un unico e solido corpo argomentativo.

Le Conclusioni: L’Inammissibilità del Ricorso sulla Recidiva

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che l’impugnazione fosse manifestamente infondata e non si confrontasse adeguatamente con la sentenza complessiva. Di conseguenza, l’individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa decisione conferma l’orientamento giurisprudenziale che richiede una motivazione robusta per l’applicazione della recidiva reiterata, ma al contempo riconosce la validità delle motivazioni dei giudici di merito quando queste sono basate su elementi concreti che dimostrano la persistenza di una condotta criminale.

Cos’è la recidiva e come influisce sulla pena?
La recidiva si verifica quando una persona commette un nuovo reato dopo essere già stata condannata in via definitiva per un reato precedente. La legge prevede che la recidiva possa comportare un aumento della pena per il nuovo reato, a seconda del tipo e della frequenza dei precedenti.

Quando il giudice deve motivare l’applicazione della recidiva?
Quando la recidiva è facoltativa (non automatica), il giudice ha il dovere di motivare in modo specifico la sua decisione. Deve spiegare perché ha ritenuto di applicarla o di escluderla, valutando se il nuovo reato sia espressione di una maggiore pericolosità sociale o di una persistenza nella condotta criminale.

Un piccolo spaccio di droga può giustificare la recidiva reiterata?
Sì, anche se il reato di spaccio riguarda piccole quantità, la recidiva reiterata può essere applicata se il giudice motiva adeguatamente che il comportamento dell’imputato dimostra una persistenza nel suo stile di vita criminale, nonostante le precedenti condanne. Non è la quantità in sé, ma la continuità della condotta illecita a essere determinante.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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