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Reato impossibile: punibile il furto in un garage vuoto?

Una donna, sorpresa a rovistare in un garage con l’intento di rubare, si difende sostenendo la tesi del reato impossibile, dato che nel locale non c’era nulla da asportare. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che si tratta di un tentativo di furto punibile. La valutazione va fatta ‘ex ante’: l’azione di entrare in un garage per rubare è di per sé idonea, e la mancanza accidentale dell’oggetto non rende il reato impossibile.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 24230 Anno 2023
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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Reato Impossibile e Furto: Cosa Succede se non C’è Nulla da Rubare?

Cosa succede quando un ladro viene sorpreso a frugare in una proprietà, ma si scopre che non c’era assolutamente nulla da rubare? Si tratta di un tentativo di furto punibile o di un reato impossibile per inesistenza dell’oggetto? Questa è la domanda cruciale a cui ha risposto la Corte di Cassazione con la sentenza n. 24230 del 2023, offrendo un’importante distinzione tra mancanza assoluta e mancanza accidentale della refurtiva.

I Fatti del Caso: Il Tentativo di Furto nel Garage Vuoto

Il caso riguarda un’imputata che, insieme alla nipote minorenne, si era introdotta nel garage di un’abitazione con l’intento di sottrarre dei beni. Le due venivano sorprese dalla figlia del proprietario mentre rovistavano tra gli scaffali. La fuga veniva impedita e, successivamente, emergeva un fatto singolare: nel garage non c’era nulla di valore da asportare. La difesa dell’imputata ha quindi basato la sua strategia sulla tesi del reato impossibile, sostenendo che l’assenza totale di beni da rubare rendeva l’azione non punibile ai sensi dell’art. 49 del codice penale.

Le Questioni Giuridiche Sottoposte alla Cassazione

L’imputata ha presentato ricorso in Cassazione basandosi su tre motivi principali:

La Tesi del Reato Impossibile

Il fulcro del ricorso era la violazione dell’art. 49 c.p. Secondo la difesa, la dichiarazione della stessa persona offesa, secondo cui “nulla vi era da asportare”, dimostrava l’inesistenza dell’oggetto del reato, configurando così un reato impossibile e non un tentativo punibile.

Il Diniego della Particolare Tenuità del Fatto

In secondo luogo, si contestava il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), che la Corte d’Appello aveva negato in ragione della ritenuta abitualità della condotta dell’imputata, la quale aveva due precedenti penali specifici.

La Mancata Valutazione di Ulteriori Attenuanti

Infine, l’imputata lamentava la mancata considerazione di altre circostanze attenuanti, che avrebbero potuto avere un’incidenza positiva in future procedure di riabilitazione o sorveglianza.

La Decisione della Cassazione: Tentativo Punibile, non Reato Impossibile

La Suprema Corte ha rigettato integralmente il ricorso, confermando la condanna per tentato furto in abitazione. I giudici hanno chiarito in modo definitivo la linea di demarcazione tra tentativo e reato impossibile.

Le Motivazioni della Corte

La Corte ha spiegato che il reato impossibile per inesistenza dell’oggetto si configura solo in due ipotesi: quando l’oggetto è inesistente in rerum natura (cioè non esiste affatto in natura) o quando la sua mancanza è originaria e assoluta. Non è questo il caso di un garage o di un’abitazione dove, al momento del fatto, manchino accidentalmente o temporaneamente beni di valore.

Il criterio corretto da applicare è la valutazione ex ante: bisogna cioè mettersi nei panni di chi agisce e valutare se la sua azione, al momento in cui viene compiuta, sia oggettivamente idonea a realizzare il reato. Introdursi in un garage per commettere un furto è un’azione intrinsecamente idonea, poiché è del tutto probabile e normale che in un luogo simile siano custoditi oggetti che possono essere rubati. La circostanza che, nel caso specifico, il garage fosse momentaneamente vuoto è un fattore contingente e imprevedibile che non elimina la pericolosità e l’idoneità della condotta. Di conseguenza, si tratta di un tentativo punibile.

Per quanto riguarda gli altri motivi, la Corte ha confermato che la presenza di due precedenti specifici integra l'”abitualità della condotta”, ostacolo insuperabile all’applicazione dell’art. 131-bis c.p., come stabilito dalle Sezioni Unite. Ha infine giudicato l’interesse a vedersi riconosciute ulteriori attenuanti come meramente potenziale e futuro, quindi non sufficiente a sostenere il motivo di ricorso.

Le Conclusioni

La sentenza ribadisce un principio fondamentale: l’intenzione criminale, quando si manifesta con un’azione concretamente idonea a ledere un bene giuridico, è punibile come tentativo. La fortuna di non trovare nulla da rubare non trasforma un’azione illecita in un fatto penalmente irrilevante. La valutazione della pericolosità della condotta deve essere effettuata sulla base di un giudizio di probabilità al momento del fatto, non sulla base del risultato effettivamente conseguito.

Quando un tentativo di furto è considerato un reato impossibile?
Un tentativo di furto è considerato reato impossibile solo quando l’oggetto da rubare è inesistente in modo assoluto e originario (ad esempio, si cerca di rubare un oggetto che non è mai esistito), e non quando la sua assenza è puramente temporanea o accidentale, come in un garage momentaneamente vuoto.

Per essere puniti per tentato furto è necessario che ci sia effettivamente qualcosa da rubare?
No, non è necessario. La punibilità del tentativo dipende dall’idoneità dell’azione a commettere il reato, valutata ‘ex ante’ (al momento del fatto). Introdursi in un’abitazione o in un garage è considerato un atto idoneo a commettere un furto, a prescindere dal fatto che poi si trovi o meno qualcosa da asportare.

Avere precedenti penali specifici impedisce di beneficiare della non punibilità per particolare tenuità del fatto?
Sì. Secondo la sentenza, che si allinea a un principio consolidato delle Sezioni Unite, la presenza di almeno due illeciti precedenti, oltre a quello per cui si procede, configura l’abitualità della condotta, che è una causa ostativa all’applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto prevista dall’art. 131-bis c.p.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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