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Reato impossibile: furto da 5€ con danni vale la condanna

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato di un uomo che aveva sottratto lamiere per un valore di soli 5 euro. La difesa sosteneva si trattasse di un reato impossibile per tenuità del fatto, data l’irrisorietà del valore. I giudici hanno respinto questa tesi, stabilendo un principio importante: il reato non è impossibile se, per commetterlo, si danneggia la proprietà altrui. La violenza sulle cose (il danneggiamento degli infissi) costituisce un’offesa concreta al patrimonio che rende il fatto penalmente rilevante, a prescindere dal valore minimo della refurtiva. La condanna è quindi definitiva.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 14032 Anno 2023
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Pubblicato il 2 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Furto di pochi euro: quando il reato non è impossibile

Un recente intervento della Corte di Cassazione affronta un tema molto dibattuto: la rilevanza penale di un furto dal valore economico quasi nullo. La sentenza chiarisce che non si può parlare di reato impossibile per tenuità del fatto se la condotta del ladro, pur mirando a un bottino misero, causa un danno concreto alla proprietà. Questo caso dimostra come il sistema legale valuti non solo il risultato, ma anche il modo in cui un’azione illegale viene compiuta.

I fatti: un furto da 5 euro con danni

La vicenda ha origine da un furto commesso ai danni di un immobile. Un uomo, insieme a un complice, viene sorpreso mentre rimuove alcuni profilati di alluminio e tubi di rame dagli infissi di un edificio. Il valore complessivo della refurtiva è stimato in appena 5 euro. Tuttavia, per asportare il materiale, l’uomo danneggia gli infissi stessi. Viene quindi condannato per furto aggravato dalla ‘violenza sulle cose’, cioè dall’aver danneggiato un bene per realizzare il furto. Nonostante il valore irrisorio, la condanna viene confermata nei primi gradi di giudizio.

La difesa: un reato impossibile per tenuità del fatto

L’imputato presenta ricorso in Cassazione basandosi su un’unica, precisa argomentazione. La sua difesa sostiene che il fatto non dovrebbe essere considerato reato. L’azione, secondo il legale, sarebbe priva di ‘offensività’. In altre parole, non avrebbe leso in modo significativo il bene protetto dalla norma, ovvero il patrimonio della vittima. Un danno di soli 5 euro sarebbe talmente lieve da rendere l’azione inidonea a costituire un vero crimine, configurando così un reato impossibile per tenuità del fatto secondo l’articolo 49 del Codice Penale.

La distinzione tra valore della refurtiva e danno arrecato

La Corte di Cassazione respinge completamente la tesi difensiva. I giudici sottolineano un punto cruciale: la valutazione dell’offensività non può limitarsi al solo valore economico di ciò che è stato rubato. Bisogna guardare alla condotta nel suo complesso. In questo caso, l’imputato non si è limitato a prendere oggetti di scarso valore; per farlo, ha danneggiato una parte dell’immobile, ovvero gli infissi. Questo danneggiamento rappresenta una lesione concreta e tangibile del diritto di proprietà, indipendentemente dal valore dei profilati asportati.

Le motivazioni: il principio di offensività concreta

La Corte spiega che il reato impossibile per tenuità del fatto si verifica solo quando l’azione è del tutto inidonea a ledere il bene giuridico. In questo caso, l’azione non era affatto inidonea. Al contrario, ha prodotto un danno reale e visibile. La ‘violenza sulle cose’ è proprio ciò che rende la condotta offensiva e penalmente rilevante. I giudici hanno correttamente riconosciuto lo scarso valore della refurtiva, concedendo l’attenuante del ‘danno di speciale tenuità’, ma questo non elimina la gravità del comportamento che ha causato un danneggiamento per portare a termine il furto.

Le conclusioni: la condanna definitiva

La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile e conferma la condanna. L’imputato viene anche condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende. La sentenza stabilisce quindi che un furto, anche se di valore minimo, non è un reato impossibile per tenuità del fatto se l’autore danneggia la proprietà per impossessarsi del bene. L’offesa al patrimonio non risiede solo nella perdita economica, ma anche nella violazione materiale della proprietà stessa.

Se rubo un oggetto di valore quasi nullo, commetto reato?
Sì, il valore dell’oggetto non è l’unico fattore. Se per rubarlo si danneggia una proprietà, come una finestra o una serratura, il reato di furto aggravato sussiste perché l’azione nel suo complesso è dannosa.

Cosa significa ‘reato impossibile’ in parole semplici?
Significa che un’azione, anche se compiuta con l’intenzione di commettere un reato, è talmente inadeguata che non può in alcun modo danneggiare o mettere in pericolo il bene protetto dalla legge.

Il danno alla proprietà durante un furto è un’aggravante?
Sì, commettere un furto danneggiando un bene (ad esempio, rompendo un vetro o forzando una serratura) costituisce l’aggravante della ‘violenza sulle cose’ e comporta una pena più severa.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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