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Reato di truffa: quando il ricorso è inammissibile

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa emessa dalla Corte di Appello di Milano nei confronti di due imputate. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili poiché i motivi presentati risultavano meramente riproduttivi di questioni di fatto già ampiamente analizzate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. La Suprema Corte ha inoltre ribadito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, il quale assolve l’obbligo di motivazione anche attraverso la sintetica valutazione dei criteri indicati dall’articolo 133 del codice penale.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 4461 Anno 2023
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Pubblicato il 17 aprile 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il reato di truffa e i limiti del ricorso in Cassazione

La recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema del reato di truffa e definisce i confini della motivazione necessaria per la determinazione della pena. Il caso riguarda due soggetti condannati nei primi due gradi di giudizio per aver posto in essere condotte fraudolente. La Suprema Corte ha ribadito un principio fondamentale: il ricorso per legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di merito.

La natura del ricorso inammissibile

Nel caso di specie, le ricorrenti avevano contestato la sussistenza degli elementi costitutivi del reato di truffa. Tuttavia, la Cassazione ha rilevato che le doglianze erano meramente riproduttive di profili di censura già vagliati dal giudice d’appello. Quando una sentenza di merito fornisce una spiegazione logica, coerente e rispettosa dei principi di diritto, il ricorso che si limita a riproporre le stesse tesi fattuali è destinato all’inammissibilità.

Determinazione della pena e discrezionalità del giudice

Un punto centrale della decisione riguarda il trattamento sanzionatorio. Le imputate lamentavano un vizio di motivazione sulla congruità della pena. La Corte ha chiarito che il giudice di merito gode di un’ampia discrezionalità nella scelta della sanzione tra il minimo e il massimo edittale. Per assolvere l’obbligo motivazionale, è sufficiente che il magistrato enunci sinteticamente la valutazione di uno o più criteri previsti dall’articolo 133 del codice penale.

Implicazioni pratiche della decisione

La decisione sottolinea l’importanza di una difesa tecnica che non si limiti a contestare i fatti, ma che sappia individuare reali vizi di legittimità. La condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende rappresenta la sanzione per aver proposto un ricorso privo di fondamento giuridico solido.

Le motivazioni

La Corte ha ritenuto che la sentenza impugnata fosse priva di vizi logici manifesti. I giudici di merito avevano correttamente individuato la capacità a delinquere delle imputate e le modalità delle condotte come elementi cardine per la determinazione della pena. La motivazione è stata giudicata coerente con le emergenze processuali e con gli orientamenti consolidati della giurisprudenza di legittimità.

Le conclusioni

In conclusione, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Cassazione ha confermato che non è possibile richiedere una rivalutazione delle prove o della congruità della pena se il giudice di merito ha operato secondo logica e diritto. La sentenza di condanna a otto mesi di reclusione e alla multa è diventata definitiva, con l’aggiunta delle sanzioni pecuniarie processuali.

Quando un ricorso per truffa viene considerato inammissibile?
Il ricorso è inammissibile quando si limita a riproporre questioni di fatto già decise nei gradi precedenti senza evidenziare reali vizi logici o violazioni di legge nella sentenza impugnata.

Il giudice deve spiegare dettagliatamente ogni criterio per la pena?
No, il giudice può motivare la scelta della pena anche attraverso la valutazione sintetica di uno solo dei criteri indicati dall’articolo 133 del codice penale.

Cosa rischia chi presenta un ricorso inammissibile?
Oltre alla conferma della condanna, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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