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Reato di peculato in concorso: annullata la condanna

Una segretaria di un gruppo politico regionale subisce una condanna per il reato di peculato in concorso con il capogruppo consiliare. L’accusa contesta l’appropriazione di oltre sessantamila euro di fondi pubblici tramite ricevute fiscali falsificate per acquisti di valori bollati. La Corte di Cassazione accoglie le ragioni difensive e annulla la condanna con rinvio. I giudici di legittimità evidenziano che la posizione del pubblico ufficiale era già stata precedentemente annullata per assenza di prove certe sull’accordo illecito comune. Venendo meno la certezza del legame doloso con il pubblico ufficiale, i giudici di merito devono riesaminare l’intera vicenda per verificare la corretta qualificazione del reato.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 49321 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La vicenda e l’accusa per il reato di peculato in concorso

La gestione dei fondi pubblici all’interno delle istituzioni richiede la massima trasparenza contabile. Una segretaria amministrativa di un gruppo consiliare regionale ha subito un processo penale per il reato di peculato in concorso insieme al proprio capogruppo consiliare. L’accusa contestava l’appropriazione indebita di una somma superiore a sessantamila euro. Tali importi risultavano formalmente destinati all’acquisto di valori bollati e francobolli per le comunicazioni istituzionali dell’ente.

Gli inquirenti hanno ricostruito le spese attraverso la verifica delle ricevute contabili. Secondo la tesi d’accusa, la dipendente predisponeva pezze d’appoggio contraffatte per ottenere i rimborsi regionali. I giudici territoriali ritenevano provata la cooperazione fraudolenta tra il pubblico ufficiale e la collaboratrice amministrativa. Quest’ultima curava la materiale tenuta dei conti e l’invio delle richieste di spesa agli uffici competenti.

Il ruolo dell’estraneo e la prova dell’accordo illecito

Il codice penale punisce severamente il privato che collabora con il pubblico ufficiale nell’appropriazione di risorse pubbliche. La configurazione del reato richiede tuttavia la dimostrazione rigorosa di un accordo fraudolento consapevole tra le parti. La difesa della lavoratrice ha evidenziato l’assenza di un vantaggio economico personale e la mancanza di una piena consapevolezza delle presunte finalità illecite.

Le indagini non hanno chiarito in modo incontrovertibile la reale intesa tra la segretaria e il vertice politico. La posizione dell’estraneo dipende in modo diretto dalla condotta e dalla qualifica pubblicistica dell’intraneo. Senza un patto criminoso accertato, la responsabilità penale della dipendente non può essere automaticamente equiparata a quella del pubblico amministratore.

Le motivazioni della decisione sul reato di peculato in concorso

I giudici della Corte di Cassazione hanno disposto l’annullamento della sentenza di condanna. La Suprema Corte ha rilevato un elemento processuale decisivo che incide direttamente sulla posizione della segretaria. La medesima Corte di Cassazione aveva già annullato la condanna inflitta al capogruppo politico in un separato procedimento.

Il processo a carico del pubblico ufficiale non aveva dimostrato l’esistenza di un previo accordo doloso con la segretaria. La caduta della condanna del funzionario pubblico fa vacillare la qualifica pubblicistica necessaria per sostenere l’accusa originaria. Il giudice di rinvio deve verificare nuovamente i fatti per accertare se l’azione contestata integri una diversa ipotesi di reato meno grave.

Le conclusioni: la necessità di un nuovo giudizio di merito

La decisione della Suprema Corte fissa un principio fondamentale a tutela di collaboratori e dipendenti privi di qualifiche pubbliche. La responsabilità per l’appropriazione di denaro pubblico non può reggersi su automatismi probatori o presunzioni generiche. Il venir meno della certezza probatoria sull’accordo criminoso impone una rivalutazione completa dei fatti.

Un nuovo collegio di secondo grado riesaminerà l’intera vicenda fattuale. I magistrati dovranno chiarire l’effettiva destinazione delle somme e il grado di consapevolezza della lavoratrice. L’esito finale stabilirà l’eventuale sussistenza di responsabilità penali differenti rispetto alla gravosa accusa iniziale.

Un cittadino privato può rispondere di peculato senza essere un pubblico ufficiale?
Sì, il privato risponde del reato solo se agisce in concorso consapevole con un pubblico ufficiale che possiede il denaro per ragioni di ufficio.

Cosa accade all’accusa se cade la responsabilità del pubblico ufficiale?
Il giudice deve rivalutare la posizione del privato perché potrebbe mancare la qualifica pubblica necessaria, trasformando l’addebito in un reato diverso.

Quale elemento serve per dimostrare il concorso nel reato?
L’accusa deve provare l’esistenza di un accordo doloso chiaro e la consapevolezza del privato di collaborare all’appropriazione di risorse pubbliche.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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